The great american APEG

Nel post del 6 marzo avevo contrapposto a un Grande Attore tre italian APEG

Progettavo di aggiungere un quarto APEG (a cui magari dedicherò qualche riga alla fine di questo postaccio) ma, riflettendo sul concetto di Avrebbe Potuto Essere Grande, si è accesa una lampadina (o, come dicono là, ha suonato una campana)
bell
Se, come potete leggere sulle migliori enciclopedie, si definisce APEG chi, dotato di notevoli capacità e avendole manifestate in varie occasioni, si butta via in troiate immani in prestazioni imbarazzanti come potrà John Christopher (d’ora in poi indicato come JC) evitare questa definizione?

JC ha lavorato in oltre 70 film dal 1990 a oggi.

E’ stato industriale di alto livello, giornalista, ispettore di Scotland Yard, agente dell’FBI, capo rivoluzionario, pirata, barbiere, regista, commediografo, John Dillinger e John Wilmot, secondo conte di Rochester…

Insomma tanta roba.

Un Golden Globe, 3 nomination all’Oscar come miglior attore… ma anche vibranti pernacchie.

Ha quindi dimostrato una notevole bravura (lasciatemi citare EDWARD MANI DI FORBICE, SWEENEY TODD,  NEVERLAND, DON JUAN DE MARCO) e una lunga fila di prestazioni meno che mediocri:

  • Alice in Wonderland
  • Mortdecai
  • Dark Shadows
  • The tourist
  • gli episodi 2, 3, 4 e 5 della saga piratesca (dire che sembrano cartoni animati offende i cartoni)

Ciò detto, vi spiegherò dopo questa foto (presa dal set di HUGO CABRET) per quali motivi Enrico Montesano è a mio parere al disotto del livello APEG.
depp
Caro Enrico, un APEG deve aver dimostrato almeno qualche volta un grande talento.

Tu mi hai divertito qualche volta, come quando recitavi i tuoi sketches (tipo la “romantica donna inglese”) tra uno spogliarello e l’altro all’Esedra di San Lazzaro di Savena.
romantic
Ma, non ti offendere, un grande talento non l’hai dimostrato mai. Oppure l’hai dimostrato, ma quella volta lì non c’ero.

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Published in: on marzo 12, 2018 at 7:51 am  Comments (2)  
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Tre romanzi, tre film

La scena è nel megastudio ollivudiano di K (vedi post precedente), che ha convocato lo sceneggiatore X, lo sceneggiatore Y e lo sceneggiatore Z.
hollywood producers

K– Sentiamo cosa ha da dirci Mister X.

X- Ho stravolto un romanzo che tutti gli americani sanno a memoria: LA LETTERA SCARLATTA (Hawthorne, 1850), storia di un amore straromantico tra Hester (che si crede vedova) e un Pastore presbiteriano…

K– Sì, sì, la so! Quando andavo a scuola mi divertivo a immaginare che la lettera A significasse asshole (buco del culo, nota del traduttore)

X, Y e Z– Ah, ah, ah, che divertente!!! (applaudono, mentre K sorride, sentendosi un fine umorista)

X– Ho pensato a un colpo di scena finale. Mentre, nel romanzo, il Pastore muore consumato dai rimorsi, nel film si porterà via la bella Hester (approfittando di un’improbabile rivolta degli indiani) fino al North Carolina, dove vivranno felici e…

K– Perché proprio Carolina? Nello stato più conservatore d’America, dopo il Wyoming?

X– Al pubblico piacerà proprio per questo: se Boston era più puritana e oppressiva della Carolina… cosa poteva essere?

K– Mi sembra troppo intellettuale, ma potrebbe funzionare… e Mister Y cosa ci dice?

Y– Ho preso un racconto di W. Irving (La leggenda di Sleepy Hollow), dove un damerino un po’ scroccone venuto dalla città (Ichabod Crane) viene burlato dagli abitanti di un villaggio del Connecticut. Ma io l’ho trasformato in un vero horror: cavalieri spettrali, donne demoniche, incubi… e ho trasformato Ichabod in un coraggiosissimo eroe…

K– Bene! Gli horror sono sempre di moda! Prevedo un incassone! Mister Z?

Z– Ve lo ricordate IO, ROBOT di Asimov?

K– Certamente! Asimov aveva la fissa dei robot… e immaginò che l’umanità uscisse dall’incubo della bomba atomica e trovasse pace e benessere grazie all’intervento di questi androidi… uno di loro diventa Presidente degli Stati Uniti… mi sembra che si chiamasse Byerley.

