I BACI MAI DATI, di Roberta Torre

Mi chiedevo, il 26 ultimoscorso, perché i nostri produttori non puntano su attrici/attori giovanissimi.

Per la verità qualche eccezione a questa regola c’è.

Nel 2003 Virzì ha potuto scegliere come protagonista di Caterina va in città la giovane Alice Teghil (all’inizio delle riprese non aveva ancora 14 anni) e il botteghino ha risposto bene. Poi la Teghil non ha avuto altrettanta fortuna.

Ecco, mi sono tornati in mente quel film e quella attrice vedendo I BACI MAI DATI.

Una storia un po’ esile ma interessante, interpretata da Carla Marchese con Donatella Finocchiaro (la madre della protagonista), Giuseppe Fiorello (il padre), Piera Degli Esposti (un’inquietante parrucchiera-cartomante) e Pino Micol (il parroco).

TRAMA. Vita grama, quella della giovane Manuela: famiglia disastrata, madre e sorella che gareggiano in zoccolaggine… Ma si sparge la voce che Manuela ha sentito la voce della Madonna. Tutto il quartiere si mette in fila per chiedere grazie grandi e piccole (“fa’ morire mio marito, tesoro…”), arrivano notorietà e soldi. Manuela si stanca presto di essere un fenomeno da baraccone, litiga di brutto con la mamma, poi fanno pace… e il botto finale (se proprio volete conoscerlo) ve lo racconto dopo il video.

Intanto lodo alcune trovate della regista. Nella sequenza iniziale un velo sull’obbiettivo ci fa intravedere una piccola folla (con tanto di sindaco) in una piazza. Solo dopo un po’ lo spettatore capisce che il velo copriva gli occhi dell’inauguranda statua della Madonna. E poi viene descritto il quartiere di Catania dove tutto si svolge: colori vivaci, sguardi tristi, droga.

Azzeccate le figure di contorno. Soprattutto il parroco, scettico sulle “rivelazioni” ma utile nel consigliare il look giusto alla protagonista (non si può andare in televisione con la minigonna..) e le clienti della bottega della Degli Esposti, siliconate dalle tette ai piedi. Non manca l’onorevole sporcaccione, ma non si dice di che partito è.

Conclusione. Proprio quando Manuela ha deciso di troncare tutto, una cieca ritrova la vista (grazie a chi? boh, vai a sapere…) e mi sa che stavolta andranno tutti a PORTA A PORTA.

Auguri comunque all’esordiente Carla Marchese, che nel frattempo ha compiuto 15 anni (il film è stato girato un anno fa). Le auguro altre parti, magari con battute più significative di “un conto è sperare, un conto è essere presi per il culo…”

La banca romana e l’immunità parlamentare

Raiuno ha mandato in onda, in due puntate, la rievocazione di un famoso scandalo politico-bancario di fine Ottocento.

Bel lavoro. Ottima ricostruzione storica, eccellente regia (di Stefano Reali) e buona interpretazione di Lando Buzzanca e Giuseppe Fiorello.

Per me, al di là della valutazione estetica, è importante sottolineare un aspetto giuridico di quella vicenda. Cioè l’istituto dell’IMMUNITA’ PARLAMENTARE.

La conclusione della storia (una storia vera, ripeto) è che TUTTI gli imputati di quel clamoroso processo FURONO ASSOLTI.

E furono assolti proprio perchè la maggior parte di loro erano parlamentari (tra loro Giovanni Giolitti, che era Presidente del Consiglio, e Francesco Crispi, che lo diventò in seguito) e quindi non perseguibili.

Per quelli che non erano parlamentari si ricorse all’argomento: “perchè gli altri sì e loro no?”

Infatti, come spiega uno dei personaggi, “se venissero condannati solo i non-parlamentari e gli altri la facessero franca, l’indignazione popolare potrebbe sfociare in una terribile rivolta”.

Quindi, grazie a quel privilegio di casta, TUTTI ASSOLTI.

Oggi l’immunità parlamentare (più esattamente, l’obbligatorietà dell’autorizzazione a procedere) non esiste più (è stata cancellata nel 1993, ai tempi di Mani Pulite), ma qualcuno la rimpiange.

Già: se ci fosse ancora, Cesare Previti sarebbe ancora deputato.

Magari presidente di una commissione della Camera. Magari ministro.