I temi che NON saranno dati per l’esame di maturità

Com’è noto quest’anno il Tema di carattere generale sarà di argomento zoologico: dal Pio Bove carducciano al Pulcino Pio brasiliano.

NON saranno invece proposti ai maturandi i seguenti argomenti

  • Gli aspetti economici, sociali e culturali del consumismo. Ma quale consumismo? Qua non è rimasto niente da consumare! Tra poco per rovistare nei cassonetti bisognerà mettersi in fila…
  • Progresso tecnologico, economia e qualità della vita. Il candidato analizzi il funzionamento del GRATTA E VINCI, con particolare riferimento alle imprecazioni di chi si accorge che gli hanno fottuto altri 5 euro.
  • La fuga dei cervelli italiani all’estero… Già dato l’anno scorso e comunque il vero problema, come ha detto uno che la sa lunga, non sono gli intelligenti che se ne vanno, ma i cretini che restano qui!
  • VERO AMORE: il candidato illustri le evoluzioni di questo concetto, soffermandosi particolarmente su Catullo, Liala, Maria de Filippi e Nicole Minetti.
  • I primogeniti sono generalmente più intelligenti dei fratelli minori. Tenendo conto che Romano Prodi è l’ottavo di nove fratelli, il candidato spieghi come mai non l’hanno eletto.
  • “…il dottore si ammalò ambarabà ciccì coccò” il candidato illustri la problematica bioetica sottesa a questo famoso distico.
  • 500 anni fa fu scritto IL PRINCIPE da un certo Niccolò Machiavelli che poi aderì al gruppo misto; il candidato evidenzi le analogie tra detto trattato e il film di Alessandro Siani.
  • La teologia morale insegna che la bestemmia è un peccato grave, ma se succede mentre provate a montare un mobile IKEA qualche attenuante c’è.

machiavelli

Annunci

P. MASTROCOLA contro il Giovin Signore

Paradosso. Dire una cosa irreale per alludere alla realtà.

SWIFT scrisse nel 1729 un saggio grottesco intitolato UNA MODESTA PROPOSTA.

Proponeva, con un tono molto serioso, di allevare (ingrassandoli bene) i figli delle poverissime famiglie irlandesi e venderli all’asta all’età di un anno per arricchire la mensa dei ricchi con la loro tenerissima carne.

OVVIAMENTE Swift non sosteneva il cannibalismo. Era mosso da un sincero sentimento di compassione per la miseria dei suoi compatrioti. E dallo sdegno per l’insensibilità dei dominatori inglesi.

Analogamente, nell’ultimo sfogo di Paola Mastrocola (TOGLIAMO IL DISTURBO, Guanda editore), si esortano i liceali italiani a cui non piace studiare a NON STUDIARE PIU’.

Anzi a non frequentare più il liceo, perché NON DOVREBBE PIU’ ESSERCI IL LICEO.

Nei capitoli finali (i più paradossali) si ipotizza un nuovo ordinamento delle scuole superiori.

Si dovrebbero istituire

  • la WORK-SCHOOL (w-scuola), per gli studenti che vogliono seguire le loro attitudini pratiche (stilista, antennista, estetista, mobiliere, cuoco ecc)
  • la COMMUNICATION-SCHOOL (c-scuola), per chi vuol dedicarsi ai linguaggi multimediali, al giornalismo, alle public relations ecc
  • la KNOWLEDGE-SCHOOL (k-scuola), per chi ama lo studio astratto, la speculazione teoretica, Wittgenstein, Tasso, Euclide, L’Edipoacolono ecc.

IMPORTANTISSIMO. Le ragazze e i ragazzi dovrebbero scegliere liberamente, senza che le rispettive famiglie mettessero il becco PER EVITARE LE ASF (Ambizioni Scolastiche Familiari).