Z– Proprio così, Mr. K! Lei ha una memoria eccezionale! Ma qui la storia è totalmente capovolta! Non siamo più negli anni ’50 (quando la paura di un’Apocalisse nucleare spingeva i lettori di Asimov a desiderare la tutela degli “angeli d’acciaio”). Ora la tecnologia sembra correre troppo e molti sono spaventati dall’idea di intelligenze artificiali, clonazioni ecc. Perciò ho ideato una rivolta vittoriosa degli umani contro i robot! Anche se compariranno i nomi dei personaggi originali (la dott. Calvin, Alfred Lanning, Lawrence Robertson ecc) il vero eroe sarà il detective Spooner che…

K– Bene, bene! Ho già in mente di proporre la parte a Will Smith! Faremo un filmone! E adesso beviamoci su, perché mi sono rotto i co mi sento un po’ stanco di tutta questa letteratura!

In appendice (dopo le immagini) i risultati ottenuti dai film in questione.
robotburtonlettera a
THE SCARLET LETTER (1995) fu un fiasco colossale, stroncato dalla critica e dal pubblico (nemmeno 11 milioni di dollari)

SLEEPY HOLLOW (1999) ebbe un discreto successo di pubblico (oltre 200.000.000 di dollari) e di critica.

I, ROBOT (2004) incassò oltre 345.000.000 di dollari, ma il giudizio dei critici è stato incerto: MyMovies gli da 3,56 su 5, Rotten Tomatoes 5,8 su 10.

chi va con i mostri impara a mostreggiare (antico proverbio austroburgundese)

Ve l’avevo già detto: ho iniziato la mia carriera recitando insieme a veri mostri

Non solo perché accanto a me c’erano mostri di bravura(Woody Allen, Uma Thurman, Charlize Theron, Liam Neeson, Cate Blanchett, Johnny Depp, Sigourney Weaver, Anjelica Huston, Winona Ryder, Bob Hoskins…), ma anche perché nei miei film ho trovato mostri, fantasmi, fantasmini, cavalieri senza testa, serial killer e banchieri.

Mi chiedo quali parti mi proporranno in futuro:

  • la succhiasangue pedofila
  • la bella cannibale nel bosco
  • paura e delirio all’Expo di Milano
  • tre civette ninfomani violentate sul comò da sette nani
  • come diventare serial killer in 6 lezioni, da un’idea di Niccolò Ammaniti
  • il mostro di Loch Ness gioca a briscola con Godzilla
  • cara donna Letizia, mi hanno presentato Jack lo squartatore; ha chiesto la mia mano, ma aveva uno strano sguardo…

Voi cosa ne dite? Sperate che non mi offrano parti dark?

Comunque, quel pigrone dell’autore di questo bloggaccio ha messo qui alcune foto del mio passato. Quale vi piace di più? sirena SIRENE (R. Benjamin, 1990) – Sono una giovane atleta in una famiglia scombinata. mercol LA FAMIGLIA ADDAMS (B. Sonnenfeld, 1991) – Famiglia ancora più sbirolata. Mi chiamavo Mercoledì (vi ricordate?) rus CASPER (B. Silberling, 1995) – Sei stato il vero, trasparente, primo amore… hollow SLEEPY HOLLOW (Tim Burton, 1999) – Diventata maggiorenne, mi butto sull’horror. Mi chiamavo Katrina Van Tassel. monter MONSTER (P. Jenkins, 2003) – Vorrei precisare: io e Charlize siamo solo buone amiche. york NEW YORK, I LOVE YOU (S. Iwai, 2009) – Lo stesso vale per Orlando Bloom. E’ buono come il pane, ma non è abbastanza mostruoso per me. bel BEL AMI – STORIA DI UN SEDUTTORE (D. Donnellan 2012) – Senza i vestiti sono ancora meglio. Patticoso invece è ridicolo quando è nudo. Abbiamo dovuto ripetere la scena 6 volte perché mi veniva da ridere.

Le coppie indimenticabili 5: HELENA e TIM

Più che una coppia, questo è un TRIANGOLO, formato da

  1. LEI, che ha esordito come tenera fanciulla nel 1985 (CAMERA CON VISTA), 16 anni dopo ha conosciuto LUI
  2. LUI, che, innamoratosi di LEI, l’ha fatta diventare un personaggio gotico, spesso un’assassina… insomma, chi va col Burton impara a burtoneggiare
  3. L’AMICO DI LUI, che ha girato con LUI molti film, in 4 dei quali c’è LEI. Occorre che faccia il suo nome?

