IL VIAGGIO DEL VELIERO, inteso come romanzo

Questo romanzo (scritto nel 1952 da Clive S. Lewis) è popolarissimo in Inghilterra.

Me l’ha confermato R. Weatherill (da Harrogate, Yorkshire): lo hanno letto praticamente tutti gli inglesi, dagli anni ’50 in poi, e la scena iniziale in cui i protagonisti “terrestri” entrano surrealmente nel quadro che raffigura il Veliero ha fatto lavorare la fantasia di infinite ragazze e ragazzi.

Poiché la versione cinematografica sta arrivando sugli schermi italiani, me lo sono riletto.

Sintetizzo la trama. I fratelli Pevensie ogni tanto finiscono nel favoloso regno di Narnia e si mettono regolarmente nei guai (ma poi arriva Aslan e aggiusta tutto). In questo caso sono solo Edmund e Lucy (i più giovani del quartetto) a ritrovarsi sul vascello del Re narniano Caspian.

Assieme a loro c’è il cugino Eustace Scrubb. Un vero stronzo (scusate il francesismo), arrogante, vile e avido. La sua avidità lo renderà vittima di un incantesimo… e mi fermo qui, per il momento. Se ci tenete davvero a sapere come va a finire VE LO DIRO’ DOPO L’IMMAGINE.

Qui voglio aggiungere che, tra i 7 romanzi delle CRONACHE DI NARNIA, questo è il più “tolkieniano”. I protagonisti (Eustace, Lucy, Caspian ecc) sono a turno tentati dal potere assoluto. Lucy sfogliando un libro di magie si accorge che potrebbe (pronunciando una formula) acquistare una bellezza sovrumana e avere tutti gli uomini in ginocchio davanti a lei. Re Caspian, davanti a uno specchio d’acqua che trasforma in oro ogni oggetto che vi si bagni, perde la testa ecc.

Niente di strano, se si pensa che Tolkien in quegli anni lavorava alla pubblicazione de IL SIGNORE DEGLI ANELLI, le cui pagine Lewis conosceva molto bene. E non è difficile scoprire analogie tra il bracciale di diamanti che Scrubb si infila al braccio (e che gli porterà un danno quasi mortale) e l’Anello di Sauron.


Come va a finire? Dopo una serie di avventure in svariate isole (tipo Odissea) il Dawn Treader, il vascello reale, arriva al Limite Orientale del Mondo di Narnia (che non è sferico come il nostro, bensì piatto).

Perchè tutti possano tornare a casa occorre che uno degli avventurieri oltrepassi volontariamente quel Limite (è una metafora della morte). Sarà Ciripì, il topo spadaccino, a farlo: camminando su una distesa di ninfee bianche uscirà da Narnia per entrare nel Regno del leone Aslan dove vivrà per sempre, felice e contento.

Re Caspian (diventato meno spaccone di come era all’inizio della storia) e il suo equipaggio torneranno al loro porto. Lucy, Edmund e il cugino Scrubb (guarito dai suoi difetti) si ritroveranno nella stanza in cui tutto era cominciato.

Robin Hood capolavoro? Beh, …..

Nel realizzare un film come questo si può scegliere l’esattezza storica o prendersi la libertà di cambiare tutto, ROMANZANDO.

Gli autori di ROBIN HOOD sono rimasti sostanzialmente fedeli all’esattezza nella prima parte.

  • è vero che re Riccardo è morto all’assedio del Castello di Chalus per una freccia che gli si piantò nel collo (l’episodio è raccontato anche nel film Robin e Marian, del 1976, dove Robin era Sean Connery)
  • è altrettanto vero che re Giovanni (suo fratello e successore) spogliò avidamente nobili, borghesi e la Chiesa, per cui papa Innocenzo III lo colpì con la scomunica nel 1209 (poco dopo i fatti raccontati in questo film)
  • vero anche che re Giovanni, fatto annullare il matrimonio con la prima moglie, sposò una principessa francese di 14 anni.

Quindi nella prima ora e mezza, il film resta nei binari. Poi, nel finale, deraglia.

