Come dirigere un film alla TERRENCE MALICK in 4 lezioni

Premetto che THE TREE OF LIFE mi è molto piaciuto (vedi recensione).

Uno dei più belli degli ultimi anni.

Ma stavolta la ciambella non è venuta col buco.

Premesso ciò, ecco cosa dovete fare per realizzare una Malickata.

  1. Filmate la bellezza del creato contrapposta alla bruttezza dell’ambiente degradato dall’uomo. Per la bellezza non mancano gli esempi; per lo schifo che realizza l’uomo, purtroppo, basta guardarsi intorno.
  2. Raccontate di come l’amore possa appassire e addirittura diventare odio. Càpita, càpita spesso. In questo caso è facilissimo innamorarsi in luoghi romantici come ce n’è in Francia. Ma prova a rimanere romantico in Oklahoma, dove i luoghi più belli sono i supermercati.
  3. Metteteci molta acqua. L’acqua è importantissima nei film malickeschi. Acqua dolce e salata, acqua di fiume (frequentato o meno da dinosauri) e acqua di rubinetto, acqua della canna per innaffiare il prato e acqua della Manica (Mont Saint-Michel è la Meraviglia a cui allude il titolo).
  4. Mettete al centro della storia una figura femminile. Malick è un mediterraneo per parte di padre e quindi la Donna è il centro di tutto. In THE TREE OF LIFE c’era la signora O’Brien (Jessica Chastain), in TO THE WONDER c’è Marina (Olga Kurylenko). La quale Marina fa molte cose (nell’elenco che segue c’è un po’ di confusione, per via che ogni tanto mi addormentavo)
  • si sposa in municipio (divertente l’idea di utilizzare detenuti in manette come testimoni)
  • si sposa in chiesa
  • mette un lucchetto su un ponte di Parigi
  • divorzia
  • si pente e si confessa
  • si infila in un motel con il primo che passa
  • si sposa per la quarta volta
  • divorzia per la terza volta
  • vince il turdefrans senza doparsi
  • si fa suora
  • respinge un’invasione aliena
  • va a letto col prete (essendo che lui è J. Bardem ci potrebbe stare)
  • va a letto con un’italiana lesbica (Romina Mondello)
  • divide il Mar Rosso in due (ehm… forse sto esagerando)

Dài, Terrence… non te la prendere… si fa per scherzare…

Published in: on luglio 10, 2013 at 2:36 pm  Comments (1)  
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W. E. vs. IL DISCORSO DEL RE

PREMESSA. Questo post non vuole paragonare il valore artistico di 2 film. Non c’è gara tra il plurioscarizzato THE KING’S SPEECH e l’ultimo film diretto da Miss Madonna Ciccone. Su un piatto della bilancia ci sono attori di grande livello (Derek Jacobi, Geoffrey Rush, Colin Firth, ecc) e sull’altro Abbie Cornish (brava, ma non superlativa) e poco altro.

La contrapposizione è di altro genere.
wallis
Lasciando perdere quindi il confronto, le palline, le stelline e i voti di MyMovies, mi sembra interessante osservare come in questi film sia descritta da angolature totalmente opposte la crisi dinastica del 1936 che (per chi non la conoscesse) riassumo.

Morto re Giorgio V di Gran Bretagna, il primogenito David salì sul trono, dichiarando che non voleva rinunciare all’amata Wallis Simpson (americana e ancora legata  a un precedente marito). La voleva come MOGLIE, come regina, non come amante (eventualità che non avrebbe creato problemi). Davanti alla pressochè unanime opposizione di governo, parlamento e opinione pubblica il giovane re abdicò a favore del fratello minore Albert, sposò Wallis e andò in esilio con lei.

Da una parte c’è la Britannia, la tradizione (che nemmeno il sovrano è libero di cambiare), il matrimonio indissolubile e l’arcivescovo di Costantinopoli …di Canterbury. Per cui in THE KING’S SPEECH la parte dei “buoni” la fanno Albert e sua moglie Mary, mentre Edward e Wallis sono biasimati come superficiali e capricciosi.