Comincio a elencare. Quando nel cast c’è L’AMICO aggiungerò la sigla cJD (con J. Depp)

  • PLANET OF THE APES – IL PIANETA DELLE SCIMMIE (Tim dirige per la prima volta Helena – 2001)
  • BIG FISH – LE STORIE DI UNA VITA INCREDIBILE (sempre Tim alla regia – 2003)
  • LA FABBRICA DI CIOCCOLATO (cJD – 2005)
  • LA SPOSA CADAVERE (cJD – 2005)
  • SWEENEY TODD – IL DIABOLICO BARBIERE DI FLEET STREET (cJD – 2007)
  • ALICE IN WONDERLAND (cJD – 2010)
  • DARK SHADOWS – (cJD – 2012)

La domanda questa volta è: quale Helena è indimenticabile?
strega

bucket
lei
regina

Michelina Pfeiffer, bella e tosta

Nel 1988 Angela è sposata a un mafiosetto di Long Island. Rimane vedova di botto (in quell’ambiente càpita spesso) e deve difendersi dalla corte spietata del boss. Nel 2013 Maggie è sposata a un boss pentito (De Niro) e viene portata in Francia dall’FBI con tutta la famiglia.

25 anni separano perciò MARRIED TO THE MOB (in Italia, UNA VEDOVA ALLEGRA… MA NON TROPPO) da THE FAMILY (COSE NOSTRE).

Michelle Pfeiffer sembrerebbe legata al personaggio “donna del mafioso”. Ma non è così: ha fatto di tutto e si è confrontata con personaggi come streghe, licantropi, Batman e Satana. Ora elenco un’altra dozzina di film che mi vengono in mente. Date un voto alle sue interpretazioni, aggiungendo ovviamente quel che c’è da aggiungere.
pfeiffer

catdark
Cominciamo con LE STREGHE DI EASTWICH (di G. Miller, 1987). Sukie Ridgemont è vedova (con 6 figlie a carico); sedotta dal Demonio (Jack Nicholson), riesce a rimandarlo all’inferno con l’aiuto delle amiche Alexandra (Cher) e Jane (Susan Sarandon).

LE RELAZIONI PERICOLOSE (di S. Frears, 1988). La virtuosa e apparentemente irragiungibile Madame de Tourvel è sedotta dal visconte di Valmont (J. Malkovich); morirà di dolore alla morte di lui. Nomination all’Oscar come miglior attrice non protagonista

I FAVOLOSI BAKER (di S. Kloves, 1989). Susie Diamond è una cantante da night. Con i fratelli Jack e Frank forma un trio molto appassionato. Nomination all’Oscar come miglior attrice

BATMAN – IL RITORNO (di T. Burton, 1992). Sa troppe cose la segretaria Selina Kyle e quello stronz il suo datore di lavoro la butta dalla finestra. Vendetta, tremenda e felina vendetta.

DUE SCONOSCIUTI, UN DESTINO (di J. Kaplan, 1992). Lurene è una moglie infelice. Parte in autobus da Dallas a Washington per vedere da vicino i funerali di JF Kennedy. Quello che le succede durante il viaggio le cambia la vita. Nomination all’Oscar come miglior attrice

L’ETA’ DELL’INNOCENZA (di M. Scorsese, 1993). Ellen ha sposato il conte Olensky, ma si è separata e torna a New York. Sua cugina May (Winona Ryder) sta per sposare Newland (D. Day-Lewis). Triangolo? No, il triangolo no, non l’avevo considerato…

WOLF (di M. Nichols, 1994). Will (J. Nicholson) è retrocesso da un boss bastardo; ma si sta trasformando in licantropo e, invece di perdere tempo a ululare alla luna, diventa un superbastardo, frega il boss e seduce la di lui figlia, Laura.

UN GIORNO, PER CASO (di M. Hoffman, 1996). Melanie arriva in ritardo alla partenza della gita del figlio; lo stesso càpita a Jack (G. Clooney); durante la mattina e il pomeriggio succede di tutto; come andrà a finire lo indovinano anche gli alunni di una seconda elementare.

HAIRSPRAY – GRASSO E’ BELLO (di A. Shankman, 2007). Velma von Tussle dirige uno show televisivo e ci vuol mettere la figlia. Crede di farcela (truccando il televoto) ma non ha fatto i conti con l’irresistibile Tracy, che non è propriamente un grissino ma balla da dio.

