MARTY McFLY vs TERMINATOR

Avevo pensato di contrapporre la trilogia TERMINATOR a quella di MATRIX: evidenti analogie nella lotta dell’umanità contro le Macchine.

Ma, rivedendo i divvudì, ho cambiato idea. I 3 film di Cameron si basano su continui viaggi nel passato (si tratta di uccidere o di salvare SARAH CONNORS) proprio come in Zemeckis’ BACK TO FUTURE (Marty si scapicolla nel passato, nel futuro e nel passato remoto per migliorare il presente). Perciò apro il match.

Attenzione però: hanno già votato Anna Nihil, Blabla e Pensierini. IL PUNTEGGIO PARZIALE è 26 a 6 per RITORNO AL FUTURO.

La differenza principale è il tono di commedia della trilogia di Zemeckis. NON MUORE NESSUNO (e se muore, come Doc ucciso dai terroristi libici nel primo episodio, basta ritornare al 1955 e lui si mette un giubbotto antiproiettile…); al contrario nella serie di TERMINATOR (veramente TRAGICA) si ammazza in quantità industriali e, se uno cerca di evitare l’apocalisse con il solito trucchetto (nel secondo episodio), si accorge che contro il destino non si può vincere.

Analizzare i paradossi dei viaggi nel tempo richiederebbe troooooooppo tempo. Al momento presente mi limito a una domanda: se Kyle Reese non fosse arrivato nella Los Angeles del 1984 giusto in tempo per ingravidare Sarah, John CONNORS NON SAREBBE MAI NATO, il Terminator non sarebbe intervenuto (veviva apposta per evitare che John nascesse), la Skynet non avrebbe fatto tanti progressi e NON SAREBBE SCOPPIATA LA GUERRA NUCLEARE.

Non era meglio starsene tranquilli, Kyle?

VABBE’, NON AVREBBERO FATTO TANTI SOLDI…

Published in: on agosto 6, 2012 at 4:51 pm  Comments (7)  
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Tema: UN FILM CHE MI E’ PARTICOLARMENTE PIACIUTO

(altro…)

i trionfi del cinema italiano (in allegato, la Commedia dell’Arte vive ancora e vi ho mai raccontato di come Fagiolino Fan Fan dettò il suo epitaffio?)

Esultate!

Dei cinque film più visti negli ultimi mesi 4 sono italiani (tra cotanta gloria nazionale si è inserito a sorpresa il francese INTOUCHABLES)

(dopo, se proprio volete soffrire, li elenco)

Sono 4 commedie. Ma è meglio chiamarle FARSE.

Che differenza c’è? ESEMPLIFICO, accostando due battute, entrambe pronunciate davanti a un cadavere (ma è la sola cosa che hanno in comune).

  • Non è giusto! Le altre figlie pensano al matrimonio, cucinano torte e fanno shopping con le loro madri… e io che faccio? nascondo cadaveri!
  • Madonna dello Sterpeto! Com’era arrapeto!

IL CANDIDATO ANALIZZI SEMANTICAMENTE LE DUE BATTUTE, EVIDENZIANDO LE DIFFERENZE TRA LO HUMOUR BRITANNICO E QUELLO BARLETTANO E TRA LA PROFESSIONALITA’ DI KRISTIN SCOTT-THOMAS E QUELLA DI LINO BANFI.

Non te la prendere, Lino! Lo so che tieni famiglia e poi, diciamolo sottovoce, il pubblico italiano ama moltissimo le battute dialettali.

E’ così dai tempi della COMMEDIA DELL’ARTE: lazzi e giochi di parole riescono meglio se sono in dialetto.

In fondo in fondo, gli italiani non si sono mai abituati del tutto al forbito toscaneggiare delle classi colte. Quando possono esprimersi spontaneamente preferiscono “so’ cose ‘e pazzi!” a “che situazione anomala!”, oppure “va da via i ciapp!!!” piuttosto che “non abusare della mia pazienza!”

Di conseguenza hanno notevole successo film bisieschi e verdoneschi che ricalcano le gags e gli accenti della commediadellarte: Pulcinella, Arlecchino, Colombina, Brighella, Pantalone ecc sono ancora vivi e fanno incassare!

