Secret Agent vs Murder on the Orient Express

Due film molto diversi, con alcuni punti di convergenza:

  • un grande attore (vi dirò poi chi è)
  • la complessità degli intrighi e dei mascheramenti
  • i treni da e per Istanbul
Cominciamo dai treni. In SECRET AGENT (A. Hitchcock, 1936) sul Salonicco-Istanbul si ritrovano i 4 protagonisti: una bellissima inglese, innamorata di un americano (MA FORSE NO), l’americano (che FORSE è una spia dei tedeschi), un sedicente generale messicano (FORSE un doppiogiochista) e un aristocratico inglese, che doveva essere morto (il film era iniziato con il suo solennissimo funerale: cose di spie). Arrivano 3 aerei inglesi (c’è la guerra, siamo nel 1916), bombardano il treno che deraglia. Qualcuno sopravvive.
In MURDERecc (S. Lumet, 1974) Poirot sale a Istanbul sul vagone letto dell’Orient-Express diretto in Francia. Sarà testimone dell’omicidio di un uomo d’affari americano (in realtà è un gangster di origine italiana) e resterà perplesso davanti a una folla di possibili omicidi.
TUTTI i passeggeri e persino l’inserviente delle cuccette hanno un segreto da nascondere e il delitto POTREBBE essere opera di un mafioso senza volto.
QUALE DVD TERRO’ NELLO SCAFFALE DEI PREFERITI?
Ardua questione.
What a dilemma…
Se si parla di regìa HITCHCOCK BATTE LUMET QUATTRO A ZERO.
In una scena un uomo sta per essere ucciso su una montagna svizzera. In una stanza d’albergo il suo cane comincia ad agitarsi, si agita sempre più, si mette a ululare… e la bellissima-inglese-di-cui-sopra (che sa cosa bolle in pentola) si agita e trema in sintonia. Basterebbe questo esempio per capire chi è il regista.
Al contrario, Lumet svolge un lavoro calligrafico, ma senza raggiungere la perfezione. Comunque è un gran film: perfetta fotografia, colonna sonora da oscar e un cast sontuoso (in alfabetico ordine, L. Bacall, M. Balsam, Ingrid Bergman, J. Bisset, J. P. Cassel, S. Connery, J. Gielgud, A. Perkins, V. Redgrave, R. Widmark, per citare solo i principali).
Forse li tengo nello scaffale tutti e due.
Infine (come preannunciato) l’attore che compare in entrambi: John Gielgud (grandissimo interprete shakespeariano) che nel ’36 era un romantico avventuriero e nel ’74 si era totalmente calato nel ruolo di impassibile maggiordomo, ruolo che Hollywood premiò con un Oscar nel 1982.

anche gli americani (qualche volta) fanno sbadigliare

Molti mi hanno accusato di esterofilia. Ora provo a discolparmi.

E’ vero che nessun film italiano compare nella lista che ho proposto per il Torneodeifilm organizzato da Gegio, ma lo stesso si può dire di quasi tutti i partecipanti: il massimo di italofilia l’ha raggiunto Sailor Fede, che ne ha proposti 3 (su 12): LA VITA E’ BELLA, BASILICATA-COAST-TO-COAST, IL BUONO IL BRUTTO E IL CATTIVO.

Però voglio attestare solennemente che in questo weekend sono usciti nelle sale un quasi-capolavoro italiano (comincia per B e finisce con Boris; lo recensirò) e una ciofeca proveniente da Hollywood (stroncata unanimemente da critici di ogni colore politico e fede religiosa: Avvenire, l’Unità, il Giornale ecc).

Detta ciofeca si intitola MIA MOGLIE PER FINTA. Praticamente è il remake di FIORE DI CACTUS, una commedia del 1969, che però durava molto meno degli interminabili 116 minuti di questarobaquà (e divertiva molto di più).

TRAMA ESSENZIALE. Un ultraquarantenne rimorchia con successo, fingendosi infelicemente sposato. Costretto a inventarsi una moglie, impone a una sua dipendente di calarsi nella parte… a questo punto anche all’asilo hanno capito come va a finire.

La parte della “moglie-per-finta” è interpretata da J. Aniston.

In FIORE DI CACTUS la parte era affidata a Ingrid Bergman (e il bastardo era Walter Matthau): basta questo per capire la differenza?

A proposito, nel Torneo dei film sopra citato per il titolo di miglior attrice se la giocano in 3: la Bergman (l’ho proposta io), Kate Winslet e Meryl Streep.

Vinca la migliore.

ancora su CASABLANCA

Pensierini mi invita a descrivere come gli archeologi dell’anno 3000 valuteranno il film “Casablanca”.

Buona idea. Lo farò.

Ma adesso non mi viene in mente niente. Ci lavorerò sopra.

Per il momento, si potrebbe ipotizzare un remake “islamico”.

Immaginiamo un regista indonesiano, iraniano o sudanese che AMBIENTA la storia in questione nel territori occupati della Palestina, ai nostri giorni.

Rick è un buon musulmano e nel suo locale si beve solo cocacola. Al posto dei nazisti ci sono gli agenti del Mossad. 

Ugarte nasconde nel pianoforte (si può suonare il piano in Palestina? Boh…) un documento segreto che dimostra che l’Olocausto è una frottola. In quel mentre entra Ingrid Bergman (anche con lo chador è bellissima) e Rick le dice…

Ecco, vedete, mi sta venendo una vaccata.

La verità è che con questo caldo non si lavora bene. Stanotte mi sono svegliato alle 5 e le idee c’erano; il guaio è che mi sono girato dall’altra parte, dicendo: “adesso si alzo e accendo il comp….”

E mi sono riaddormentato. Così ho perso il filo. Dovrò dormirci sopra e forse domattina mi viene meglio.

COMUNQUE (già che siamo in argomento) segnalo un’altro paio di singolarità in Casablanca.

All’inizio Ugarte consegna a Rick i 2 famosi lasciapassare per Lisbona, intorno ai quali gira tutto il film. Dice che sono firmati dal generale De Gaulle e quindi nessuno oserà metterli in discussione.

E qui casca l’asino: che autorità poteva avere De Gaulle nella Casablanca del 1941, nel regime collaborazionista di Vichy?

INFATTI non sono firmati da De Gaulle, ma dal generale Weygand. Tutto torna.

L’equivoco è dovuto ai doppiatori: quando Casablanca fu doppiato in italiano (in fretta e furia, direi) qualcuno pasticciò. Ma se sentite la versione francese non ci saranno dubbi.

Altri misfatti della prima versione italiana. Viene eliminato accuratamente ogni accenno all’Italia fascista. Nell’originale americano Rick aveva preso parte alla guerra italo-etiopica, vendendo armi all’Etiopia. CANCELLATO.

E cancellato è anche il ridicolo capitano Tonelli “dei servizi segreti italiani” che scodinzola davanti a Strasser (il quale non lo degna di un cenno) e viene canzonato anche dai francesi: “volete Nizza, Corsica e la Tunisia… e non siete riusciti neanche a battere i Greci!”

L’Italia del dopoguerra non era più fascista, ma evidentemente la censura proibiva di parlare di quali ridicole infamie portavamo ancora il peso.

Solo nel 1973 una nuova versione italiana rimise Tonelli al suo clownesco posto.

Ecco, per oggi basta. Accludo un clip con la canzone “as time goes by”.