CHERI’ (di S. Frears, 2009) Lea, non giovanissima cortigiana parigina, “educa” un tanghero vanesio, figlio della sua migliore amica. Non aspettatevi il lieto fine.

DARK SHADOWS (di T. Burton, 2011). L’antica famiglia di Elizabeth Collins è in rovina; ma arriva dalle tenebre l’antenato Barnabas (J. Depp), reso vampiro dalla strega Angelique. Si salvi chi può.

COSE NOSTRE – MALAVITA (di L. Besson, 2013) Cosa ci fa Maggie in una cittadina della Normandia? Quel posto non le piace; sente dire al supermercato che gli americani sono ignoranti? quel supermercato ora non c’è più; Maggie sa che quegli incendi “accidentali” arrapano molto il maritino (R. De Niro).

Tra Cronenberg e Tim Burton, aspettando la notte prima degli Esami

DARK SHADOWS è un film divertente. NON è il migliore di Tim Burton, si capisce, ma si lascia vedere. Infatti lo ha visto già un milione di spettatori. Data la stagione calda, è un risultato considerevole.

E’ una commedia. Commedia con tinte dark, diciamo in finto horror (che sta al vero horror come l’ecopelle sta al vero cuoio). La famiglia Collins mi richiama irresistibilmente alla mente la famiglia Addams, che era un po’ più bonacciona.

J. Depp si diverte un mondo a interpretare il protagonista (un vampiro uscito dalla bara dopo due secoli e comicamente frastornato dalla televisione e dalle altre diavolerie moderne). Da notare che la lotta mortale che si combatte nel film NON E’ TRA BUONI E CATTIVI (categorie ormai obsolete), ma è un conflitto tra due aziende capitaliste: quella dei Collins (rivitalizzata dal vampiro) e la Angel Bay (guidata da una strega).

Già che parliamo di capitalismo, qualche riga su COSMOPOLIS.

Nella scena finale un killer disperato punta la sua arma sull’ancora più disperato megafinanziere Packer. Premerà o no il grilletto?

Ve lo dirò dopo il video, se proprio volete saperlo.

Ma in verità il quesito è ininfluente. Packer è in preda a un’IMPULSO AUTODISTRUTTIVO le cui cause non sono del tutto chiare (si rende conto che la sua vita è vuota e desolata? prova disgusto per quella frenesia di accumulare denaro?); in compenso gli indizi sono evidenti fin dall’inizio:

  • gira per Manhattan proprio in mezzo a una manifestazione di contestatori (gli gettano topi morti addosso, gli colorano la limousine con lo spray e c’è anche una torta in faccia)
  • proprio mentre avrebbe più bisogno della sua guardia del corpo, lo uccide
  • si spara a una mano
  • va a cercare il killer nel suo tugurio, in mezzo ai vicoletti della Bowery ecc ecc (insomma va in cerca della morte)

Secondo me, il guaio è che Packer finisce col diventare simpatico agli spettatori. E’ giovanissimo, palestrato e sentimentalone (si commuove fino alla lacrime per la morte di una rockstar, si fa tagliare ritualmente i capelli dal vecchio barbiere che li tagliava a suo padre): come si fa a non tifare per lui?

Di conseguenza, la polemica contro il capitalismo che era alla base del romanzo di De Lillo si stempera. Non si pensa più che gli errori di questi tycoons (quasi sempre dei vecchiacci bavosi, mica questo fighetto) causano disoccupazione e miseria in tutto il pianeta. E non hanno (per lo più) niente da temere: cadono e cadranno sempre in piedi.

Prima di spoilerare (se non volete sapere come va a finire siete ancora in tempo) preannuncio che il tema a carattere storico dell’imminente ESAME DI STATO riguarderà la luminosa figura di S. Antonio abate (quello che stava nel deserto) e accludo un appropriato inno dedicato a lui. Ringrazio il reverendo Lovejoy, della First Presbylutheranist Church di Springfield (USA) per la preziosa collaborazione.

Dove eravamo rimasti?

Ah, sì… un killer punta la sua arma contro R. Pattinson (un po’ meno inespressivo del solito) e tutti in sala si chiedono se sparerà o no.

NON LO SAPREMO MAI, perché sullo schermo partono i titoli di coda (un film di Davidcronenberg, ecc) e qualcuno impreca che non ha capito un cazzo non tutto è chiaro…

COMMENTO PERSONALE. Prescindendo dalla sorte del personaggio (nel romanzo, comunque, il killer killereggia) il messaggio è che il capitalismo è arrivato al capolinea. O quasi.

