Io ne viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…

bladerunnLa versione originale di BLADE RUNNER (ce l’ho in VHS) è stata modificata nelle versioni successive, soprattutto nel finale.

Non solo sparisce la rosea favola (“vissero insieme felici e contanti contenti per molti e molti anni” perché Rachael è stata programmata per vivere a lungo), ma non c’è più la voce fuori campo.

La quale voce fuori campo filosofeggia

  • “…in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto l’avesse mai amata; non solo la sua vita: la vita di chiunque, la mia vita…”
  • “…volevano le risposte che tutti noi vogliamo: da dove vengo? dove vado? quanto mi resta ancora?”

Nel cinema contano più le immagini della filosofia. Le immagini e la musica.
vangel
La filosofia va bene in altri ambiti. Lo spettatore sussulta quando Deckard precipita nel vuoto e Roy Batty (per solidarietà da replicante a replicante?) lo afferra per il polso. Ma domande come “cosa succede dopo la morte? esiste un’altra vita? ecc” inquietano (è difficile rispondere…).

Sento dire che BLADE RUNNER 2049 è pieno di azione e povero di spiegoni. Se è così avrà molti spettatori (avremo un ottobre piovoso) e lascerà qualche dubbio nelle nostre menti cinefile.

  • come mai Deckard non muore mai? l’hanno programmato per vivere in eterno? o semplicemente servirà per il 3° episodio?
  • che fine ha fatto Rachael?
  • il lardo di colonnata fa bene agli androidi o gli aumenta il colesterolo?

rach

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Published in: on ottobre 6, 2017 at 10:47 am  Comments (11)  
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THE LORD OF THE RINGS – Lesson two

Torno sul tema dopo più di 6 anni.

Riassumo quanto detto allora e aggiungo qualche ripensamento.

Nel romanzo ci sono molte cose che il film lascia da parte. Ad esempio

  • in questo genere di storie c’è un oggetto (qualche volta una persona) che viene ricercato per mare e per terra (il Graal, la spada di Shannara ecc); qui il tessssoro (che dà potenza quasi infinita) è già nelle mani di Frodo&Co. e bisogna DISTRUGGERLO; questo rifiuto un po’ buddista del potere e della ricchezza ha affascinato intere generazioni, dagli hippies degli anni ’60 agli ecologisti di oggi
  • nel film il tema “il potere corrompe” è solo accennato; gli spettatori (e Jackson lo sa) abbracciano per lo più una filosofia primordiale “loro, il nemico (in questo caso, gli orchi) sono brutti sporchi e cattivi: uccidiamoli tutti!”; di conseguenza, le battaglie (raccontate benissimo, non dico di no) sono interminabili (più di 40 minuti solo per i combattimenti al Fosso di Helm); pochissime battute sono dedicate ai motivi per cui Gollum non deve essere ucciso
  • ecco, Gollum; un personaggio complesso, descritto benissimo da Tolkien; nonostante l’influsso malefico dell’Anello qualcosa di buono è rimasto nel fondo della sua anima; nel romanzo dialoga lungamente con se stesso (“Sméagol ha detto che sarebbe stato molto buono…”), nel film questi dialoghi hanno poco spazio ma sono descritti bene (Gollum parla con la propria immagine riflessa in una pozzanghera)
  • il ritorno alla Contea: nel romanzo i 4 amici trovano la loro patria dominata da Saruman (che nel film muore a Isengard) e devono organizzare una vera guerra per ripristinare lo status quo; nel film tutto ciò è cancellato; meglio così… le opinioni politiche di Tolkien sono note e imbarazzanti: odiava i laburisti quasi quanto odiava i fascisti (non è senza motivo che il laburismo sia portato nella Contea proprio da Saruman-Stalin)
  • Tom Bombadil. Neanche lui c’è nel film. Sei anni fa lo consideravo un bene, perché lo consideravo un personaggio inutile; ma ho cambiato idea sul Custode della Vecchia Foresta. E’ un semidio, anzi un Dio Hippie, totalmente refrattario alle tentazioni dell’Anello (non diventa neanche invisibile!) proprio perché non desidera nulla…

bobbd

CATERINA VA IN CITTA’ vs TUTTA LA VITA DAVANTI

Due film di Virzì, rispettivamente del 2003 e del 2008.

