IL DETECTIVE DEE (tra Alien e il Padrino)

Avevo promesso nel post precedente un confronto tra la saga del PADRINO e la serie di Alien.

Manterrò la promessa nel prossimo post. E’ molto difficile compararli.

Non solo perché di soggetto diversissimo (realistico l’uno, SF l’altro), ma anche perché le vicende di Michael Corleone e famiglia sono raccontate in tre film diretti dallo stesso regista.

Mentre Alien (1979) è di R. Scott, Aliens-lo scontro finale (1986) è di D. Cameron, Alien3 (1992) è di D. Fincher e Alien-La clonazione (1997) è di J. P. Juenet.

Oggi invece voglio dedicare qualche riga al Detective Dee, protagonista di un filmone medinciaina che mi ha lasciato piuttosto perplesso.

NON VOGLIO PARLARE DEL FILM (una cialtronata, una via di mezzo tra Indiana Jones e Angeli e Demoni). Voglio parlare proprio di lui: DEE JEN-DJIEH (Dì Rénjiè nella traslitterazione pinyin) un personaggio storico, vissuto nella Cina dei T’ang (VII secolo).

La sua bravura nell’investigare e nel giudicare ne fecero un personaggio leggendario. Ha ispirato romanzieri antichi e moderni, tra i quali l’olandese Robert Van Gulik.

Tra i miei “gialli” preferiti, infatti, I DELITTI DELLA CAMPANA CINESE occupa un posto d’onore. Nel quale romanzo l’onorevole magistrato (in realtà ha i poteri di un prefetto: può disporre della polizia e di reparti militari, arresta e scarcera personaggi di alto rango senza guardare in faccia a nessuno ecc) riesce a dipanare, grazie agli stessi metodi che fecero poi famoso S. Holmes, una matassa particolarmente ingarbugliata.

ATTENZIONE, però! Per chi volesse approfondire la conoscenza del personaggio, DEE non è un santo! Almeno secondo i criteri della moderna sensibilità.

Non solo ricorre alla pena di morte e alla tortura senza problemi (siamo nella Cina del VII secolo, ripeto) e al supercattivo della storia riserva la pena dello squartamento, ma trova un modo molto disinvolto di liberarsi di una ventina di corrotti monaci buddisti.

Li fa rinchiudere in una palizzata presso l’edificio delle carceri (con la scusa che non c’è posto nelle celle). Poi “dimentica” di mandare i soldati a sorvegliare, ben sapendo che i cittadini aspettano solo l’occasione propizia per linciarli… Alla fine arrivano i soldati: faranno molta fatica a distinguere l’abate dai monaci.

Published in: on settembre 19, 2011 at 5:13 pm  Comments (2)  
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