perchè “Agorà” non mi ha convinto

Dicevo il mese scorso che questo film mi ha lasciato perplesso. Adesso (se proprio volete saperlo) vi spiego perchè.

Non mi piacciono i “santini”, le storie manichee in cui l’eroe (in questo caso l’eroina) è perfetto, senza un difetto nè una sbavatura.

Vi ricordate i peplum movies degli anni ’50? Quo vadis, la Tunica, i Gladiatori ecc, con i cristiani che andavano incontro al martirio sorridendo e cantando? Ecco, qui il meccanismo è lo stesso. Solo che i cristiani qui sono i carnefici (con qualche sparuta eccezione) e chi accetta serenamente la morte è la pagana Ipazia.

La quale Ipazia è un personaggio storico. Era davvero un’eminente scienziata e filosofa e fece una fine terribile. Ma un difettuccio (magari piccolo piccolo) gli sceneggiatori glie lo potevano dare, per renderla plausibile… Invece no: è bella, intelligentissima, sensibile, non si gratta mai il naso, non le piace il vino e (se per caso avessero già inventato le sigarette) scommetto che non fumava.

E gli schematismi (che piacciono tanto agli americani, a cui è diretto il film) non finiscono qui.

Tra il vescovo Cirillo (cattivissimo) e il vescovo Sinesio (saggio e tollerante, per via che era stato allievo di Ipazia da giovane) è una partita a scacchi. Nero il primo (insieme alle sue SS, i monaci parabolani), bianco il secondo e il suo seguito.

In sintesi, è un bel film (il drammatico finale è indimenticabile), ma non mi ha entusiasmato. Come non mi ha entusiasmato INVICTUS il mese scorso: il presidente Mandela ha sempre l’aureola in testa, è troppo buono (anche lui non ha un difetto neanche a cercare con il microscopio) per essere vero. Se volete divertirvi, leggete la parodia che ne ha fatto Stefano Disegni sull’ultimo numero di CIAK.