Nel primo si illustrano le tragicomiche avventure della famiglia Iacovoni, composta da

  • professore frustrato; trasferito da Montalto di Castro a Roma, tenta di pubblicare un romanzo e di farsi strada tra i pezzi grossi della capitale, collezionando figuredimerda (è Sergio Castellitto)
  • moglie del prof; sembra scema, ma ha la testa sul collo più di tanti altri (Margherita Buy)
  • la figlia 13enne (Caterina, interpretata da Alice Teghil) che sogna di entrare all’Accademia di Santa Cecilia e intanto frequenta una terza media spaccata in due dalla politica; molte delusioni; ma è un tipo tosto e riuscirà a non essere schiacciata
L’ambiente della vipperia romana è ricostruito molto bene (compaiono in ruoli cameo Maurizio Costanzo, l’on Giuliana Melandri, Michele Placido e Benigni), con un Claudio Amendola che interpreta un sottosegretario fascista-ma-non-troppo in cui mi sembra di riconoscere Gianni Alemanno.
In TUTTA LA VITA DAVANTI (ispirato da un blog della scrittrice Michela Murgia) lo scenario è sempre Roma (ma non i quartieri alti, siamo in periferia). La protagonista è un cervellone (110lode in filosofia) ma non trova spazio. Lavora in un call center, che però chiuderà (ci scapperà anche il morto).
E la vita, nonostante tutto, continua…
Notevoli le interpretazioni di Isabella Ragonese, di Sabrina Ferilli  (la “capa” del call center), di Elio Germano e di Valerio Mastrandrea (un sindacalista).
Un film CORALE: i veri protagonisti sono i giovani (femmine e maschi) sfruttati e nevrotizzati dalla PRECARIETA’.
Come si fa a vivere serenamente quando l’avvenire è cosi incerto?
Sara un caso se i titoli di coda sono accompagnati da “Que serà serà”?
Direi che è proprio l’inno dei precari.
“Quando ero una bambina chiesi a mia madre: COSA MI SUCCEDERA’? SARO’ RICCA? SARO’ FELICE?
Que serà, serà… whatever will be, will be…”

BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE (250 pagine lette in apnea)

Alessandro D’Avenia (siciliano) è un blogger e un prof. Anche se non lo dicesse la copertina, si capirebbe che è un prof di liceo da come descrive l’ambiente: le prove d’ingresso, le carte geografiche malmesse e impolverate, la Massaroni che veste uguale tutto l’anno scolastico, autunno inverno e primavera…

Questo è il suo primo romanzo. Un po’ acerbo, ma si fa leggere.

E’ la storia (in prima persona) di un sedicenne piuttosto incasinato.

Platonicamente innamorato di una rossochiomata Beatrice, ci resta male perché i suoi sms non ricevono risposta (il perché lei non risponde lo sapremo solo a pag 214).

Attenzione, però! Siamo lontani anni luce da Moccia e anche da Brizzi (Jack Frusciante ecc). Fin dall’inizio l’atmosfera vira sul tragico e a pag 54 la parola LEUCEMIA risolve il rebus del titolo.

In un contesto realistico come questo NON C’E’ POSTO per sdolcinature tipo i lucchetti di Pontemilvio.

C’è posto invece per il prof di Filosofia (evidente alter-ego dell’autore) che riesce a comunicare agli alunni i seguenti messaggi:

  • I SOGNI SONO IMPORTANTISSIMI; a differenza degli animali (che fanno solo quello che la loro natura comanda) GLI UOMINI DEVONO COLTIVARE I LORO SOGNI E LOTTARE PER REALIZZARLI; solo così l’umanità può progredire.
  • L’AMORE NON ESISTE PER RENDERCI FELICI, MA PER DIMOSTRARCI QUANTO SIA FORTE LA NOSTRA CAPACITA’ DI SOPPORTARE IL DOLORE (è un aforisma di Hermann Hesse)

Dopo l’immagine dico come va a finire. Se non lo volete sapere VOLTATE PAGINA; siete ancora in tempo!

Per facilitare l’operazione APRO UNA PARENTESI e vi preannuncio che il prossimo post contrapporrà DUE TRILOGIE (per la serie “quali dvd restano nello scaffale dei preferiti?”): IL SIGNORE DEGLI ANELLI contro RITORNO AL FUTURO I II e III. Chiusaparentesi.

Se siete ancora qui, peggio per voi…

Dunque, parlavamo di leucemia. Beatrice muore, nonostante gli sforzi della medicina e le trasfusioni di sangue del protagonista. Al funerale viene letta l’ultima pagina del diario di Beatrice (che ha accettato serenamente la morte) “e la chiesa mi sembra inondata dal mar morto delle mie lacrime, sul quale io galleggio con una barca che Beatrice ha costruito per me”

Un po’ barocco, non vi pare? Ma il barocco riesce bene ai siciliani…

Tutta la vita davanti

Ieri trasmettevano questo bel film di Virzì, un’amara descrizione del mondo presente.

Lo avevo accostato a IL MEDICO DELLA MUTUA (che però era più “commedia”) in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2008/10/04/classifica-provvisoria/

E’ un DRAMMA, con tanto di morti ammazzati, sulla precarietà e SULLA FEROCIA DEI RAPPORTI INTERPERSONALI in un’azienda un’associazione per delinquere che sfrutta lavoratrici e lavoratori precari per spacciare un inutile elettrodomestico a vecchiette di periferia.

