i figli di babbonatale, racconto di Italo Calvino

Questo racconto (20esimo e ultimo della serie “Marcovaldo”) piace molto alle lettrici e ai lettori di BOOKLAND. A fine anno riscuote votazioni molto alte, tra l’8 e il 9.

Ha tutti i requisiti per piacere ai ragazzi delle medie: i protagonisti sono i figli di Marcovaldo (che in un certo senso fa solo da spettatore all’azione). C’è dell’umorismo, c’è una conclusione sorprendente (ve la rivelerò solo alla fine del post) e comunque nessuno si fa male.

Aperta parentesi. Per le caratteristiche di questa serie di racconti e del loro protagonista https://ilbibliofilo.wordpress.com/2008/09/15/marcovaldo-al-supermarket/ Chiusa parentesi.

Vigilia di Natale. I 3 giovanissimi figli del magazziniere Marcovaldo vogliono far felice il figlio di un mega-direttore. Gli regalano

  • un martello
  • una fionda (detta anche tirasassi)
  • una scatola di fiammiferi

Pieno di gioia (e probabilmente represso da un’educazione troppo severa, come era uso negli anni ’50)  il “povero” ragazzo ricco si scatena. Incendia il sontuoso albero di natale, distrugge i giocattoli convenzionali, frantuma i lampadari, ecc.

Non si era mai divertito tanto!

Come finisce questa storia? Ve lo dico dopo la pubblicità… ehm, dopo l’immagine.
marcovaldo

Marcovaldo pensa che sarà licenziato. Invece no, va bene così.

La sua megaditta, la SBAV (forse Calvino ha ispirato Paolo Villaggio?), appresa l’entità dei danni, organizza una Campagna per il lancio del REGALO DISTRUTTIVO. Saranno messi in vendita pacchi contenenti 1 martello, una scatola di fiammiferi e una fionda.

“E’ quello che ci vuole per rilanciare le vendite e dare vivacità al mercato…”

Fine della storia. I lettori ridacchiano (qualcuno pensa come sarebbe bello ricevere in dono il kit del Distruttore), ma ci sarebbero molte considerazioni da fare.

Come mezzo secolo fa, le vendite ristagnano. Non conviene produrre beni di consumo durevoli. USA E GETTA: questa è la Legge e i Profeti.

Consumate, consumate, consumate… e poi comprate, comprate ancora, comprate ancora… e il PIL crescerà!

Concludo con una citazione: http://silviotera.blog.kataweb.it/lavinia/2010/02/02/il-consumismo-in-un-gesto/

MARCOVALDO AL SUPERMARKET

Nel gioco didattico BOOKLAND non si danno voti soltanto ai romanzi. Ci sono anche i racconti.

Ne abbiamo proposti di tantissimi autori, da BIANCA PITZORNO (Parlare a vanvera) a FREDERIC BROWN (Un uomo esemplare) da Buzzati a Benni a E.A.Poe.

Negli ultimi anni il punteggio più alto è andato a Marcovaldo al supermarket di ITALO CALVINO.

Scritto negli anni ’50 e pubblicato nella Terza pagina dell’Unità, è contenuto nella raccolta MARCOVALDO (20 racconti, uno più bello dell’altro) e mantiene, a distanza di mezzo secolo, una grande attualità.

Trama: una famiglia di poveracci vuole provare l’ebbrezza di riempire i carrelli in un grande supermercato e, quando arriva la chiusura e il gioco deve finire, riesce a liberarsi di tutta quella merce in modo molto originale.

L’attualità del racconto consiste nella descrizione del supermarket (allora era una novità sconvolgente per gli italiani) e delle sue atmosfere.

La musichetta allegra che euforizza i clienti. I nomi dei prodotti che i bambini riconoscono gioiosamente, come se incontrassero dei cari amici… A pensarci bene, non è cambiato niente: posso testimoniare che è ancora così, che i bambini salutano con urletti di gioia il caffè Lavazza o i rotoloni Regina (cito a caso qualcuno dei marchi che la televisione provvede a martellare nella loro tenera mente) e, quanto alla colonna sonora che ci riempie soavemente le orecchie, riconosco che i dj del Carrefour sanno il fatto loro. Spero che li paghino adeguatamente.

Per non parlare dell’accorgimento strategico di mettere bene in evidenza i prodotti più superflui e di mettere in un cantone quelli veramente essenziali, quelli che compreresti comunque. All’Ipercoop di Borgo Panigale ho contato una volta 17 tipi di biscotti al cioccolato, ma per trovare i fazzoletti, lo zucchero o il sale ci vuole una notevole pazienza.

Calvino era un MARXISTA CONSEGUENTE e perciò descriveva il supermercato come un luogo alienante, una fabbrica di frustrazioni. Non so se oggi riscriverebbe il suo racconto (un vero CAPOLAVORO, a giudizio dei suoi giovani lettori) con lo stesso gusto amarognolo.

Published in: on settembre 15, 2008 at 12:13 PM  Lascia un commento  
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