Infine, già che siamo in argomento (e prima di allegare la classifica dei film più visti), devo fare una precisazione.

IL DOTTOR BALANZONE NON E’ LA MASCHERA PIU’ POPOLARE DI BOLOGNA.

Fa parte dell’antica tradizione, è vero, ma lo utilizzavano nelle commedie dedicate a un pubblico aristocratico (il che spiega il suo lessico classicheggiante, metà italiano metà latino).fagiol

Al pubblico popolare piaceva e tuttora piace di più FAGIOLINO FANFAN.

Maschera plebea (è un facchino, non un intellettuale), sempre pronto a bastonare i suoi antagonisti.

Furbo e rissoso, spesso si innamora. In una farsa di cui non ricordo il titolo è capace di dettare il suo epitaffio (una donna crudele gli ha spezzato il cuore e lui pensa alla morte):

“Qui giace Fagiolino morto di dolore;

fèrmati o passeggero se hai scadore (sta per PRURITO)

e se hai scadore grattati la panza.

Qui giace Fagiolin senza speranza”

Published in: on aprile 12, 2012 at 12:08 pm  Comments (3)  
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Come si fa a essere razzisti dopo aver visto questo film?

Nella mia vita precedente insegnavo. In tante occasioni ho indirizzato a classi alquanto annoiate discorsetti retorici sul razzismo, la xenofobia, il mondialismo, il melting pot ecc 

Se potessi tornare indietro con la DeLorean sprecherei meno parole e farei vedere ai pupilli LES INTOUCHABLES (nella versione italiana, QUASI AMICI).

E’ più convincente di qualsiasi ragionamento.

TRAMA ESSENZIALE. Riccone tetraplegico ritrova la gioia di vivere grazie a badante senegalese.

E’ una storia VERA. Philippe Pozzo di Borgo, di antica nobiltà corsa (il suo bis-bis-bis-bisnonno fece vedere i sorci verdi a Napoleone) è sulla sedia a rotelle dal 1993 (incidente col parapendio). Rimasto vedovo e caduto in una profonda depressione, ne è venuto fuori grazie ad Abdel, che lo ha accudito e soprattutto confortato per 10 anni. Adesso Philippe si è risposato e ha due figli.

Inserisco il  Dopo di che, se non avete fatto in tempo a mettervi in salvo, aggiungo una considerazione finale.

COMMEDIA? Posso definire commedia questo film?

Sì, penso proprio di sì.

QUASI AMICI non fa ridere, fa pensare. In Italia affolliamo le sale per vedere FARSE, piene di battute dialettali, di corna, di immature/i e di lucchettidipontemilvio. Oppure mettiamo in scena le differenze tra meridionali e settentrionali e concludiamo con tarallucci e vino.

Qui non si raccontano favole. Si racconta la realtà drammatica del dolore e della tristezza mortale. Ma c’è il LIETO FINE, c’è sempre la speranza di migliorare la propria vita e quella degli altri.

Andatelo a vedere. Poi mi direte.

Published in: on marzo 13, 2012 at 12:50 pm  Comments (7)  
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LA ROSA PURPUREA DEL CAIRO

Premessa assolutamente OT. Ho visto TOMBOY, un bel film. Oggi non ho lo sbattimento di recensirlo, ma lo farò presto. Fine della premessa OT.

W. Allen ha concesso un’intervista a Anna Maria Speroni (Io donna). Richiesto di indicare di quali suoi film sia soddisfatto, ne ha elencati 6, mettendo in testa La rosaecc.

Ha diritto di pensarla così (è roba sua). Penso però che abbia improvvisato, citando a caso alcuni titoli. Si sa che non ama i giornalisti.

