I love radio rock vs. Radio America

Stavolta è davvero dura. Scegliere tra un bellissimo film inglese (THE BOAT THAT ROCKED, 2009) e un capolavoro di Altman (A PRAIRE HOME COMPANION, 2006). In entrambi i casi

  • si parla di radio private (nel primo caso, addirittura illegali)
  • c’è tanta musica
  • c’è aria di catastrofe


Cominciamo con il film inglese.

Mare del Nord 1967. Una vecchia nave sta affondando (la chiglia si è squarciata su un fondale) e i dj di una famosa radio pirata aspettano la morte (ma alla fine i fans arrivano a salvarli con una vera flotta di barche).

L’intreccio è molto romanzato (un figlio trova il padre, un matrimonio si risolve in una beffa boccaccesca, ecc) ma è solo un PRETESTO per celebrare l’età d’oro del rock. Notevolissima l’interpretazione di Philip S. Hoffman che, mentre l’acqua gli arriva già alle ginocchia, trasmette il suo testamento spirituale: “i politici non faranno mai un cazzo per rendere il mondo migliore, ma in tutto il mondo ragazzi e ragazze avranno sempre i loro sogni e tradurranno quei sogni in canzoni… tante fantastiche canzoni… che non sarà nostro privilegio trasmettere!”

Giriamo pagina.

MINNESOTA, epoca presente. Una radio, specializzata in musica country, sta per chiudere. Si trasmette in diretta uno show dal teatro F. S. Fitzgerald. E’ l’ultimo spettacolo, ma tutti fanno finta di non saperlo.

Metaforicamente cammina tra le quinte l’Angelo della morte, una biondona in trench bianco che cerca di farsi spiegare il doppiosenso di una barzelletta sui pinguini. Impareggiabile Kevin Kline, detective pasticcione che ci prova anche con l’Angelo.

Ai microfoni della WLT cantano (professionalmente perfette) Meryl Streep e Lily Tomlin. Ma anche Woody Harrelson, John C. Reilly, Lindsay Lohan e tanti altri se la cavano molto bene.

Per fortuna quella radio (“gli Amici della Prateria”) esiste ancora e ha un pubblico affezionatissimo. Ma il fatto che (solo in America?) i teatri vengano abbattuti per costruire parcheggi NON E’ FANTASCIENZA.

E’ il mercato, bellezza…

In sintesi, tra Rock e Country chi sceglierò? Mumble mumble….

Published in: on luglio 12, 2011 at 11:38 am  Comments (8)  
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Due o tre cose che so su Marty McFly (e anticipo il prossimo match)

Deciso. Nell’armadio ci vanno i 3 episodi del SIGNORE DEGLI ANELLI, per le ragioni sopra esposte. Nello scaffale restano i dvd della trilogia RITORNO AL FUTURO.

Sui motivi per cui le avventure nel tempo di Marty piacquero e piacciono tanto ci sarebbe moltissimo da dire. Ma non ho voglia di dilungarmi.

Posso solo accennare ad alcuni aspetti psicoanalitici. Marty è un Edipo alla rovescia: non vuole uccidere il padre e sedurre la madre; al contrario vuole SALVARLI.

E infatti salva il padre dalla mediocrità. RIEDUCANDOLO, nel 1955, e rendendolo abbastanza VIRILE da sfidare e sconfiggere il rivale. Grazie al paradosso dei viaggi nel tempo, SALVA la madre nel 1985 “alternativo” e le impedisce di diventare l’amante di Tannen.

A forza di salvare gli altri, impara a salvare se stesso. Nel finale del film Marty si sottrae a una sfida di velocità lanciata dal bullo Needles e (evitando l’incidente che lo avrebbe menomato) si assicura una vita migliore nel 2015.

Ecco, il 2015

Spero proprio che il Dio dei bloggers mi faccia vedere il 2015 (alla faccia dei Maya) e controllare quali profezie della trilogia si siano avverate.

Per il momento è chiaro che le auto volanti sono fuori discussione (bisogna risparmiare energia, invece…) e che le porte che si aprono leggendo la tua impronta digitale le vedremo col binocolo.

