IL GIRO DI VITE by Henry James (ovvero, perché in GB sono così appassionati dalle storie di fantasmi?)

THE TURN OF THE SCREW è un classico. Scritto nel 1898, tradotto in decine di lingue (dal tagalog all’esperanto), ne hanno fatto film, adattamenti teatrali e persino un’opera lirica (di B. Britten).

Chi non ne conosce la trama può leggerla nell’altro blog.

Qui, presumendo che l’abbiate letto, pongo alcuni quesiti e possibili risposte

PRIMO QUESITO: perché la letteratura anglosassone è piena di spettri (Shakespeare, Dickens, Wilde…)? Perché i Britanni sono così interessati all’argomento?

  • sarà il clima? (con tutta quella nebbia e quelle giornate senza sole…)
  • c’entra il dibattuto tema dell’immortalità dell’anima? tra il credere e il non credere nell’Aldilà esiste una via di mezzo; come spiega il fantasma di sir Simon a Virginia le anime dei buoni “trovano pace” mentre quelle di chi l’ha fatta veramente grossa vagano tristemente per la terra

SECONDO QUESITO: la protagonista (miss Giddens) vede davvero gli spettri di Peter Quint e di miss Jessel o è soltanto matta? (lei parla ogni tanto della sua “infernale immaginazione”)

  • DOMANDA MAL POSTA. Siamo all’interno di una trama letteraria. Su 3 livelli:
  1. H. James scrive e noi leggiamo;
  2. all’interno del racconto di James, un certo Douglas racconta a una brillante congrega di dame e gentiluomini di possedere un intrigante manoscritto…
  3. Miss Giddens (autrice del manoscritto) racconta di quello che le successe tanti, tanti anni prima; in sintesi è una ghost story che dobbiamo solo leggere senza spaccare il capello in quattro

TERZO QUESITO: per quale motivo il piccolo Miles è stato espulso dal collegio?

Bah, forse c’entra il sesso…

Era il periodo della sessuofobia vittoriana. Le cosacce (in questo caso, la pedofilia) si facevano, ma in silenzio.

Si alludeva.

In questo caso, si allude a “cose” innominabili di cui Miles parlava con gli altri alunni (che venivano prontamente riferite ai direttori). Cose che hanno provocato la sua espulsione.
ghost

 

Published in: on luglio 14, 2015 at 11:52 am  Comments (2)  
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FANTASMI A ROMA, il film

Nel 1961 venne prodotto e distribuito in Italia un bel film (dopo ve ne faccio vedere un pezzo), che vantava alcuni tra i più bravi attori dell’epoca.

Li cito in ordine alfabetico: Lilla Brignone, Tino Buazzelli, Edoardo De Filippo, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni.

Scusate se è poco.

Eppure ebbe pochissimo successo. Mentre piacque molto in Francia e Spagna: proverò a spiegare il perchè dopo averne riassunto la TRAMA.

Viveva in un palazzo cadente della vecchia Roma un principe (De Filippo), che rifiutava di vendere il palazzo (uno speculatore lo avrebbe trasformato in un supermercato): morto il principe, un gruppo di fantasmi (a cui si aggiunge lo stesso principe) riesce a salvare il palazzo in un modo molto originale.

La domanda è: perché una commedia così brillante (soggetto di Flaiano e Scola, mica còtica) e magnificamente recitata non è piaciuta al pubblico italiano?

Secondo me agli Italiani proprio non piace l’idea della morte. Nonostante la retorica del “siam pronti alla morte!” dell’Inno di Mameli, qui da noi ogni accenno (anche indiretto) all’argomento suscita solo imbarazzo e toccamenti vari.

Eppure è un tema che riguarda tutti. Come l’amore. La morte (con o senza l’amore) riempie la letteratura, l’arte e la musica di tutte le epoche, da Omero a Mozart, dall’Amleto a Garcia Lorca, dal Giudizio di Michelangelo a Saint-Saens.

Insomma, in Italia il film non è piaciuto. Vi consiglio di cercare il DVD (non è facilissimo trovarlo): io ho trovato la versione spagnola, che però è bilingue (volendo, puoi sentire Gassman e Mastroianni doppiati) e comunque, per avere un’idea,  beccàtevi questo video.