ritorno su IO PRIMA DI TE

Come dicevo, il finale del film è amarissimo. Io non avevo letto il romanzo e speravo in una conclusione più “americana”, più ottimista.

Ma il film è inglese.

Torno a dirmi io sono contrario all’eutanasia, la vita è sacra, l’arte medica fa continuamente passi avanti, non si deve mai perdere la speranza ecc ecc; ma io sono qui, seduto comodamente, ben nutrito e capace di apprezzare le gioie della vita (qui elencate)… e se fossi nelle condizioni di Will Traynor cosa farei?

Prima di dire “di quest’acqua non ne bevo” bisogna pensarci bene.

Vedo che questo post sta prendendo tinte piuttosto grige. Per cui lo alleggerisco con una domanda finale (dopo l’immagine) e un applauso ai giochi paraolimpici.

Questi giochi, per chi non lo sapesse, celebrano gli ideali di De Coubertin più delle Olimpiadi vere e proprie. Puro dilettantismo e niente pubblicità. Si gareggia per il gusto di gareggiare. Quello che vedete qua sotto è Alex Zanardi, che è senza gambe ma in bicicletta mi lascerebbe molto indietro.
alex
DOMANDA FINALE. Qualcuno può spiegarmi perché Louisa (la protagonista di IO PRIMA DI TE) a ogni scena cambia abito borsetta e scarpe, sempre elegantissima, nonostante venga da una famiglia povera e sappia benissimo che il lavoro che le hanno offerto è sicuramente precario? Lo fa per tirare su il morale di Will?

Published in: on settembre 17, 2016 at 7:31 pm  Comments (1)  
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ME BEFORE YOU

 

Se sapete già come finisce questo divergere di pareri non vi sorprenderà.

Se non lo sapete ve lo dico io, dopo l’immagine.
io
LUI è ricco e infelicissimo. Un incidente stradale l’ha conciato MOLTO male, senza speranza di guarigione. LEI è assunta dai genitori di Lui per assisterlo negli ultimi 6 mesi della sua vita. LUI infatti ha programmato di porre un fine alle sue sofferenze in una clinica svizzera. Riuscirà l’amore di LEI a fargli cambiare idea?

ATTENZIONE!!!! SPOILER!!! No. FINE DELLO SPOILER.

L’argomento eutanasia è maledettamente serio. Non vale scherzarci sopra come fa Checcozalone in un suo film. E serve poco sperare nei miracoli (tipo quello che compie Heidi, guarendo Clara).

Certo che sarebbe bello fare i miracoli, chi dice di no? L’amore è più forte della morte eccetera. Ma i miracoli sono rari…

CONCLUSIONE. Auguro a tutte/i di non avere mai incidenti stradali. E se proprio la sfiga si è accanita su voi… vi auguro di trovare un angelo come Emilia Clarke, specialista nel dimostrare che la vita è sempre degna di essere vissuta.

Published in: on settembre 16, 2016 at 7:05 am  Lascia un commento  
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ACCABADORA, romanzo di Michela Murgia

Finito di leggere ACCABADORA, mi sono chiesto: “Se fossi stato uno dei giurati del Campiello per chi avrei votato?”

Meno male che non ho dovuto scegliere. Ho evitato l’imbarazzone della sceltona.

Sono romanzi bellissimi, ma molto diversi: quello di Pennacchi è fluviale, con una ricchezza (direi eccessiva) di temi e personaggi, mentre Michela Murgia racconta una storia più stringata. 160 pagine ben scritte e pochi personaggi (2 protagoniste e un comprimario).

Racconto la TRAMA a chi non l’ha ancora letto e (dopo l’immagine) mi rivolgerò a chi lo conosce già. Aggiungendo il “come va a finire”.

In un paesino della Sardegna, dove la miseria è tale che “si impara a fare il bollito con l’ombra del campanile” (se questa battuta vi diverte vuol dire che negli ultimi giorni avete mangiato) e dove spostare anche di poco il confine tra due vigne può provocare sanguinosissime conseguenze, la piccola Maria Listru viene adottata dalla sarta Bonaria Urrai.

Solo dopo molto tempo Maria capisce per quale motivo la madre adottiva è importante (e molto rispettata dalla gente del posto): ha il compito di “porre fine alle sofferenze” dei malati terminali.

Appena lo viene a sapere, raccoglie le sue povere cose in una valigia e se ne va a Torino.

Ma qualcosa mi dice che tornerà… (e mi fermo qui: se non volete sapere come va a finire VI CONSIGLIO DI VOLTARE PAGINA)
murg
Ora parliamo tra noi che abbiamo letto ACCABADORA.

Cosa ve ne pare dell’EPISODIO TORINESE? E’ solo un riempitivo o illustra che anche nel Continente avvengono cose ATROCI, come lo stupro subito dal piccolo Piergiorgio ad opera di uno sporcaccione?

Anzi, il ritorno di Maria a Soreni (a parte che sente di dover pagare il suo debito) può essere interpretato come la scelta di una vita povera ma pulita?

Perché zia Bonaria è “pulita”. Si può discutere quanto si vuole sul piano astratto (il suo “intervento” al capezzale di Nicola Bastìu è eutanasia o suicidio assistito?) ma si deve riconoscere a questa donna nerovestita un’arcana, severa moralità.  Come quando rifiuta di “intervenire” nel caso di Jusepi Vargiu.

Infine, tocca a zia Bonaria di entrare in agonia. Maria Listru torna da Torino per accudirla fino alla fine. E’ fortunata (sembra di sentire il commento delle donne del paese) perchè l’agonia non sarà lunghissima. “C’erano state figlie che si erano giocate gli anni migliori della gioventù appresso a vecchie tiranniche che non si decidevano a morire…”

Ma l’atteggiamento di Maria è cambiato. “La ragazza cominciò a comprendere cosa intendeva Bonaria Urrai quando le aveva detto -Non dire mai: di quest’acqua io non ne bevo-

Quando alla fine Andrìa, il fratello di Nicola Bastìu, sfiora con le labbra il “cadavere vivo” di zia Bonaria, perdonandola senza parlare, Maria si decide e compie l’atto definitivo.

Concludendo, tra l’epica dei “poveri e fieri” di Canale Mussolini e il dramma crudo e intenso di Accabadora NON SO COSA PREFERIRE.

Farò così: aspetterò i giorni ovattati tra Capodanno e l’Epifania e li rileggerò.

Published in: on ottobre 18, 2010 at 9:44 pm  Comments (7)  
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