niente drammi: siamo italiani

Gli italiani sono abituati da secoli a ridere per non piangere.

A teatro come al cinema non vogliono commuoversi. Vogliono RIDERE.

Non amano il dramma, le storie di eroi fortunati o sfortunati (nel genere epico bisogna distinguere tra alleati e nemici e noi non ci riusciamo sempre).

Di conseguenza le sale italiane non le riempiono pugili drogati, ballerine autodistruttive o sensitivi depressi.

NO. Da noi trionfano Checco Zalone, Scamarcio che si nasconde dietro l’uscio perché è tornato il marito della Chiatti, l’irresistibile ascesa di Cetto La Qualunque e le fantozzesche disavventure di Verdone.

In fondo, la “commedia all’italiana” (quella che arricchisce i nostri produttori) è la versione contemporanea degli sberleffi della COMMEDIA DELL’ARTE. I protagonisti sono sempre loro: Arlecchino, Brighella, Pulcinella, Colombina insidiata da un bavoso Pantalone…




In questa immagine, Signore e Signori, potete ammirare Pantalone De Sica che ci prova con Colombina Lollobrigida.

Cosa c’è dopo la morte?

Non aspettatevi che ve lo dica io. Né che ve lo dica il film HEREAFTER diretto da Clint Eastwood. Clint non lo sa e non pretende di saperlo. E’ solo un film, come gli spot del caffè Lavazza (ambientati in un paradiso surreale) sono solo spot.

Un bel film. Ottimamente diretto e ottimamente fotografato (non mi meraviglierebbe un Oscar a Tom Stern) con colori che a volte si nascondono nel grigio e nel nero. Tinte adatte alla morte, appunto.

All’inizio una scena spettacolare (lo tsunami, ricreato digitalmente alle Hawaii), poi il montaggio alterna le storie dei tre protagonisti con un buon ritmo. Lo spettatore capisce che le trame confluiranno e resta incollato alla poltrona in attesa del finale.

TRAMA ESSENZIALE. George (Matt Damon) ha poteri medianici. Tocca le mani di una donna o di un uomo e sente la presenza di persone morte, a lei/lui care. Potrebbe farci una barca di soldi, ma non vuole. Posso capirlo: che razza di vita diventerebbe la sua?

Va a Londra (ha una lodevole passione per Dickens e le sue opere) e la sua storia si intreccia con quella di Marie (che ha visto la morte in faccia) e di Marcus, che ha visto morire il gemello e non si rassegna a non vederlo più.

Apprezzabile la delicatezza con cui viene trattato un argomento simile. Apprezzabilissimo il fatto che NON si voglia descrivere l’aldilà: le immagini sfocate che appaiono sullo schermo sono nella mente di George, non necessariamente nella realtà.

E molte cose restano non dette (meglio così, non vi pare?): ad esempio

  • il berretto che Jason fa volar via dalla testa del fratello ha un significato simbolico o è una mossa tattica per impedirgli di salire sulla metropolitana a Charing Cross?
  • cosa aveva da farsi perdonare il padre della brunetta, interpretata da Bryce Dallas Howard?
  • la medium svizzera è “fasulla” come tanti altri imbroglioni che attraversano questa storia o davvero comunica con i morti?

Comunque è  giusto che lo spettatore resti nel dubbio. Questo film non pretende di dare certezze. E’ solo un bel film.

Published in: on gennaio 15, 2011 at 8:15 PM  Comments (6)  
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