La trama (se non la conoscete già) ve la riassumo dopo il video. Prima però una considerazione FILOSOFICA

E’ proprio la filosofia a salvare la protagonista dalla disperazione.

E ad affascinare la piccola Lara (che da grande “farà la filosofia”) con il MITO DELLA CAVERNA.

Mito quanto mai attuale, ci vuol dire Virzì. Noi tutti, come le ragazze del call-center che iniziano la giornata cantando e ballando l’inno aziendale, viviamo nella caverna delle illusioni. E siamo tentati di scambiare la realtà con le ombre illusorie del consumismo, della TV grandefratellistica, con la falsa felicità degli spot.

E quando le illusioni sfumano, il rientro nella realtà può essere terribile.

Trama essenziale. La protagonista (interpretata da Isabella Ragonese) ha una laurea 110lode e brillanti capacità intellettuali. Deve accontentarsi di fare la baby sitter di una bimba malinconica e poi lavorare (sottopagata) in un call center. La “capa” (Sabrina Ferilli) la prende in simpatia e le rivela di essere l’amante del Padrone (Massimo Ghini).

Poi la catastrofe: la “capa” impazzisce e uccide il Padrone, l’azienda chiude e centinaia di giovani perdono il lavoro. Ma la vita continua e, come sempre nei film di Virzì, l’ultima scena restituisce un briciolo di speranza. Whatever will be, will be…

Allego l’ultima scena, con la partecipazione straordinaria di TATIANA FARNESE (la vecchia signora) bravissima attrice e, temporibus illis, gran bella donna.

Albertazzi al Duse

Mercoledì sera al teatro Duse. Filosofi sulla scena, nel senso che Albertazzi interpreta F. Nietzsche e Protagora (nelle serate precedenti si era calato nei panni di Platone e di Ratzinger, ma io non c’ero).

Alla fine il pubblico ha applaudito lungamente. L’applausometro ha misurato la sonorità degli applausi a Protagora (52) e a Nietzsche (35): la vittoria di Protagora è comprensibile, in quanto Albertazzi lo ha descritto come campione dell’Ottimismo, mentre Nietzsche era il Pessimista.

“Tu, amico Protagora, ci parli della Democrazia e del Progresso… io, che per ventura vivo 2400 anni più tardi, ho constatato che la democrazia non è servita ad altro che a trasformare gli uomini in pecore…”

Giorgio Albertazzi è un abilissimo, impareggiabile animale da palcoscenico.

Potrebbe recitare l’orario ferroviario o il regolamento dell’Azienda del gas, il pubblico ne sarebbe ugualmente deliziato.

C’è da aggiungere che non c’erano solo i filosofi in scena. Nel suo monologare Albertazzi ha divagato in lungo e in largo, ha parlato della vecchiezza, di Dante e Beatrice e di Giulietta…

e quando ha iniziato con “se sia cosa più nobile sopportare pazientemente gli strali e i colpi di balestra…” ho provato un brivido. Ricordando che, in quello stesso teatro, 45 anni prima (alla vigilia degli esami di maturità) ero spettatore dell’Amleto con Giorgio Albertazzi.

Published in: on gennaio 21, 2010 at 10:22 pm  Comments (6)  
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IL CARROZZONE VA AVANTI……

Breve ma intensissima lirica, scritta sul finire del secondo millennio.

L’autore (che si cela sotto lo pseudonimo di Renato Zero) è senza alcun dubbio un filosofo gallico molto famoso a quell’epoca: J. P. Sartre.

Sartre (1905-1980) in quegli anni inquieti e disillusi, considerando la caducità dell’esistenza umana scriveva che “la vita è una passione inutile”, che “il mondo è assurdo, è senza ragione, senza fondamento” , “l’inferno sono gli altri” ecc. Ne risulta una perfetta sintonia con versi come

il carrozzone va avanti da sé

con le regine, i suoi fanti e i suoi re…

ridi buffone per scaramanzia,

così la morte va via…

I computer, cui spetta la soluzione dei problemi di esegesi letteraria, NON HANNO DUBBI A RIGUARDO.

Risulta incerta, invece, l’interpretazione di quel “doppio petto blu” che una mattina scende anche lui dal carrozzone. L’opinione, sostenuta da molti, che si tratti di un’allusione a Milvio Berlusconi (demagogo allora molto conosciuto) è stata esaminata ripetutamente dai computer addetti alle analisi storiche, ma resta tuttora “fumosa“: quando il computer cerca di tirare le somme va in tilt, emettendo scintille e fumo.

Published in: on aprile 18, 2009 at 6:47 am  Comments (10)  
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