ricetta

… per confezionare un cineuovodipasqua.

INGREDIENTI

  • un paio di vanzini (anche se non sono freschi vannobenelostesso)
  • una mezza dozzina di accenti regionali (siciliano, toscano, romano, pugliese ecc)
  • 50 vaffanculo
  • 50 maccheccazzodici?
  • 20 tòpoi (sta per “luoghi comuni”, tipo il nobile squattrinato, il padre che non capisce i figli, il marito sporcaccione sorpreso dalla moglie ecc)
  • pubblicità indiretta (le auto sono tutte nuovissime e pulitissime, appena uscite dal concessionario) giochi di parole e banalità q.b.

PREPARAZIONE

  1. Tagliuzzate le storielle in brevi episodi (sarà semplice farcirle di spot quando il film passerà in tv)
  2. Girate le scene in frettefuria per ovvi motivi di budget (anche Totò era uno da “buona la prima”, ma aveva più classe lui da solo di tutti questi fregnoncelli messi insieme)
  3. Aggiungete una spruzzata di satira sociale (l’evasore fiscale) ma senza esagerare…
  4. Fate distribuire (dopo un’intensa campagna promozionale su tutte le reti) da Medusafilm

Sui motivi per cui la commedia all’italiana è diventata FARSA ALL’ITALIANA ci sarebbe molto da dire.

Ma oggi non ho lo sbattimento per.

Magari un’altra volta. Adesso metto su il dvd di SABRINA, giusto per rifarmi la bocca.vanzinasabrina

Published in: on aprile 4, 2012 at 6:14 pm  Comments (5)  
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chiamali (se vuoi) burdigoni

Lo studio dei dialetti è affascinante. La prima cosa che si impara è che era la lingua dei poveracci, contrapposta alla lingua dei potenti e degli snob. Anche in Egitto, in Atene e in Roma era così: la voce dotta (ad esempio) era os, oris ma la plebe usava bucca.

E questo spiega perchè nei dialetti troviamo grande varietà di termini riguardanti voci umili, come lo straccio per asciugare o spolverare. Mentre gli elegantoni usavano il manutergium per asciugarsi le mani, nel popolino si usava il cencium o la mappina (un termine diffuso in molti dialetti meridionali, a quanto ne so).

Un esempio ancora più spettacolare. Ignazio Silone fa notare come la parola usignolo non abbia corrispondenti nel dialetto parlato dai suoi compaesani: è una voce dotta, usata da poeti e sognanti fanciulle di città.

I montanari abruzzesi distinguevano diversi tipi di gallina o altri uccelli commestibili, ma l’usignolo non si può mangiare (è troppo piccolo) e perciò non poteva interessarli.

Invece è ricchissima la varietà di termini dialettali per indicare un altro animaletto che la gente di tutte le epoche, almeno fino a poco tempo fa, trovava ben più familiare.

In Campania si chiama scarrafone.

A Roma bacarozzo.

A Bologna burdigone.

A Piacenza panarone.

In somma, sono decine i termini dialettali per indicare la BLATTA (cercare su Wikipedia un elenco ben più esauriente del mio).

E voglio concludere questo post onorando la blatta messicana (la cucaracha), che ha ispirato una popolarissima canzone.

Published in: on maggio 11, 2010 at 2:52 pm  Comments (12)  
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