Dall’altra parte (nel film W. E.) il punto di vista americano. Quando si ama (o generalmente si persevera nella “ricerca della felicità”) non c’è regola che tenga, a cominciare dal divorzio. I “buoni” sono proprio loro, il Re innamorato e l’americana. Al contrario Albert e Mary non fanno proprio una bella figura.

E io come posso concludere?

Se la vita mi ha insegnato qualcosa è a rifiutare il manicheismo (tutto il bene da una parte, tutto il male dall’altra). Diciamo che ciascuno ha diritto al proprio punto di vista.

Lascio agli eventuali lettori di questo post l’ardua sentenza.

Published in: on giugno 24, 2012 at 12:00 am  Comments (4)  
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4ever un cazzo!!! Silvio, è finita!!!

Come promesso nel precedente post (30 aprile), ho riportato LA RISPOSTA dell’esasperata Veronica.

E il discorso potrebbe finire qui, non essendo io un esperto di divorzi.

TUTTAVIA, visto che siamo in argomento, trascrivo qui un interessante testo che è capitato per un puro caso nelle mie mani.

(dalle prediche di Fratel Dario da Ferrara)

In una parte di questo mondo, che per degni rispetti non nomino, viveva, uditori carissimi, e vive tuttavia un cavaliere scapestrato, amico più delle femmine che degli uomini dabbene, il quale avvezzo a fare d’ogni erba un fascio aveva posto gli occhi su una dozzina di attricette, dal volgo nominate “veline”, ed era assai desioso di compiere con esse loro ogni sorta di disordini.

I gentiluomini della contrada erano scandalizzati e dimolto ansiosi per la salvezza delle loro (del cavaliere e delle veline) anime.

Quand’ecco che, ritornando all’alba nella sua villa dopo una notte di vergognosi bagordi, davanti al Cavaliere si parò prodigiosamente la Beata Veronica di Macherio, una santa donna alla cui intercessione sono dovuti miracoli e incredibili conversioni, di cui parlerò diffusamente in altra occasione.

-O inveterato nel male, la voce delle tue nequizie è giunta fino a me! Ascolta dunque quanto ho da dirti e pèntiti, altrimenti ti do uno smataflone che il muro te ne dà un altro!- 

E, cominciando dalla A (aida) alla Y (yespica), ricapitolò tutte le malefatte del Cavaliere e della sua scellerata ciurma di bravi. Chè la Beata sapeva ogni cosa, neanche se avesse intercettato tutte le comunicazioni telefoniche e via e-mail.

Colpito da tanta precisione, il Cavaliere si umiliò fino alla polvere della via e giurò e spergiurò che giammai sarebbe ricaduto nei suoi peccati, né avrebbe corrotto giudici, né avrebbe frodato il fisco, né avrebbe falsificato bilanci, ecc ecc.

Tanto sincero parve il suo pentimento che la Beata gli credette e, levatasi in volo, ritornò nel paradiso terrestre. Fece male a credergli perché lo scellerato, guardatosi intorno per vedere se si trovasse sul set di SCHERZI A PARTE, le rivolse da lontano il gesto dell’ombrello e ritornò al suo antico animo.

Quel po’ di pentimento era infatti svanito con le brume del primo mattino e solo la stizza rimaneva, esacerbata dal rimorso di quella passeggera debolezza.

Appena la Beata Veronica però seppe di essere stata ingannata, secondo il noto detto “passata la festa gabbata Veronica”, prese bene la mira e rovesciò una tonnellata di letame, a mezzo stampa, sul Cavaliere e ne sputtanò definitivamente l’immagine.

Da questo episodio, uditori miei carissimi, traete le debite conseguenze.

  1. VOTATE PD
  2. NON FIDATEVI MAI DELLE PROMESSE DEL CAVALIERE, CHE NON SOLO NON PERDE IL VIZIO, MA NEANCHE IL PELO. ANZI OGNI ANNO CHE PASSA ACCRESCE FRAUDOLENTEMENTE I SUOI CAPELLI
Published in: on maggio 3, 2009 at 11:16 pm  Comments (7)  
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