A. Christie batte M. Bradley 5 a 0

Premessa. Quando mi viene proposto un “testo jolly” lo leggo con attenzione (devo predisporre le domande) ma non approfondisco al massimo la mia analisi (non ho molto tempo a disposizione: le proposte avvengono tutte insieme, tra ottobre e novembre, e spesso si tratta di romanzi di oltre 600 pagine).

Poi arriva l’estate. Ho tempo di rileggerli con maggior cura. E decidere se inserirli nelle liste di BOOKLAND per il prossimo anno. Fine della premessa.

Dopo averli riletti, ecco il mio parere su

  • SIPARIO, L’ULTIMA AVVENTURA  DI POIROT (pubblicato da A. Christie nel 1975)
  • LE NEBBIE DI AVALON (pubb da Marion Bradley nel 1982)

SIPARIO. Raccontato dal cap. Hastings (che sta a Poirot come Watson sta a Holmes), è un giallo veramente ben scritto e assolutamente originale. Non voglio anticipare troppo a chi vorrà leggerlo. Dico solo che Poirot, vecchio e molto malato, conclude la sua lunga carriera di detective UCCIDENDO CON LE SUE MANI uno spietato pluriomicida. Non lo affida alla giustizia perché…  se proprio volete saperlo, rivelerò il perché e il percome (e anche il nome del plurifetentone, perché no?) nei tags dell’altro blog

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2010/07/22/odio-le-cicche/

 Voglio solo aggiungere che tutto avviene a Styles Court, nello stesso edificio in cui (mezzo secolo prima) erano iniziate la carriera letteraria di Agatha Mary Clarissa Miller (in arte Christie) e contemporaneamente il mito di Hercule Poirot… il quale Poirot (ci informa Hastings) poco dopo aver concluso la sua indagine è passato a miglior vita.

THE MISTS OF AVALON. Rivisitazione del ciclo arturiano (Lancillotto Merlino Morgana ecc) con forti influenze tolkieniane. Ma Tolkien è un’altra cosa.

Più di 700 pagine (Oscar Mondadori) piene di amori, tradimenti, altri amori, matrimoni, paternità più che dubbie, altri tradimenti, riconciliazioni, altri amori… sembra BEAUTIFUL.

Oppure, in certi momenti, sembra I LOVE SHOPPING: “poi acquistò le spezie e un taglio di bellissima lana delle isole per farne un mantello per Gorlois, per sé comprò graziose matasse di seta tinta… sarebbe stato piacevole tessere con quei colori splendenti… un bel pettine d’argento e fibbie d’argento per l’abito di Morgana”

L’acquirente (che si aggira “nei grandi mercati Harrods di Londinium”) è Igraine, personaggio importante (figlia del mago Merlino, madre di Morgana e Artù), ma era davvero necessario farci sapere che la lana era bellissima, i colori splendenti e le matasse graziose?

Per non parlare della prolissità dei dialoghi. Quando si deve decidere se Uter Pendragon sarà Re di Britannia sembra di sentire le polemiche in casa PD quando si dimise Veltroni: “facciamo le primarie (con o senza Grillo?) o va bene Franceschini in via provvisoria?”

Morale della favola. Ho deciso di inserire SIPARIO nell’elenco di Bookland. Mentre LE NEBBIE DI AVALON no. Se qualcuno vorrà leggerlo, potrà usarlo come Jolly.

Nel prossimo post mi dedicherò a CANALE MUSSOLINI, romanzo di A. Pennacchi. Temevo fosse un’apologia del fascismo. Non lo è. Meglio così.

BRIGHT STAR

Un bel film, diretto da Jane Campion (oscar con Lezioni di piano) e dedicato agli ultimi 3 anni di John Keats.

Un po’ lento (poteva durare mezz’ora di meno) e con un personaggio alquanto inutile: l’amico di lui (Ch. Brown, ingravidatore di servette).

Però è bello, veramente bello e poetico. Curatissimi i costumi (nomination all’Oscar, ma l’ha spuntata The young Victoria) e la fotografia.

L’infelice poeta è interpretato da Ben Whishaw (già protagonista in Profumo), la sua casta amante è Abbie Cornish.

A lei, nei prati di Hampstead, Keats declama la romantica Ode su un’urna greca: “Beauty is truth, truth beauty… il Bello è vero, il Vero è bello; questo è tutto quello che sappiamo sulla terra, tutto quello che importa sapere”

P.S. A proposito del Bello e del Vero, ho appena ascoltato una canzoncina tedesca in cui si dileggia il calcio italiano e, in generale, l’Italia. Vabbé… rispetto la libertà di espressione e la dotta e romantica Germania. Ma preferisco Keats.

