sui motivi per cui le attrici, d’ora in poi indicate con la sigla PD (Prime Donne), molto raramente girano insieme più di un film (da una lettera di Irene Adler a Sherlock Holmes)

Caro amico, come sai mi hanno fatta morire in SHERLOCK HOLMES: A GAME OF SHADOWS.

Aspetto qui, nel paradiso dei personaggi fittizi, che mi richiamino in servizio.

Mi diverto a giocare a poker. Siamo in molti a giocare bene: Henry Gondorff, Ringo Kid, il mago Splendini, Hatchet Harry, Eric Stoner, James Bond…

Ma ti racconterò un’altra volta delle mie avventure al tavolo di gioco.

Voglio invece rispondere alla tua domanda. Perché le PD non amano girare insieme più di un film?

Per la verità, questa regola ha qualche eccezione. Le elencherò in fondo…

Ma, in generale, va così. E’ più facile che Renzi e D’Alema facciano un governo insieme che 2 (o più) PD lavorino stabilmente fianco a fianco.

Ai 3 tenori (pavarottidomingocarreras) che hanno imperversato per più di 15 anni non corrispondono coppie o quartetti di artiste altrettanto affiatate.

Ti chiedi perché, caro Sherlock? Non conosci abbastanza le donne…

Forse hai visto troppe volte THELMA & LOUISE, con la loro amicizia che arriva fino al martirio. Ma, credimi, Susan Sarandon e Geena Davis non erano tanto amiche come sembrava. E non hanno più fatto film insieme.

Per lo più i rapporti tra le PD assomigliano a quelli tra Elisabeth I of England e Mary Stuart of Scotland.

Le conosco bene: sono qui in paradiso con noi. Voglio dire che sono qui i personaggi creati da Schiller; la vera Elisabeth e la vera Mary non sappiamo dove siano finite…

Come dicevo, qualche eccezione alla regola c’è. Anzitutto nel porno. Cicciolina e Moana si sono sdraiate hanno interpretato più film di Franco e Ciccio (non sai chi sono Franco e Ciccio, caro amico? poco male…)

E poi ci sono le 4 di SEX AND THE CITY (non conosci neanche loro? non ti sei perso niente…). Ma sono personaggi televisivi.

Almeno la saga di Harry Potter la conosci? I film che ne derivano hanno visto una lunga coabitazione tra Maggie Smith e Emma Watson. La prof e l’allieva.

Però non compaiono quasi mai nella stessa scena.

Forse tra le giovani le diversamente vecchie sarà diverso. Ci sarà più affiatamento e meno rivalità. Potrei citarti l’esempio di Dakota Fanning e Kristen Stewart, che hanno lavorato insieme in THE RUNAWAYS e nella Twilightsaga.

Però questo presuppone che Kristen Comesichiama sia una vera attrice e NEW MOON, ECLIPSE e BREAKINGDAWN siano veri film…
sexandjane

Published in: on marzo 26, 2014 at 4:43 pm  Comments (4)  
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IRENE ADLER: due o tre cose che so di lei

“Per Sherlock Holmes è stata sempre la donna. Molto raramente l’ho sentito chiamarla con altro nome. Lei ai suoi occhi eclissa tutto il resto delle donne…” (Watson dixit)

Irene Adler è l’unica che può vantarsi di aver superato Holmes in astuzia. Avviene nel racconto Uno scandalo in Boemia, in cui un Re in incognito bussa alla porta di Baker Street 221B.

Non vi racconto i dettagli di questo delizioso racconto, per non togliervi il piacere delle sorprese che contiene.

Dico solo che l’autore descrive Irene come bellissima, intelligentissima (ce ne vuole per ingannare S. H.!!!) e capace di grande magnanimità. Potrebbe ricattare proficuamente il re, ma non lo fa: ha trovato un uomo degno del suo amore e se ne va in America con lui.

Qualcuno ha sospettato che questa storia alludesse a un affaire di altissimo livello. In quegli anni (1891-1892) il figlio dello zar, il futuro Nicola II, aveva una relazione con una bellissima ballerina di origine israelita. Poi la lasciò e sposò la figlia del re di Danimarca. Molti particolari combaciano.

Forse Doyle alludeva, forse no. Resta l’elogio della Adler: “aveva il viso della più bella fra le donne e la mente del più deciso tra gli uomini”

P.S.: nel film che sta spopolando nelle sale il personaggio è totalmente diverso; interpretata da Rachel McAdams, è una scassinatrice abilissima, ingaggiata dal prof. Moriarty per trovare nella cassaforte di lord Blackwood i piani di un congegno incredibile; è coraggiosa, ma in sostanza non combinerebbe nulla se non si unisse a Holmes (in pratica, è una “spalla”); la sua relazione con S. H. non è stata platonica, anzi da alcune allusioni si deduce che a letto non hanno avuto segreti…

Meglio così. La fama di misogino (per non dire altro) di Sherlock Holmes non me lo rendeva simpatico.