Sono proposte paradossali (occorre spiegare il perché?). Come nel caso della MODESTA PROPOSTA di Swift, questo libro esprime un sentimento di commiserazione (per il liceo e chi ci lavora) e di disgusto per la società vuota, edonista e modaiola in cui vivono i nostri giovani. Credetemi: a Paola Mastrocola piace ancora insegnare, ama ancora la scuola e proprio questo amore la fa soffrire.

In sintesi, TOGLIAMO IL DISTURBO è molto interessante come studio sociologico.

Descrive il NCB (Nuovo Ceto Benestante): “gente che ha la barca in porto, la seconda e magari la terza casa per le vacanze, la colf e due cellulari a testa…” Cosa gliene frega dei contenuti culturali del liceo? Alla loro viziatissima prole (che erediterà l’azienda di papà, la casa dei nonni ecc) serve solo un titolo di dott o di avv da mettere sul biglietto da visita. Per ottenere il “pezzo di carta” iscrivono ragazze e ragazzi al liceo e pagano costose lezioni private (anzi, pare che le lezioni private siano uno status symbol, come le vacanze a Sharm el-Sheikh e la settimana bianca).

Ho molto apprezzato la descrizione del Giovin Signore (e della Giovane Signorina, do you remember Parini?), di come passa i pomeriggi e soprattutto il SABATO POMERIGGIO (pag 45-46) tra le strade del centro e gli outlet.

Conclusione. Don Lorenzo Milani voleva giustamente una scuola che aiutasse i figli dei contadini. E la Mastrocola gli dà ragione: “la scuola è fatta per gente che ha poco o niente e pensa che imparando potrà migliorare la propria condizione… che studiando potrà essere migliore, più felice”.

Ma ora non serve una scuola di massa, il LICEO DELL’OBBLIGO.

Serve una scuola d’élite per i pochi che VOGLIONO VERAMENTE IMPARARE e che quasi sempre vengono da Famiglie Non Benestanti.

Published in: on settembre 8, 2011 at 10:12 am  Comments (5)  
Tags: , , , , , , ,

i figli di babbonatale, racconto di Italo Calvino

Questo racconto (20esimo e ultimo della serie “Marcovaldo”) piace molto alle lettrici e ai lettori di BOOKLAND. A fine anno riscuote votazioni molto alte, tra l’8 e il 9.

Ha tutti i requisiti per piacere ai ragazzi delle medie: i protagonisti sono i figli di Marcovaldo (che in un certo senso fa solo da spettatore all’azione). C’è dell’umorismo, c’è una conclusione sorprendente (ve la rivelerò solo alla fine del post) e comunque nessuno si fa male.

Aperta parentesi. Per le caratteristiche di questa serie di racconti e del loro protagonista https://ilbibliofilo.wordpress.com/2008/09/15/marcovaldo-al-supermarket/ Chiusa parentesi.

Vigilia di Natale. I 3 giovanissimi figli del magazziniere Marcovaldo vogliono far felice il figlio di un mega-direttore. Gli regalano

  • un martello
  • una fionda (detta anche tirasassi)
  • una scatola di fiammiferi

Pieno di gioia (e probabilmente represso da un’educazione troppo severa, come era uso negli anni ’50)  il “povero” ragazzo ricco si scatena. Incendia il sontuoso albero di natale, distrugge i giocattoli convenzionali, frantuma i lampadari, ecc.

Non si era mai divertito tanto!

Come finisce questa storia? Ve lo dico dopo la pubblicità… ehm, dopo l’immagine.
marcovaldo

Marcovaldo pensa che sarà licenziato. Invece no, va bene così.

La sua megaditta, la SBAV (forse Calvino ha ispirato Paolo Villaggio?), appresa l’entità dei danni, organizza una Campagna per il lancio del REGALO DISTRUTTIVO. Saranno messi in vendita pacchi contenenti 1 martello, una scatola di fiammiferi e una fionda.

“E’ quello che ci vuole per rilanciare le vendite e dare vivacità al mercato…”

Fine della storia. I lettori ridacchiano (qualcuno pensa come sarebbe bello ricevere in dono il kit del Distruttore), ma ci sarebbero molte considerazioni da fare.