  1. Assolutamente irreale che Robin possa intromettersi nelle trattative tra il Re e i baroni, facendoli stare tutti zitti mentre delinea (in un discorsetto alla Barack Obama) il suo progetto di monarchia costituzionale
  2. Lo sbarco dei Francesi a Dover sembra l’anticipazione-parodia dello sbarco di Normandia (in senso inverso, naturalmente);
  3. Nella battaglia finale sembra di essere sul set del Signore degli Anelli: Cate Blanchett dev’essersi ricordata del personaggio di Galadriel (la regina degli Elfi) e va a combattere accompagnata da un drappello di ragazzini che cavalcano (senza sella) dei pony; come sono arrivati da Nottingham (300 km più a nord) con le strade dell’epoca? Sono gli Hobbit della Contea o hanno usato le scope della scuola di Harry Potter?

In sintesi, è un’AMERICANATA che mi è piaciuta fino a un certo punto. Piacerà (almeno credo) a chi ama i film con molti morti ammazzati, ai ragazzini e a chi (a prescindere) ama il personaggio di Robin Hood, che qui passa progressivamente dal rango di furfantello (l’ha inventato lui il gioco delle 3 carte?) a quello di leader carismatico.

P.S. Cate Blanchett è sempre bravissima, ma il copione le concede poche battute.

Published in: on maggio 25, 2010 at 7:38 PM  Comments (6)  
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il cacciatore di draghi

Quando sono un po’ teso e ho bisogno di rilassarmi, metto su un disco di Mozart e/o prendo un libro dal mio scaffale.

Questo racconto di J.R.R. Tolkien l’ho appena preso dal suddetto scaffale. E’ sempre una delizia rileggerlo.

Tolkien lo scrisse di getto nel 1949, in un momento in cui la stesura del Signore degli Anelli era in fase di stallo. Si divertì molto a scriverlo (come io a leggerlo) e ci mise una notevole dose di ironia.

L’eroe della storia (che sconfigge ben due volte un terribile drago e lo trasforma in un animale domestico) è infatti un bonaccione, un modesto agricoltore.

Si chiama Giles of Ham e vive in un villaggio inglese (Ham, appunto) nell’epoca immaginaria dei Re britanni, dove è normale che un re si chiami Augustus Bonifacius Ambrosius Aurelianus tyrannus et basileus ecc ecc.

E’ proprio nei rapporti con questo re burbanzoso (e con i suoi pomposi cavalieri) che Giles manifesta la sua bertoldesca e spavalda indole.

Infatti il Re (con tutto il suo seguito di armati) viene a chiedergli almeno una parte del favoloso tesoro che Giles ha sequestrato al drago (quale drago non nasconde immensi tesori nella sua caverna?), ma non ne vedrà neanche un soldino.

“No, sire! Roba che trovi la puoi tenere e roba che tieni diventa tua. Tornate a casa a sbollire la vostra ira!”

E, poichè alle spalle di Gilles appare il drago (come cane da guardia fa la sua figura) il re e i suoi cavalieri spariscono in un istante.

Non torneranno più e Ham (che tradotto in italiano vuol dire Prosciutto) diventerà un piccolo stato indipendente. Come la contea degli Hobbit.

Published in: on aprile 21, 2010 at 10:04 PM  Comments (2)  
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a proposito di TOM BOMBADIL

Mi sono riletto con comodo i capitoli iniziali del SIGNORE DEGLI ANELLI.

Belphagor mi aveva messo una pulce nell’orecchio a proposito del mio giudizio iniziale su Tom Bombadil, che avevo definito in un post di fine novembre “personaggio inutile”…

Altrochè inutile! Tom rimane al margine dell’azione principale, ma di lui si dice che è straordinario, il più potente e più antico di tutte le creature della Terra di Mezzo: “era qui prima del fiume e degli alberi, vide la prima goccia d’acqua e la prima ghianda, conobbe l’oscurità sotto le stelle quand’era innocua e senza paura, prima che da Fuori giungesse l’Oscuro Signore…”

Ha molti nomi: nelle ere lontane era chiamato Iarwain Ben-adar, Forn oppure Orald, il più anziano e il senza padre.