Uno spettro si aggira nel mondo…

PARNASSUS che voleva ingannare il diavolo

Una settimana fa ho scritto che questo film (Terry Gilliam 2009) non è il più memorabile tra quelli interpretati da Ch. Plummer.

Tuttavia va riconosciuto che è un esempio interessante di FANTASY e ogni tanto mi rivedo le scene migliori, grazie al DVD.

Personaggi principali

  • PARNASSUS gira il mondo con uno sgangherato carro di Tespi e una piccola compagnia di tipi strambi, tra i quali sua figlia Valentina. Ha incontrato Mr. Nick in India più di mille anni fa. E’ praticamente immortale, ma ciò significa solo prolungare all’infinito la sua infelicità.
  • Mr NICK (the Devil, I suppose) si diverte a fare scommesse con Parnassus. Grazie a una di queste scommesse vince l’anima di Valentina che dovrà scendere all’Inferno il giorno del suo 16° compleanno. Ma… (il finale, se volete conoscerlo, ve lo rivelo nelle ultime righe del post). Noto che ai Britanni piace chiamare Nick il Diavolo. Penso che ciò abbia a che fare con Nicolò Machiavelli, o meglio con l’idea che hanno di Machiavelli.
  • TONY è il personaggio più sconcertante e ambiguo. Lo spettatore fa molta fatica a classificarlo: solo alla fine si capirà che… (ve lo dico dopo). Qualcuno lo ha impiccato sotto un ponte di Londra, ma Valentina riesce a rianimarlo. Poi 4 mafiosi russi lo inseguono. Poi viene onorato come filantropo di livello mondiale. L’ambiguità è accentuata dal fatto che viene interpretato da 4 attori diversi: Heath Ledger (morto tragicamente durante le riprese), Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law (la cosa ha una sua logica: ogni volta che Tony attraversa lo Specchio Magico assume un aspetto diverso).


COME VA A FINIRE?

Si scopre che Tony è veramente un mascalzone, un ipocrita (e fa una brutta fine). Valentina si consegna volontariamente a Mr. Nick, che però la lascia ritornare sulla Terra dove lei sposerà Anton, uno degli attori della compagnia di Parnassus.

Parnassus, a sua volta, vedendola felice rinuncia a interferire con la sua vita e si allontana tra la folla di Vancouver.

Published in: on maggio 26, 2011 at 3:24 pm  Comments (5)  
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Tim Burton meets Alice

C’è una scuola di pensiero (a cui non appartengo, ma che rispetto) secondo la quale il cinema dovrebbe rispettare i classici della letteratura IL PIU’ POSSIBILE. Essere fedele, fedelissimo all’originale.

Che sia l’Iliade o Gomorra, NON PRENDERSI TROPPE LIBERTA’. In questo caso NON NOMINARE IL NOME DI ALICE INVANO.

Invece l’americano Tim Burton ha REINVENTATO un’Alice 19enne, capace di ribellarsi e di combattere contro la Regina (una Regina cattivissima, alquanto diversa da quella del romanzo), al posto della bambina passiva e frastornata inventata dall’inglese Charles Dodgson (in arte, Lewis Carroll).

Apro parentesi. E’ successo anche in Italia. Qualcuno (indovinate chi?) si è divertito a riscrivere Cappuccetto Rosso tra gli spacciatori del Bronx e Pinocchio gelido serial killer. Chiudo parentesi.

Ammetto che non è il miglior film di Burton. Tuttavia è una storia gradevole, ben recitata. La Bonham-Carter è bravissima; non male Johnny Depp (interpreta il Cappellaio Matto, assomiglia a Willy Wonka).

IN SINTESI: la favola di Dodgson (che Dio l’abbia in gloria, nel Paradiso dei prof di matematica) era un divertente viaggio nella surrealtà MA SI CONCLUDEVA con il ritorno alla norma.

La fantasia di un conservatore che (ogni tanto) si concede una vacanza, per poi auspicare che tutto torni come prima.

QUESTA Alice moderna, al contrario, dopo aver sognato che alla tirannica Regina si può e si deve opporre RESISTENZA, esce dal sogno e RIFIUTA un matrimonio molto conservatore. Cosa farà poi non lo sappiamo: forse diventerà un’artista, una suffragetta… sicuramente una ribelle alle convenzioni.