Come mezzo secolo fa, le vendite ristagnano. Non conviene produrre beni di consumo durevoli. USA E GETTA: questa è la Legge e i Profeti.

Consumate, consumate, consumate… e poi comprate, comprate ancora, comprate ancora… e il PIL crescerà!

Concludo con una citazione: http://silviotera.blog.kataweb.it/lavinia/2010/02/02/il-consumismo-in-un-gesto/

IL GIOVANE HOLDEN – continuazione e fine

Riprendo l’argomento del post precedente.

Nel gioco didattico BOOKLAND i testi vennero scelti all’inizio (1993) dagli insegnanti. Ma da quell’anno (al termine del gioco) chiesi alle alunne/alunni partecipanti un VOTO, da 1 a 10, sui libri che ciascuno aveva letto.

In base ai voti espressi, molti testi degli elenchi iniziali furono cancellati: IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI, IL CAVALIERE INESISTENTE, L’AGNESE VA A MORIRE, ARRIVEDERCI RAGAZZI, ecc. In compenso altri testi sono stati inseriti, anno per anno, su richiesta delle alunne/alunni.

IL GIOVANE HOLDEN era nell’elenco iniziale. Lo aveva proposto l’ottima collega Rita Barbieri e nei primi anni i giudizi oscillavano tra il 7 e il 7,5.

Poi cominciarono a prevalere i “pollice verso”: nell’anno scolastico 2000/2001 siamo scesi sotto il 6. CANCELLATO.

La domanda è: perchè non piace più?

Parallelamente è sceso al livello del 6 (appena sufficiente) un romanzo di Italo Calvino: IL BARONE RAMPANTE, che quest’anno rischia grosso.

A pensarci bene, ci sono delle affinità tra il teen-ager americano e il giovane Cosimo. Sono entrambi dei ribelli e rifiutano le regole e le convenzioni di un ambiente privilegiato (Holden viene da una famiglia benestante e Cosimo appartiene alla nobiltà, cosa che nel ‘700 non guastava affatto) e forse proprio la loro ribellione li rende poco simpatici.

Secondo me, infatti, GLI ATTUALI TEEN-AGERS (e a maggior ragione i preadolescenti dai 10 ai 13 anni) NON HANNO NESSUNA VOGLIA DI RIFIUTARE LA SOCIETA’ IN CUI VIVONO. La maggior parte di loro, almeno.

Perchè dovrebbero? I genitori quasi non osano dire NO ai loro capricci, la scuola è molto meno esigente di quella di 20 anni fa, la contestazione è passata di moda. La società dei consumi blandisce e cloroformizza i giovani (non tutti, certo, ma moltissimi) e le figure di Holden e di Cosimo non sembrano dire più niente.

Aggiungo che entrambi i romanzi lasciano quasi completamente fuori “l’altra metà del cielo”. NIENTE DONNE. Viola (nel barone rampante) è una figura marginale (e alle ragazze risulta antipatica), Battistina è odiosa, ecc

Spero di sbagliarmi. E aspetto i giudizi dei partecipanti: forse è l’ultimo anno per IL BARONE RAMPANTE.

Published in: on novembre 8, 2009 at 8:46 pm  Comments (7)  
Tags: , , , , ,

FUGA DAL NATALE

Film del 2004, diretto da Joe Roth, da un romanzo di John Grisham.

Oggi mi occupo solo del film, perchè il romanzo l’ho letto frettolosamente parecchi anni fa e NON me lo ricordo molto bene. La trama comunque non è cambiata.