La malvagia Potenza che ha forgiato l’Anello non sembra influire su di lui: Tom è l’unico che infilando l’Anello nel mignolo NON DIVENTA INVISIBILE.

Infatti, quando i saggi si riuniscono intorno a Elrond per discutere  su cosa fare dell’Anello, viene presa in seria considerazione l’ipotesi di affidarlo a Tom che, nascosto nella foresta, potrebbe resistere in eterno agli attacchi di Sauron.

Ma l’ipotesi è scartata. Proprio perchè Tom è radicalmente estraneo a ogni desiderio di potere non darebbe importanza all’Anello; probabilmente lo perderebbe o si dimenticherebbe di averlo.

IN SINTESI, Tom è un dio, ma è UN DIO DISTRATTO,  placidamente indifferente a quello che succede fuori del suo territorio.

Come gli dei di cui parla Epicuro, dei che non si curano di noi.

Published in: on gennaio 23, 2009 at 12:21 am  Comments (5)  
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TWILIGHT, il (brutto) film

In molti casi il film è migliore del romanzo che lo ha ispirato. Cito qualche caso: IL SIGNORE DEGLI ANELLI, IL GATTOPARDO, LA FABBRICA DI CIOCCOLATO, UN PONTE PER TERABITHIA, IL LEONE LA STREGA E L’ARMADIO.

NON IN QUESTO CASO. Non nel caso di Twilight.

Del romanzo mi sono già occupato un mese fa. Nel post CHE PALLE ‘STO ALLOUIN.

Un po’ verboso nelle schermaglie verbali dei protagonisti, ma nel complesso si può leggere con piacere. Nel film quasi tutti i dialoghi sono ridotti all’osso (così gli attori non devono sforzarsi troppo per ricordare le battute, poverini) e in compenso c’è un’esagerazione di effetti speciali, salti mortali e acrobazie varie, tipo videogioco.

Se sei una ragazzina dai 10 ai 16 anni, desiderosa di essere morsa sul collo da mr. Robert Pattinson, il film ti piacerà. Negli altri casi NON SPRECATE I SOLDI.

Comunque avevo promesso di raccontare il film. Userò per comodità gli schemi classici della sceneggiata napoletana.

ISSO si chiama Edward: è morto nel 1918 (17enne) e da allora vive in eterno succhiando il sangue degli animali (non che non gli piaccia il sangue umano, anzi, ma ha fatto una scelta diciamo così puritana); contemporaneamente giovane (capace di prendersi una cotta grandiosa, ma ci mette una vita per dirlo) e centenario (scettico e prudente); l’attore sopra citato ha un fisico da decatleta e uno sguardo bovino; quando appare con gli occhiali da sole le ragazzine in sala gridano “Sei sanooooo!”

ISSA si chiama Bella. Ed è effettivamente bella. Come attrice è ancora acerba, ma quando pronuncia battute memorabili, tipo “La morte è serena, semplice: è la vita che è difficile” ha l’espressione giusta. Non vede l’ora (come personaggio) di essere morsa sul collo e di diventare un vampiro. Così rimarrà eternamente giovane, eternamente a fianco di un superman che le ripeterà eternamente che la ama alla follia. Bisogna che abbia pazienza, la fanciulla, perchè la vampirizzazione-deflorazione è in programma solo nel QUARTO ROMANZO DELLA SERIE.

O’MALAMENTE si chiama James. Vampiro cattivissimo, vuole prosciugare le vene di ISSA, ma soprattutto uccidere ISSO. L’attore è bravo, sa fare la faccia feroce. Mi immagino i provini: “devi fare un espressione da stronzo, gelido e arrogante”, lui l’ha fatta meglio degli altri e gli hanno dato la parte. Muore ammazzato nel finale, così in futuro dovrà cercarsi altri ruoli. Invece ISSO e ISSA ci camperanno per chissà quanti anni.

CONCLUDENDO, film deludente, soprattutto se hai letto il romanzo. A meno che non tu sia una ragazzina ecc.