Al contrario NON ERANO PREVISTI i telefonini, Internet e il piercing. I “cattivi” erano terroristi libici e qui dobbiamo ancora vedere cosa succederà in Libia. Insomma vedremo…

Last but not least, rinviando all’autunno match impegnativi come

  • Shrek contro Toy Story
  • Alien contro Terminator
  • Indiana Jones contro Star Wars
  • Tempi moderni contro Luci della città
  • Chicago contro La stangata
  • Duck Soup contro Dottor Stranamore
  • My fair lady contro The sound of music
  • Lawrence d’Arabia contro Il dottor Zivago
  • Basta che funzioni contro Provaci ancora Sam
  • La duchessa contro Orgoglio e pregiudizio
  • ecc ecc contro ecc ecc
il prossimo dilemma riguarderà (in stretto ordine alfabetico) I LOVE RADIO ROCK  (2009) e RADIO AMERICA (2006)
Published in: on luglio 10, 2011 at 7:28 am  Comments (3)  
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SISSI, ovvero alla corte di Vienna mancava solo Scamarcio….

Non ho potuto fare a meno di seguire “Sissi” su Raiuno. Sono cresciuto a pane e Romy Schneider, ero curioso di vedere questa versione.

UN PIANTO. Non solo perchè la vita di Elisabetta fu infelicissima, piena di amarezze e di sventure. Un pianto per la recitazione. E per la regia.

Dovevo aspettarmelo, per la verità. Come ha scritto Aldo Grasso, il pubblico televisivo è di bocca buona, “non vuole sapere cose nuove (generano ansia); vuol vedere quello che sa già”. Ama gli stereotipi.

Che gli attori sappiano recitare è un optional. L’importante è la messa-in-scena (palazzi, carrozze, uniformi ecc) e, secondariamente, la musica.

Ad attrici e attori, in queste fiction, basta aver un bel faccino (per i frequentissimi primi piani) e imparare battute molto brevi: “L’aspetto fisico non conta: l’importante sono i sentimenti”… “Sono tanto sola. Tu non mi ami più!” ….”Non so quale vestito mettermi” …”Qualsiasi cosa indosserai, sarai certamente la più bella di tutte!”

E le scene non vengono (normalmente) ripetute. Costa troppo tenere sul set le comparse (contesse, ussari, nobili magiari). Buona la prima.

A un certo punto ho riconosciuto l’attrice che “faceva” la contessa Ferency, dama di compagnia dell’imperatrice. Era Katy Saunders, attricetta già ammirata come protagonista di TRE METRI SOPRA IL CIELO. “Mi è sembrato di sentire il tintinnio dei lucchetti sul Ponte Milvio” (questa è di Roberto Levi, non potevo non citarla).

A me il telecomando. Ho messo su il DVD di “I love radio rock”.

philip seymour hoffman

E’ ammirevole la quantità di attori bravissimi che nel mondo anglosassone passano tranquillamente da ruoli comici al dramma, dalla parte del “cattivo” a quella dell’eroe.

Da noi, diciamoci la verità, di attori così se ne trovano pochi: Castellitto, Rubini, Placido… vabbè, ce ne sono anche qui (magari la prossima volta ne parliamo). 

Stavolta voglio rendere omaggio a Ph. S. Hoffman.

Elencherò solo le sue interpretazioni più recenti.

  • è stato Truman Capote nel film omonimo (2005): un po’ gigione, ma ha beccato l’OSCAR
  • è stato il cattivissimo Owen Davian in Mission Impossible (2006)
  • è stato un cinico agente della CIA (abile nel suo mestieraccio, ma profeticamente scettico) in La guerra di Charlie Wilson (2007)
  • è stato (sempre nel 2007) un imprenditore senza scrupoli, travolto dalla droga e dalla propria avidità in Onora il padre e la madre
  • è stato un prete sospettato di pedofilia in un bel film del 2008: IL DUBBIO; nomination per l’Oscar per il miglior attore non protagonista (lo ha battuto per un soffio Javier Bardem)
  • è stato un simpaticissimo dj in I love radio rock (2009, nomination in arrivo?), film molto bello (adesso che ho il DVD me lo rivedo con mucho gusto) che ha il grave difetto di non comprendere neanche una canzone dei Beatles (pare che i diritti d’autore siano costosissimi).

So long, Philip. Al prossimo film.