Published in: on giugno 22, 2010 at 1:05 pm  Comments (5)  
Tags: , , , , , ,

alto gradimento per QUINTA COLONNA, romanzo di A. Christie

I tornei di BOOKLAND stanno arrivando alla conclusione. Giovedì 3 giugno ci sarà la finale tra la II A delle Rolandino e la II F delle Zanotti.

Ma ho già un risultato definitivo. IL ROMANZO PIU’ APPREZZATO DALLE CLASSI TERZE E’…..

Premessa metodologica. Ogni anno CHIEDO alle lettrici e ai lettori di DARE UN VOTO da 1 a 10 ai singoli romanzi e racconti contenuti nell’elenco. Ad esempio “alzi la mano chi ha letto LA TREGUA… date SINCERAMENTE il vostro parere (non l’ho scritto io)… 6, 7, 6, 8, 9, 6… media 7…. GRAZIE!”

Per parecchi anni nelle classi terze il titolo con la media più alta è stato FAHRENHEIT 451. Fine della premessa metodologica.

Questa volta ha avuto più successo (tra i 37 che lo hanno letto e hanno votato) il romanzo QUINTA COLONNA.

Un romanzo ben strutturato. Tommy e Tuppence (incidentalmente, marito e moglie) devono scoprire N e M, superspie naziste che nell’estate 1940 si nascondono in un alberghetto sulla Manica.

Naturalmente non vi dico chi sono gli agenti N e M. Come sempre la sorpresa è assicurata: nessuno riesce mai a indovinare.

Considerazione finale. Agatha Christie era particolarmente orgogliosa di questo romanzo, anche perchè le serviva a ribadire il suo patriottismo e a dissipare spiacevolissimi sospetti.

Negli anni ’30 si era diffusa l’odiosa diceria che la scrittrice inglese nutrisse una malcelata ammirazione per la Germania di Hitler, nonchè idee antisemite o comunque razziste.

Se pensate a TEN LITTLE NIGGERS (poi tradotto con Dieci piccoli indiani) e al personaggio “Morris”, capite che qualche indizio (in tal senso) c’era.

LA NUBE PURPUREA, romanzo di M. P. Shiel

Questa faccenda della “nube islandese”, che rischia di provocare danni economici inimmaginabili, mi ha fatto tornare in mente un romanzo scritto più di 100 anni fa.

Matthew Phipps Shiel (1865-1947) scrisse tantissimo, nella sua vita eccentrica. Ricevette lodi da suoi più famosi colleghi (Rebecca West, Oscar Wilde, Stevenson, Wells) ma le sue opere non incontrarono i favori del pubblico. Ebbe successo solo post mortem.

LA NUBE PURPUREA è il suo romanzo più riuscito. Tradotto in italiano e pubblicato da Adelphi nel 1967, oggi si trova con qualche difficoltà.

TRAMA. Adam Jeffson è l’ultimo uomo sulla Terra e ci racconta com’è andata.

Una catena di vulcani emersa nel Pacifico erutta in continuazione acido cianidrico. In breve tutto il pianeta è ricoperto da questo gas (lo stesso che useranno ad Auschwitz, ma questo Shiel non poteva saperlo) che uccide e mummifica tutti gli animali terrestri, insetti e homo sapiens compresi.

Adam si è salvato perchè era al Polo Nord (unico superstite di una spedizione) e il gelo polare aveva condensato i vapori della nube, rendendola innocua.

Poi la nube si è dissolta e l’ultimo uomo si aggira per le città deserte: ne incendia qualcuna (Londra, Parigi, ecc) tanto per svagarsi, poi si costruisce una villa sul mar Egeo. Un terremoto distrugge anche quella.

Lo stesso terremoto fa uscire dalle rovine di Istanbul una donna, miracolosamente sopravvissuta. Adam dapprima la respinge (vale la pena di perpetuare la specie umana?), poi lei lo convince. E tutto ricomincia, con Adam e Leda. L’ha chiamata così: Eva era un nome troppo banale.
nube
Un buon romanzo, tutto sommato. Non mancano le pagine ironiche: Adam legge sull’ultimo numero del Times, stampato alla vigilia della finedelmondo, le diatribe della comunità scientifica britannica sulla natura della Nube.

A quanto mi risulta NON ne hanno mai fatto un film. Troppo costose le scene al Polo Nord e nella Londra del 1901?

 

Published in: on aprile 19, 2010 at 4:24 pm  Comments (9)  
Tags: , , , ,

il terribile motivo della visita del vicario

Un altro racconto che i partecipanti al torneo di BOOKLAND hanno sempre trovato divertente.

Si trova nella serie IL CLUB DEI MESTIERI STRAVAGANTI, scritto da G. K. Chesterton agli inizi del secolo scorso.

Credo che sia apprezzato in questo breve racconto (20 pagine) un singolare equilibrio tra COLPI DI SCENA alla Agatha Christie e humour britannico.