Io non lo considero un gran film. Ho elencato in altra sede quelli che considero i migliori di Woody

  • Bananas (1971)
  • Play it again, Sam (1972, non è diretto da lui ma è un suo film)
  • Annie Hall (1977)
  • Manhattan (1979)
  • Mighty Aphrodite (1995)
  • Whatever works (2009)
Già che ci sono, comunque, riassumo la TRAMA ESSENZIALE. Chi lo abbia visto e voglia intervenire in merito sarà il benvenuto.
Una moglie infelice va ripetutamente a vedere un filmuzzo (tipo Errol Flynn). Scena pirandelliana: il protagonista esce dallo schermo e le chiede come mai il filmuzzo le piaccia tanto. Diventano amanti. Ma l’attore che interpreta il protagonista interviene e seduce la moglieinfelice (la produzione sarebbe rovinata se il protagonista non ritornasse nella pellicola). Finale amaro.

Concetto chiave (ovvero, messaggio dell’autore). La vita è una sgradevole tragedia. Possiamo salvarci dalla disperazione entrando in un cinema e vedendo una bella commedia.

Ma, purtroppo, la realtà alla fine prevale.

Published in: on ottobre 22, 2011 at 1:26 pm  Comments (9)  
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Le donne del 6° piano, film

Commedia francese, diretta da Philippe Le Guay.

TRAMA ESSENZIALE. Parigi 1962. Una coppia di ricconi assume una cameriera spagnola. La signora apprezza molto la sua dedizione e la sua abilità nel lavoro. Suo marito l’apprezza per altri motivi.

Come andrà a finire? Ve lo dirò dopo il trailer. Intanto qualche considerazione personale.

In termini marxiani, è un esempio di lotta di classe. Ma chi vince?

Le domestiche spagnole del 6° piano rappresentano il proletariato, i signori del piano nobile la borghesia. I borghesi si annoiano, le proletarie sono più vitali. Non vanno sempre d’accordo (alcune vanno in chiesa, una è comunista) ma si aiutano.

A parte la love story, si verifica l’IMBORGHESIMENTO del proletariato. Le domestiche depositano in banca i loro risparmi e comprano azioni. Le vediamo commentare le quotazioni sui giornali e leggere Vogue sotto il casco del parrucchiere. In una scena del finale una delle ex-proletarie, tornata in Spagna, mostra con orgoglio una vasca da bagno piuttosto costosa con dorature di un kitsch inaudito.

Insomma, ha vinto la borghesia. E’ successo anche da noi, a partire dagli anni sessanta.

Ora, se ci tenete a sapere come va a finire, oltrepassate il video.


CONCLUSIONE. Prevedibilmente, il padrone divorzia e insegue la cameriera in un paesino spagnolo. Vivranno felici e contenti? Me ne importa una cippa.

Diciamo che il film non è male. Si segnala per la sua bravura Sandrine Kiberlain, la moglie svampita (non si accorge di niente per un’ora di film).

Published in: on giugno 16, 2011 at 5:20 pm  Comments (1)  
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C’è commedia e commedia…

Tornato a casa, un po’ deluso, dal cinema Rialto (dopo vi dirò cosa mi ha deluso) rimetto su il DVD di una commedia di Billy Wilder…

No, non voglio parlare ancora di SOME LIKE IT HOT, capolavoro assoluto (non sono il solo a dirlo) di Wilder.

Mi riferisco a THE SEVEN YEARS ITCH (nella versione italiana, QUANDO LA MOGLIE E’ IN VACANZA) una commedia forse un gradino sotto la precedente, ma capace di farmi ridere come poche altre.

TRAMA. Un marito represso (i sette anni del titolo sono gli anni del suo matrimonio) sogna di sedurre la biondona del piano di sopra (un impasto incredibile di sensualità e candore; non occorre che vi dica chi è, vero?); dopo un’ora e mezza di gag comicissime corre a prendere il treno per raggiungere la moglie nel Maine.

Nella commedia da cui è tratto il film riusciva a portarsela a letto almeno una volta (la biondona); ma nel 1955 la censura impose che l’adulterio venisse solo immaginato. MA QUESTO E’ ININFLUENTE, secondo me.

Perché mi fa tanto ridere?

