MI RIFACCIO VIVO (Sergio Rubini, 2013)

Lo ridanno spesso su scaicinema. Rivedendolo, mi sembra meglio di come lo giudicai 2 anni fa.

TRAMA ESSENZIALE. Biagio, imprenditore sfigatissimo, vuol farla finita e si butta nel lago. Karl Marx, che ha le funzioni del dantesco Minosse, giudica e manda… all’Inferno quelli come lui. Ma forse c’è una via di scampo.

Commedia brillante, ben recitata da professionisti con la P maiuscola (Marcorè, la Buy, Solfrizzi, Rubini, ecc) meritava qualcosa di più del miserrimo incasso (manco un milione di euro!); un motivo c’è…
vivo
MOTIVO (dello scarso incasso): nel film si parla di morte, di Inferno e di Paradiso; il pubblico italiesco (che magari va a Messa la domenica) non ama questi temi; soprattutto odia l’idea che qualcuno (in questo caso il barbuto K. Marx) dia un giudizio definitivo su come sei vissuto e come sei morto.

Per cui ci si attacca al ferro di cavallo, al corno di corallo… e si spera di non morire mai.

Frank Capra lo può fare, Rubini no…

ARSENIC AND OLD LACE vs SERIAL MOM

Due film americani (F. Capra 1944, J. Waters 1994) hanno in comune delle protagoniste SERIAL KILLERS (in entrambi i casi ci vuole il pallottoliere per contare i cadaveri), inserendo i loro omicidi in atmosfere comiche.

Naturalmente i motivi per cui rispettabili signore abbassano drasticamente il numero degli abitanti della loro città sono diversi (sono passati 50 anni e si nota…)
Nel caso di ARSENICO E VECCHI MERLETTI le sorelle Brewster uccidono vecchi homeless con motivazioni “umanitarie”.

La grottesca signora Sutphin (peraltro perfetta moglie, madre e cuoca, nonché campionessa di raccolta differenziata di rifiuti) uccide a destra e sinistra PERCHE’ NON SOPPORTA I DIFETTI DEL PROSSIMO.

Ad esempio chi indossa scarpe bianche fuori stagione o non riavvolge la VHS presa a noleggio DEVE MORIRE (e morirà).

ALTRA ANALOGIA. Nel finale le protagoniste NON SONO PUNITE.

Nel primo caso il nipote (ve la ricordate la faccia stralunata di Cary Grant?) si accontenta di farle internare in una “casa di riposo”.

Nel secondo caso la sig.a Ammazzatutti affronta spavaldamente il processo difendendosi da sola e convince la giuria di non essere colpevole (è una farsa di processo, ma il regista voleva proprio fare del sarcasmo sul cinismo della nostra società); il fratello di una delle vittime vuole vendetta, ma si calma subito quando gli spiegano che avrà una parte degli enormi profitti che si annunciano (diritti televisivi, si sta già scrivendo un istant book, si farà il film, ecc)

Beh, ho già un’idea su quale dvd rimarrà nello scaffale-dei-preferiti. Però vorrei tanto conoscere l’opinione dei miei eventuali lettori.

Published in: on agosto 20, 2011 at 12:55 pm  Comments (9)  
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