Marco Travaglio show (Anestesia totale)

Qualche sera fa siamo andati al Teatro delle Celebrazioni (Bologna) per applaudire Travaglio&C.

Nonostante la capienza, abbiamo rischiato di rimanere in piedi. Qualcuno lo ha fatto.

Sul palcoscenico, davanti a una simbolica edicola rivestita di vecchi giornali, si sono alternati Marco Travaglio e Isabella Ferrari.

TEMA: Silvio non c’è più (dovrà pur succedere!) ma gli è sopravvissuto il sistematico nascondimento delle notizie, la realtà negata, il fumo negli occhi, l’intontimento dei telespettatori. Tutta roba che farà enormemente comodo a chi verrà dopo.

MA COME E’ POTUTO SUCCEDERE? Questa è la domanda.

Si parla di cose serie, serissime. Ma il pubblico scoppia dal ridere quando (ad esempio) Travaglio pronuncia, con tono sepolcrale, le parole “Bruno Vespa” e poi fissa la platea.

Più in là cita Clemente Mastella (sì, perché abbiamo avuto Mastella come ministro della giustizia…) e di nuovo tutti a ridere.

Si ridere per non piangere. E intanto si va avanti, parlando del tg di Minzolini, della xenofobia, della “delinquenza percepita” (per cui sembra che in Italia, prima che arrivassero i Romeni, non ci fossero scippi, stupri e omicidi).

Le statistiche parlano chiaro: la stragrande maggioranza dei delitti avviene a opera di italiani, compaesani, consanguinei (Novi Ligure, Erba, Cogne, Avetrana, Garlasco…) e non dei soliti extracomunitari che la stampa e la tv indicano ogni giorno come mostri assetati di sangue.

Si danno il cambio: Travaglio documenta. Isabella Ferrari recita.

Legge pagine incredibili di Indro Montanelli (di cui ogni tanto si sente la voce) che sembrano scritte ieri, ma sono profezie di decenni fa.

E qui non si ride. Soprattutto quando Indro scrive di Budapest 1956: “Avrei tanto voluto dire che sono di destra quelli che sfidano il regime comunista… Ma non è così… sono operai e figli di operai… il comunismo è contestato da gente di sinistra!”

L’omaggio a Montanelli (il più grande giornalista del ‘900) era dovuto. E sono sicuro che Travaglio ha apprezzato gli applausi al Gran Toscano più di quelli dedicati a lui.