INDIANA JONES E L’ULTIMA CROCIATA vs STAR WARS III (la vendetta dei Sith)

Resta ancora un posto libero nello Scaffale?

Forse no, se inserisco GINGER E FRED di Fellini.

Intanto propongo ai miei eventuali lettori una coppia di action movies. Forse non sono capolavori ma ogni tanto li rivedo.

  • Indiana Jones non è il mio tipo di eroe. Troppo schematiche le sue storie: Jones cerca Oggetto – Cattivi contro Jones – Jones uccide cattivi – Altri cattivi contro Jones ecc. Ma in questo episodio compare la figura retorica dell’IRONIA: S. Connery (il papà di Indiana) fa il verso a J. Bond, cioè a se stesso, il prof. Brody si copre di ridicolo in Medioriente, il mitico Gral RIMANE AL SUO POSTO dopo due ore di film (meno male: rischiava di finire nel mobile bar di R. Nixon). Quello però che un veneziano ad honorem come me non può tollerare è immaginare che i palazzi e le chiese di Venezia abbiano dei sotterranei!
  • La vendetta dei Sith. Episodio 3 di Guerre stellari. La repubblica diventa Impero e Anakin da eroico cavaliere Jedi diventa un’anima nera col nome di Darth Vader. Questo TRIONFO DEL MALE (provvisorio; come si sa, l’anima di Anakin sarà candeggiata nell’ultimo episodio) rende il film più “filosofico” dei soliti fumettoni di Hollywood. La vita incattivisce anche i “buoni”. Questa è la regola; ci sono eccezioni a questa regola, ma non sono molte.

Forse qualcuno di questi due troverà di straforo un posto nello scaffale. Forse non lo troverà SCOOP, schiacciato dal confronto con WHATEVER WORKS (vedi post precedente)

Published in: on settembre 2, 2011 at 6:37 pm  Comments (15)  
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il cacciatore di draghi

Quando sono un po’ teso e ho bisogno di rilassarmi, metto su un disco di Mozart e/o prendo un libro dal mio scaffale.

Questo racconto di J.R.R. Tolkien l’ho appena preso dal suddetto scaffale. E’ sempre una delizia rileggerlo.

Tolkien lo scrisse di getto nel 1949, in un momento in cui la stesura del Signore degli Anelli era in fase di stallo. Si divertì molto a scriverlo (come io a leggerlo) e ci mise una notevole dose di ironia.

L’eroe della storia (che sconfigge ben due volte un terribile drago e lo trasforma in un animale domestico) è infatti un bonaccione, un modesto agricoltore.

Si chiama Giles of Ham e vive in un villaggio inglese (Ham, appunto) nell’epoca immaginaria dei Re britanni, dove è normale che un re si chiami Augustus Bonifacius Ambrosius Aurelianus tyrannus et basileus ecc ecc.

E’ proprio nei rapporti con questo re burbanzoso (e con i suoi pomposi cavalieri) che Giles manifesta la sua bertoldesca e spavalda indole.

Infatti il Re (con tutto il suo seguito di armati) viene a chiedergli almeno una parte del favoloso tesoro che Giles ha sequestrato al drago (quale drago non nasconde immensi tesori nella sua caverna?), ma non ne vedrà neanche un soldino.

“No, sire! Roba che trovi la puoi tenere e roba che tieni diventa tua. Tornate a casa a sbollire la vostra ira!”

E, poichè alle spalle di Gilles appare il drago (come cane da guardia fa la sua figura) il re e i suoi cavalieri spariscono in un istante.

Non torneranno più e Ham (che tradotto in italiano vuol dire Prosciutto) diventerà un piccolo stato indipendente. Come la contea degli Hobbit.

Published in: on aprile 21, 2010 at 10:04 pm  Comments (2)  
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UNA BARCA NEL BOSCO

Romanzo di Paola Mastrocola. Ha vinto il premio Campiello nel 2004.

Trama. Un quattordicenne siciliano, studente modello alle medie (è un cannone in latino), va a Torino per frequentare il liceo. Inizialmente è rifiutato dai compagni: è povero, non veste alla moda, soprattutto non fa copiare. Poi si adegua, sforzandosi di fare errori nelle traduzioni per scendere al livello degli altri. Si fa qualche amico, ma resta sostanzialmente un solitario. Si diploma, poi si laurea in giurisprudenza, ma i suoi sogni di carriera universitaria sono stroncati sul nascere. Fortunatamente ha ereditato un bar-tavola-calda e si mantiene con quello. E DIVENTA ANCHE FAMOSO per una sua originalissima trovata: non vi dico quale, ma vi suggerisco che ha a che fare col BOSCO del titolo.

A parer mio una delle storie migliori degli ultimi anni. Acuta, ironica e malinconica.

Acuta nell’analizzare il comportamento dei giovani modaioli e superficiali che infestano certi licei, ironica nel descrivere la “settimana dell’accoglienza”  (il protagonista è l’unico che viene da fuori Torino, ma lui vorrebbe solo studiare) e malinconica nel sottolineare che, se non sei raccomandato, puoi fare la più bella tesi del mondo, ma vai poco in là…

Ma non mancano i momenti toccanti. Come quando il protagonista rievoca i suoi anni siciliani e la sua prof delle medie. E nel finale quando si rivolge al padre, che nel frattempo è morto (tu mi hai fatto questa cosa orribile: non si fa così, papà…), e gli dice che gli ha sempre voluto bene, anche se non trovava mai le parole per dirlo.

Published in: on dicembre 17, 2008 at 9:22 pm  Lascia un commento  
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