il richiamo della foresta

Come ogni anno, al termine delle gare di BOOKLAND, chiedo alle lettrici e ai lettori di dare un voto ai romanzi e ai racconti dell’elenco.

Per le classi seconde quest’anno (superando di poco IL SIGNORE DEGLI ANELLI) il più votato è stato IL RICHIAMO DELLA FORESTA.

Riassumo la TRAMA, poi cercherò di spiegare i motivi del fascino di questo romanzo del 1903 che solo apparentemente è “facile”.

Buck è un

robustissimo bastardone (incrocio tra un sanbernardo e una collie) e viene rubato in California, domato a Seattle e utilizzato nel Klondike come cane da slitta. Costretto a una vita durissima, impara a essere “cattivo” e a dominare i suoi simili. Gli uomini? Valgono poco: avidi e incompetenti (alcuni di loro guidano la slitta sul fiume gelato e vi annegano). Solo John Thorton (rude ma generoso cercatore di pepite) merita l’amore di Buck, ma viene ucciso dagli indiani. Buck (dopo una tremenda vendetta sugli indiani) si unisce a un branco di lupi di cui diviene il leader.

Questo romanzo rese famoso nel mondo Jack London e lo spinse a una specie di sequel. White fang (zannabianca) compie il percorso inverso: è il figlio di un lupo e della furbissima Kiche (a sua volta un incrocio tra un cane e una lupa); finisce nelle mani degli uomini e alla fine della storia salverà la vita del suo padrone (il giudice Scott) nell’assolata California.

Ma Zannabianca è quasi dolciastro (infatti piace tantissimo anche ai bambini) in confronto a THE CALL OF THE WILD. Nel suo capolavoro J. London celebra le crudele leggi della sopravvivenza (“o uccidi o sei ucciso”) mischiando i concetti (la selezione darwiniana, il materialismo marxiano, Nietzsche) che aveva assorbito nelle sue letture giovanili.

Tra i personaggi (bipedi e quadrupedi) non si distingue tra “buoni e cattivi”, ma solo tra “adatti e non adatti” alla lotta per la vita. Buck sopravvive e trionfa perchè è il più adatto.

Non è strano, quindi, che IL RICHIAMO ecc piaccia tanto (a distanza di un secolo) anche ai nostri contemporanei.

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Published in: on novembre 18, 2010 at 12:37 am  Comments (5)  
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IL TALLONE DI FERRO

Romanzo di Jack London, scritto nel 1907. Ripubblicato da Feltrinelli nel 2004.

Avis, vedova dell’agitatore socialista Ernest Everhard, racconta in prima persona di come lo conobbe e lo sposò. Ernest, diventato uno dei dirigenti del Partito Socialista Americano, è prima blandito e poi dichiarato fuorilegge dai capi dell’industria e dell’establishment politico e militare. Dopo aver organizzato una grande rivolta operaia a Chicago, Ernest viene ucciso dalle Centurie Nere (braccio armato della reazione), il suo cadavere scompare e persino il suo ricordo viene infangato da velenose calunnie. Avis cerca di difendere la memoria di Ernest, ma… il romanzo si interrompe di colpo! Probabilmente anche lei è stata uccisa.

Dalle note che accompagnano la narrazione IL LETTORE CAPISCE che questi avvenimenti appartengono a un lontano passato, ai SECOLI DELLO SFRUTTAMENTO, dopo i quali è iniziata la nuova era, L’ERA DELLA FRATELLANZA TRA GLI UOMINI.

Non è uno dei capolavori di Jack London (i personaggi sono spesso poco credibili, con una psicologia piuttosto rozza), ma c’è molto materiale per riflettere.

Come commentò Leone Trotszky, a cui questo romanzo era molto caro, la prima mossa dei controrivoluzionari è quella di spaccare il fronte dei lavoratori, concedendo aumenti salariali e normativi alle categorie privilegiate (ferrovieri, metalmeccanici, bancari e postelegrafonici). Poi di infiltrare nella protesta degli esclusi (il “popolo dell’abisso”) dei provocatori, sedicenti anarchici che organizzando attentati e sabotaggi provocano una spietata reazione.

Al lettore sono poi riservate alcune sorprese. Jack London immagina, scrivendo nel 1907, che la Grande Guerra sarebbe iniziata nel 1913 con un attacco di sorpresa della flotta tedesca a Honolulu. Basta spostare il 1913 al 1941 e sostituire i tedeschi…

E compaiono personaggi realmente attivi nella politica americana. Come il presidente Theodor Roosevelt, come W. R. Hearst (quello di Quarto potere, per capirci), di cui si dice che distrusse il Partito Democratico con la sua megalomania (era quello che London temeva e fortunatamente non si verificò) e come il vescovo Latimer. A quest’ultimo il romanzo riserva una triste fine: Latimer si unisce ai socialisti, per cui viene dichiarato pazzo e rinchiuso in manicomio.

Published in: on gennaio 1, 2009 at 11:32 pm  Comments (2)  
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