Cosa succede al protagonista, il dottor Swimburne (il Watson della situazione)?

Mentre si prepara a cenare a casa di una gentildonna, riceve una visita da un parroco (nella chiesa anglicana si chiamano Vicari) che lo mette al corrente “gesticolando come una foca” di un caso veramente strano. L’affannato e spaventatissimo rev. Shorter è stato sequestrato da una banda di criminali, entrati a casa sua travestiti da innocenti e devote vecchiette. Shorter è stato a sua volta costretto a vestirsi da donna dai malviventi che quella sera stessa si introdurranno nella casa di un certo Hawker per ucciderlo.

“Sta’ a sentire, vecchio pancione! Se Hawker vede te dalla finestra ti lascia entrare e allora noi arriviamo di corsa e lo sgozziamo! Perciò cerca di essere convincente, sennò la gola la tagliamo a te!”

Shorter riesce a sfuggire alla banda con uno strattagemma e ora chiede a Swimburne di correre alla polizia insieme per sventare l’imminente delitto. A questo punto Swimburne si accorge che si è fatto tardi (ma ormai a quella cena non pensa più) e pensa che, piuttosto che perdere tempo con la polizia, gli piacerebbe correre lui a casa di Hawker.

Come andrà a finire? Se ci tenete a saperlo, dopo l’immagine che ho inserito vi racconterò del definitivo COLPO DI SCENA.

Nel frattempo è arrivato a casa di Swimburne il suo vecchio amico Basil (un giudice in pensione) che smaschera il “vicario”. Questi è un giovane e abilissimo attore: ha inventato tutto per trattenere Swimburne in casa.

Lo ha pagato il capitano Fraser, il quale (innamorato della gentildonna di cui sopra) aveva ottimi motivi per trasformare una cena a 3 in un tete-à-tete.

Published in: on marzo 8, 2010 at 9:37 am  Comments (6)  
Tags: , , ,

il giovane Shakespeare in un romanzo romanzesco

Scopo del gioco didattico BOOKLAND è invogliare i giovani (12-16enni) a prendere in mano un romanzo e a prendere il vizio di leggere.

http://digilander.libero.it/bookland/

Le classi partecipanti hanno la facoltà di sostituire fino a 2 dei testi prefissati con altrettanti di loro scelta. Quest’anno una classe delle scuole medie ZANOTTI di Bologna ha proposto WILLIAM SHAKESPEARE E LA MAPPA DELL’IGNOTO di tale R. J. Harris.

E io (per dovere professionale) me lo sono dovuto leggere.

Dico subito che il valore letterario di questo romanzo è molto modesto. Poco male: l’importante è che le alunne/alunni di detta classe comincino ad provare il gusto della lettura. Quel che conta è salpare le ancore.

Poi, seguendo le loro predilezioni e seguendo qualche buon consiglio degli adulti, scopriranno quanto è vasto l’oceano.

Accetto perciò WILLIAM ecc come testo jolly per la II F delle Zanotti e ne accludo la copertina. Dopo di che, se proprio ci tenete, vi racconterò la trama.

Anno 1579. Nella Torre di Londra un 15enne prigioniero di Stradford-on-Avon (indovinate come si chiama?) rischia grosso.

ALTO TRADIMENTO: uno degli sgherri di Francis Walshingham lo ha sorpreso a recitare l’Ave Maria, in latino! Dunque è cattolico! Con una buona dose di torture sarà facile fargli denunciare tutti i traditori, a cominciare dai suoi famigliari.

Solo una fortunosa evasione eviterà che la testa e le membra squartate del giovane Will vadano a decorare le porte di Londra.

Tutto finisce bene. William e i suoi amici impediscono (durante uno spettacolo teatrale) l’assassinio del duca d’Anjou, fratello del re di Francia. La regina Elisabetta li prende sotto la sua protezione e Will decide che farà l’attore.

240 pagine, ripeto non di eccelsa fattura. Ma c’è tutto quello che può appassionare i lettori di 12-14 anni: un protagonista coetaneo, continui colpi di scena, il brivido della morte, una affascinante regina dei pirati, un ambasciatore spagnolo dalla pistola facile, ecc.

Buona lettura alla II F…

Ah, dimenticavo! Uno dei personaggi minori è Edward de Vere, conte di Oxford. Secondo alcuni studiosi sarebbe lui IL VERO AUTORE delle opere di W. Shakespeare (il quale non sarebbe stato che un prestanome).

Questione che lascio ai filologi. Nel romanzo non si accenna a nulla di tutto ciò. Forse l’autore (qualcosa mi dice che R.J.Harris è uno pseudonimo) prepara un sequel. Nel qual caso, mi prenoto fin d’ora.