Marina vs. Sgarbi: SCONTRO DI TITANI

Come recita il sottotitolo, questo blog tratta del meglio e del PEGGIO della nostra cultura.

Nel caso in questione, documentato nella bella città di Spoleto, non ci sono dubbi sulla valutazione: PEGGIO DEL PEGGIO DEL PEGGIO…

Se mai qualcuno potrebbe chiedersi se la parola CULTURA non venga utilizzata a sproposito.

Ebbene sì: è cultura anche questa. Di bassa, bassissima lega… ma cultura, SE PER CULTURA SI INTENDE L’INSIEME DEGLI ATTEGGIAMENTI E DELLE ABITUDINI di una popolazione.

Così è cultura la televisione italiana (compreso B. Vespa!!!) e l’uso dello Sciacquone (sul quale Sciacquone posterò nel prossimo futuro).

In sintesi, è stato lanciato contro Sgarbi un barattolo contenente liquido escremento. Episodio emblematico dellariachetira che ha come protagonisti

  • un’arrivista, nota all’anagrafe come Marina Punturieri, che non ha lavorato un solo giorno della sua vita, a meno che per LAVORO non si intenda comparire nei peggiori  programmi della tv o aver firmato la regia di uno dei più brutti film della storia (correva l’anno 1992: chi indovina vince una bambolina)
  • uno snob, ex-critico d’arte, ex-parlamentare (bisogna dire che in Parlamento hanno poggiato il deretano figuri peggiori di lui…), attualmente frequentatore di un obbrobrio come LA PUPA E IL SECCHIONE nonché estimatore di quadri (si fa pagare molto bene) e Curatore del padiglione italiano alla Biennale di Venezia (basterebbe questo per capire come siamo messi in Italia).
Comunque, niente di nuovo sotto il sole. Futuristi, surrealisti e Dada ricorrevano spesso a queste trovate scatologiche QUANDO SI ACCORGEVANO CHE NESSUNO SE LI FILAVA e volevano farsi un po’ di pubblicità.
Quindi non parliamone più. Buon sciacquone a tutti.

VINCERE, film di Marco Bellocchio

Un film molto ben strutturato (e interpretato da una maiuscola Giovanna Mezzogiorno), basato su una storia vera.

Ida Dalsèr conobbe veramente Mussolini nel 1907, lo seguì a Milano, ne ebbe un figlio. Ma il futuro duce si rimise con Rachele e la povera Ida, che continuava a ripetere a tutti di essere la moglie di Mussolini, venne rinchiusa in manicomio. Stessa sorte avrà il figlio, molti anni dopo.

Le scene più impressionanti sono proprio quelle nei manicomi: il dramma di Ida si snoda tra brutalità, cinismo burocratico e qualche atto di pietà (una suora l’aiuta a evadere), nel quadro complessivo della dittatura fascista.

Opportunamente il regista Bellocchio, volendo fare un film didattico, inserisce documenti filmati dell’epoca: l’attentato di Serajevo, Lenin, Mussolini a Berlino, la dichiarazione di guerra del ’40 ecc.

In alcuni casi la funzione didascalica straripa un po’: ad esempio, era necessario lo striscione FESTA SOCIALISTA su una pista di ballerini, poi manganellati dalle camicie nere? Oggi è così, certamente, ma nel 1921 si ballava anche senza striscione.

Lodo comunque due trovate della regia.

Nella scena iniziale il giovane Mussolini si presenta a un dibattito sull’esistenza di Dio: “Sfido Dio a fulminarmi entro i prossimi cinque minuti! Se non lo fa, NON ESISTE!” La scena è riproposta alla fine del film, prima che una scritta sullo schermo ci ricordi della fucilazione del duce nel ’45. Dio se l’è presa comoda, ma ha risposto alla sfida.

Seconda trovata: l’attore che impersona Benito Mussolini nel 1914 (Filippo Timi, un po’ gigionesco) impersona anche il figlio Benito Albino nel 1937, che si diverte a “fare” il Duce davanti agli amici.

Ultima osservazione. In uno dei filmati, il Duce si esibisce dal balcone di Piazza Venezia con tanta guitteria da sfiorare il ridicolo. Sembra la parodia di se stesso, sembra Corrado Guzzanti.

E INVECE NO, era proprio così: era davvero il trionfo dell’irrazionalità, il trionfo del grottesco culto dell’irrazionalità.

Published in: on giugno 1, 2009 at 12:51 pm  Comments (5)  
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