  • per la caricaturale figura dello psicanalista, che si è liberato dell’appuntamento precedente perché il paziente si è gettato dalla finestra?
  • per l’ironia dedicata alla pubblicità televisiva? (“quando pronuncio la mia battuta sul dentifricio Brillident” osserva la biondona “ho più spettatori di Sarah Bernhardt…”)
  • per l’ironia sulla politica editoriale? (la casa editrice in cui lavora il protagonista cambia il titolo di PICCOLE DONNE in I SEGRETI DELLE VERGINI)
  • per la vendetta della moglie, in uno dei tanti sogni del protagonista?
  • per la cameriera del ristorante vegetariano, che fa propaganda per il nudismo? (“pensi: se i soldati non indossassero uniformi non ci sarebbero più guerre…”)
  • per tutte queste (e altre) trovate?
Insomma, un film indimenticabile.
Un solo difetto nel DVD. A un certo punto il protagonista scopre che la biondona ha posato per una rivista fotografica e ne rimane folgorato.
La versione in sala era censurata: non ci facevano vedere la foto, ma solo l’emozione che provocava. Ce la siamo immaginata nuda, noi ragazzini degli anni cinquanta… ma nella versione integrale si vede la foto: Marilyn è in bikini! Delusione!!!!
P.S: Adesso dovrei spiegarvi perché LE DONNE DEL 6° PIANO mi è piaciuto fino a certo punto. Ma il post sta venendo troppo lungo. Alla prossima.

Published in: on giugno 15, 2011 at 12:17 pm  Comments (1)  
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Tra le nuvole …NON è una commedia!

Questo film (diretto da Jason Reitman) è stato catalogato da alcuni (D’Agostini, Mereghetti e Lietta Tornabuoni, ad es.) come commedia.

Mi permetto di dissentire. Questo è un dramma, altrochè commedia!

  • dramma di chi perde il lavoro (sentendosi dire “il suo posto non è più disponibile” o altri eufemismi): c’è chi scoppia in lacrime, c’è chi mormora “e adesso cosa dirò ai miei figli?”, c’è chi promette di gettarsi dal ponte (e lo farà), c’è chi minaccia vie legali… Può essere interessante sapere che negli USA ci sono squadre di specialisti (un po’ psicologi, un po’ truffatori) che si spostano da un’azienda all’altra per dare queste belle notizie “indorando la pillola” perchè i dirigenti delle aziende “non hanno le palle per affrontare i loro dipendenti”
  • dramma della solitudine: il protagonista di questo film (uno degli specialisti di cui sopra) non vuole legami, non vuole figli, non ha una casa vera e propria… e teorizza la propria “teoria dello zaino vuoto” in applaudite “conferenze motivazionali”; il solo ideale della sua vita sembra essere quello di superare i 10milioni di miglia di volo (che la riconoscente compagnia aerea premierà con un superbonus); solo alla fine della storia sentirà il desiderio di “riempire lo zaino”, ma… (se proprio volete sapere come va a finire, aspettate dopo il video)

 TRA LE NUVOLE è candidato a 6 OSCAR

  1. miglior film (non credo che abbia chanches contro il pompatissimo Avatar)
  2. miglior regia (perchè no?)
  3. miglior attore (Clooney è molto bravo e ha una bella voce, ma contro Jeff Bridges, Colin Firth e Morgan Freeman sarà moooolto dura)
  4. miglior attrice non protagonista (Vera Farmiga, già vista nel BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE, è brava ma non da Oscar)
  5. miglior attrice non protagonista (Anna Kendrick è una giovane promettente -ha avuto una parte secondaria in Twilight-: magari potrebbe essere premiata a sorpresa)
  6. miglior sceneggiatura (perchè no?)

Beh, se proprio volete saperlo… il protagonista si ritrova a SALVARE IL MATRIMONIO della sorella, spiegando al potenziale cognato che vivere soli sarà bello, ma nella vita “ci vuole un copilota”; è talmente eloquente che convince anche se stesso, per cui corre a Chicago in cerca della sua ultima fiamma (ma lei è sposata con prole: lo aveva usato per “una botta e via”…). In conclusione, il povero Clooney si trova solo e triste, con i suoi (ormai inutili) 10.000.000 di miglia, 40 volte il viaggio Terra-Luna. E tutto ciò… PERCHE’?