Published in: on gennaio 5, 2010 at 1:59 pm  Comments (2)  
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fine anno al cinema

Non è un buon periodo questo, se vuoi vedere film di qualità. Gli spettatori (in gran parte) vogliono storie digestive. Per digerire il panettone e ammazzare il tempo.

Perciò non aspettarti molto.

Adesso, partendo dal basso, comunico la mia classifica tra i 4 film che ho visto di recente.

LA DELUSIONE PIU’ COCENTE me l’ha data Pieraccioni. All’inizio della sua carriera mi era molto simpatico, ma poi… In questo film tocca il minimo storico. Farà ancora peggio nel 2011? NON ASPETTATEVI EROTISMO dalla siliconata sosia di Marilina (alla vera Marilyn bastava un sorriso e una strizzatina d’occhio per far salire la pressione) nonostante le sue ghiandole mammarie (quarta misura, credo). Ceccherini è spento, Laurenti è svogliato (del suo personaggio si poteva fare tranquillamente a meno), Biagio Izzo è bravo, ma sprecato.

Battuta migliore (l’unica decente, direi): “Siamo nelle mani di Dio!” “Speriamo che non si metta ad applaudire…”

AMELIA (siamo saliti di parecchi gradini) è la biografia di un’eroica aviatrice. Qui la conoscono in pochi, ma in America è popolarissima. Dato l’argomento era inevitabile un ricorso alla retorica, che in certi momenti appesantisce il film (come il ghiaccio sulle ali nella trasvolata atlantica). Ottima la fotografia (da Oscar), soprattutto nelle riprese aeree della savana africana. Buona H. Swank, deludente R. Gere (sembra sempre che pensi ad altro). Battuta migliore: “Abbiamo eletto il Roosevelt sbagliato” (complimento alla moglie del Presidente).

Se non vi piace la conclusione del film, leggetevi http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/06/25/le-7-vite-di-maria-sklodowska/

Salendo ancora e chiedendo scusa a sir A. C. Doyle (a cui sicuramente non è piaciuto) dirò che SHERLOCK HOLMES di mr. Ritchie è un buon film d’azione (tra Bond e Indiana Jones) con una apprezzabile ricostruzione della Londra del 1890, e recitato con anglosassone professionalità.

TRAMA. Un cattivissimo lord (somiglia a Voldemort e difatti, come Voldemort, ucciderà suo padre) sale al vertice della massoneria britannica, facendosi credere protetto da Belzebù. Holmes non crede al soprannaturale. Crede alla scienza e, grazie alla sua razionalità, sconfigge il marrano. Nell’ombra agisce un altro cattivone (servirà per il sequel) che resta innominato (ma vi do un aiutino: è un prof di matematica).

In sostanza, mi è piaciuto questo Holmes all’americana (in certe scene si ispira al prof. Langdon di Angeli e demoni ) ottimo pugile (lo era anche il VERO Holmes) e non insensibile al fascino di una femme fatale (anche il personaggio di Irene Adler è tratto dai racconti di Doyle: preannuncio che mi occuperò di lei molto presto).

Difetti non ne mancano. Chiunque prendesse tutte quelle sberle andrebbe zoppo per mesi e la faccia sarebbe piena di lividi, Watson sopravvive a un’esplosione che nella realtà ridurrebbe in briciole un carro armato, il Tower Bridge (dove avviene il duello finale) è lontano assai dalla sede del Parlamento, ecc. Ma della logica e della verosimiglianza in questi film se ne fa a meno.

Battuta migliore: “ora è svelato il mistero di come lei sia diventato ispettore!” (Holmes a Lestrade, che si è rivelato massone)

Infine, best of all, ho rivisto A SERIOUS MAN nella sala Chaplin.

Storia tristissima, ma molto ben raccontata (dai fratelli Coen). Se non l’hai visto o non hai letto la mia recensione

https://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/12/09/due-film-e-mezzo/

ti riassumo la TRAMA. Un onestuomo è bersaglio di una grandinata di sventure. Riuscirà la sua fede (ebraica) a confortarlo? E soprattutto rimarrà onesto?

Rivedendo A SERIOUS MAN (e in attesa di comprare il DVD), tre considerazioni.

  1. Forse questo era il film che i due del Minnesota volevano raccontare fin dall’inizio della loro carriera. Ma prima dovevano farsi un nome con capolavori più “leggeri” (Fargo, The big Lebowsky, Non è un paese per vecchi, Burn after reading, ecc).
  2. Probabilmente il ragazzino che si fa una canna prima del solennissimo rito del Bar Mitzvah (una specie di cresima) è autobiografico. I giovani Coen soffrirono una qualcerta costrizione nella loro comunità negli anni 70…
  3. L’uragano che incombe nel finale è un simbolo della morte, l’ineluttabile buio che conclude il film come conclude ogni vita. E la bandiera sbatacchiata dal vento sembra chiedersi “ci sarà un futuro per il sogno americano?”

Battuta migliore (in un film che non ha il compito di far ridere): “capisco quando non sono gradito…” (l’inquietante ospite a cui la padrona di casa ha appena piantato un coltello nel petto, nel surreale prologo polacco).