I protagonisti, Mr. e Mrs. KRANK, sono rimasti soli (l’unica figlia è partita per il Sudamerica) e decidono di “saltare” il Natale. Hanno calcolato che costa troppo: i regali ai colleghi dell’ufficio, la festa della vigilia, i biglietti d’auguri, l’albero, ecc sono costosissimi e non danno loro alcuna gioia. Andranno in Crociera nei Caraibi: costa meno. Circondati dalla disapprovazione e dai dispetti dei vicini, i Kranks stanno per partire (è la mattina del 24) quando squilla il telefono: la figlia preannuncia il suo arrivo (per le 8 di sera) con il suo fidanzato Enrique, ansioso di partecipare a un natale secondo la tradizione yankee. In una frenetica gara contro il tempo i Kranks riescono (con l’aiuto dei vicini e della polizia locale) a organizzare una maxi festa. Spendendo un patrimonio.

Gli attori principali sono Tim Allen (lui), Jamie Lee Curtis (lei) e Dan Aykroyd (il sopracciò della consorteria dei vicini).

Complessivamente è molto divertente, soprattutto nella prima parte (fino alla fatale telefonata); poi diventa quasi una farsa. Nel finale appare anche Babbo Natale, sotto le spoglie di un vagabondo (nel romanzo non c’era, questo me lo ricordo) che nell’ultima inquadratura sale su un maggiolino Volkswagen trainato dalle solite 6 renne e se ne va.

Dedico questa recensione a quanti sono usciti esausti dalle rituali feste natalizie e (forse) un pensierino a fuggire da tutto ciò l’hanno fatto.

Published in: on dicembre 29, 2008 at 7:02 pm  Comments (1)  
Tags: , , , , , ,

MARCOVALDO AL SUPERMARKET

Nel gioco didattico BOOKLAND non si danno voti soltanto ai romanzi. Ci sono anche i racconti.

Ne abbiamo proposti di tantissimi autori, da BIANCA PITZORNO (Parlare a vanvera) a FREDERIC BROWN (Un uomo esemplare) da Buzzati a Benni a E.A.Poe.

Negli ultimi anni il punteggio più alto è andato a Marcovaldo al supermarket di ITALO CALVINO.

Scritto negli anni ’50 e pubblicato nella Terza pagina dell’Unità, è contenuto nella raccolta MARCOVALDO (20 racconti, uno più bello dell’altro) e mantiene, a distanza di mezzo secolo, una grande attualità.

Trama: una famiglia di poveracci vuole provare l’ebbrezza di riempire i carrelli in un grande supermercato e, quando arriva la chiusura e il gioco deve finire, riesce a liberarsi di tutta quella merce in modo molto originale.

L’attualità del racconto consiste nella descrizione del supermarket (allora era una novità sconvolgente per gli italiani) e delle sue atmosfere.

La musichetta allegra che euforizza i clienti. I nomi dei prodotti che i bambini riconoscono gioiosamente, come se incontrassero dei cari amici… A pensarci bene, non è cambiato niente: posso testimoniare che è ancora così, che i bambini salutano con urletti di gioia il caffè Lavazza o i rotoloni Regina (cito a caso qualcuno dei marchi che la televisione provvede a martellare nella loro tenera mente) e, quanto alla colonna sonora che ci riempie soavemente le orecchie, riconosco che i dj del Carrefour sanno il fatto loro. Spero che li paghino adeguatamente.

Per non parlare dell’accorgimento strategico di mettere bene in evidenza i prodotti più superflui e di mettere in un cantone quelli veramente essenziali, quelli che compreresti comunque. All’Ipercoop di Borgo Panigale ho contato una volta 17 tipi di biscotti al cioccolato, ma per trovare i fazzoletti, lo zucchero o il sale ci vuole una notevole pazienza.

Calvino era un MARXISTA CONSEGUENTE e perciò descriveva il supermercato come un luogo alienante, una fabbrica di frustrazioni. Non so se oggi riscriverebbe il suo racconto (un vero CAPOLAVORO, a giudizio dei suoi giovani lettori) con lo stesso gusto amarognolo.

Published in: on settembre 15, 2008 at 12:13 pm  Comments (1)  
Tags: , , , , ,