22.11.63 – Qualche considerazione dopo la seconda puntata

Del romanzo di S. King ho già parlato (se volete sapere come va a finire leggetevi le ultime righe del post).

Cosa penso della serie omonima? E’ ancora presto per valutare (sono 8 puntate) e quindi ne riparleremo.

Però qualcosa la voglio dire adesso.
22.11

    • La tv conosce i suoi polli (gli spettatori) e punta sull’azione; pochi ragionamenti, molto sangue; l’orrore nella casa di Doris Dunning (solo 3 pagine nel romanzo) è descritto con scialo di effetti speciali, mentre le considerazioni di Senzabretelle Turcotte sul fatto che l’ergastolo sarebbe una pena più severa per H. Dunning della pallottola che Jake sta inserendo nel tamburo del revolver sono state tagliate.
    • S. King è bravissimo nell’analizzare la psicologia dei suoi personaggi, ma il suo linguaggio non è trasferibile sul piccolo schermo. Ci vorrebbe una voce fuori campo; “non ero ancora entrato nella nebbia dell’irrealtà che presto mi avrebbe inghiottito, ma le prime spire iniziavano a circondarmi… e potevo sentirle”. Per non parlare delle amare considerazioni politiche: “in America  (nel 1958 come nel 2011) l’apparenza è sempre scambiata per sostanza…”
    • Infine, il protagonista del romanzo (non è un santo) viene ingentilito nella serie tv (ha sposato una negr una coloured e dopo la separazione si scambiano gentilezze che nel romanzo non ci sono); ma c’è tempo nelle prossime puntate per descrivere i lati oscuri di Jake

jaj
Ah, mi sono chiesto perché la tragica storia dei Dunning sia stata spostata da Derry (Maine) a un immaginario paesotto del Kentucky.

Beh, in una serie tv si deve spendere poco (rispetto alle produzioni cinematografiche).

Si risparmia sugli attori. Soprattutto si risparmia sulle location.

Ricostruire Derry (la città in cui SK ha ambientato IT) è costosissimo: nel Maine il presente è molto diverso dal passato…

Meglio spostarsi in un angolaccio del Kentucky, tra casette di legno, bar e garage dove il tempo sembra essersi fermato a 57 anni fa.

 

Published in: on aprile 22, 2016 at 9:09 am  Comments (3)  
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CESARE DEVE MORIRE

MENO MALE CHE C’E’ LA SACHERFILM.

Un’opera come questa (ergastolani VERI, girato nelle cupe celle e nei cortili di Rebibbia, più documentario sulla condizione dei detenuti che film vero e proprio, BN tranne l’ultima scena) CHI AVREBBE AVUTO IL CORAGGIO DI DISTRIBUIRLA NELLE SALE?

Lasciamo perdere MEDUSA, WARNER BROS, FILMAURO, UNIVERSAL PICTURES, EAGLE ecc che devono per definizione fare molti quattrini e quindi vanno sul sicuro.

Ma anche società più coraggiose come ARCHIBALD ENTERPRISES, BIM o 01 DISTRIBUTION avrebbero rischiato i loro soldi (perché ce ne vogliono molti, credete a me, per stampare le copie e distribuirle nelle città italiane, promuovere una campagna pubblicitaria… insomma sfidare un mercato sonnolento e tradizionalista come il nostro) scommettendo su un “prodotto” così poco commerciale?

Meno commerciale di così non potrebbe essere. Mancano infatti

  • sesso, corna, adolescenti alla prima cotta e vampiri romantici
  • eroi dei fumetti, gladiatori, dei dell’olimpo o del valhalla
  • maestri e discepoli nelle arti marziali
  • extraterrestri, serial killer, diavoli in libera uscita dall’inferno
  • figli immaturi di genitori immaturissimi
  • inseguimenti in auto e/o moto in 3D

Insomma nessun ingrediente per attirare le folle. Solo Shakespeare e gli ergastolani.

AVREMO IN FUTURO NUOVI ESPERIMENTI DI QUESTO TIPO?

Spero di sì. Fare teatro, cinema (o, in generale, coltivare interessi artistici) è il modo migliore di sfuggire alla DISPERAZIONE.

Intendiamoci. Non sono un buonista (poareti… un bell’indulto e liberi tutti…). Questi qui non sono all’ergastolo perché hanno attraversato la strada fuori delle strisce, ma “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato” (art. 27 della Costituzione repubblicana).

E forse qualcuno di loro potrà diventare un attore professionista.

Salvatore Striano (ve lo ricordate in Gomorra?) c’è riuscito, dopo aver scontato 8 anni di carcere a Poggioreale.

Qui ha la parte di Bruto, la più impegnativa.

P.S. Su suggerimento di pensierini vi segnalo una buona recensione http://nemoinslumberland.wordpress.com/2012/03/19/cesare-deve-morire/

cesare

La “santa fuga del prigioniero”

Stephen King non è tra i miei scrittori preferiti, ma devo riconoscere che sa scrivere.

Eccome.

Sentite questa: “un giorno del 1958 guardandomi nello specchietto da barba che tenevo in cella vidi un uomo di quarant’anni che mi restituiva lo sguardo; un ragazzo era entrato in carcere nel 1938… quel ragazzo era scomparso! Quel giorno riuscii a vedere il vecchio che ero diventato…”

E questa: “ogni volta che incontrate un uomo del genere, il consiglio migliore che posso darvi è fate un gran sorriso e copritevi le palle con tutte e due le mani”

E quest’altra: “la speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose; e le cose buone non muoiono mai”

Ho preso queste frasi da un suo romanzo breve del 1982: Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank.

Ne hanno fatto un film (nel 1994) che in Italia si chiamava LE ALI DELLA LIBERTA’. Se lo conoscete non occorre che vi racconti la trama.

Se non lo conoscete vi riassumerò la trama dopo l’immagine. Ma prima due considerazioni “in quota”.

  1. In questa cupa storia (come in tutte le storie carcerarie) il lettore “tifa” per chi tenta di evadere. Colpevole o innocente, speriamo che chi sta al gabbio riesca a scappare. E’ istintivo: la libertà è un bene assoluto e stare in prigione (soprattutto per lunghissime pene, come in questo caso) ci sembra così contronatura che qualsiasi tentativo di evasione ci entusiasma. Su questo concetto si basa la frase che fa da titolo al mio post: è di J.R.R.Tolkien.
  2. Per raggiungere un traguardo (in questo caso la fuga dal terribile ergastolo di Shawshank, nel Maine) non basta l’intelligenza (Andy Dufresne, il protagonista, aveva programmato ingeniosamente la “via di fuga” prima ancora del processo) né la pazienza, né la fortuna: non bisogna mai arrendersi al fatalismo, continuare ad alimentare la speranza, succeda quel che deve succedere.

shawshank
RIASSUNTO: Un vecchio ergastolano, in libertà vigilata dopo 40 anni di reclusione, è tentato di commettere un furto per ritornare dietro le sbarre. Si sente spaesato e insicuro. Ma lo salva il ricordo di Andy Dufresne, un incredibile personaggio che anni prima era riuscito a passare -letteralmente- attraverso le mura del carcere e a trovare un brillante nascondiglio in Messico. Trovate le tracce di Andy, decide di andare alla sua ricerca. “LA SPERANZA NON MUORE MAI”

Published in: on giugno 30, 2010 at 8:38 pm  Comments (3)  
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