NOBILI BUGIE (Agatha Christie a Sasso Marconi)

Ero liceale e una chioma corvina popolava i miei sogni. Era quella di Claudia Cardinale.
clau

E c’era un comico televisivo che mi divertiva. Si chiamava Raffaele Pisu.
pis

Beh, quei due sono ancora sulla breccia. E sono i protagonisti di un bel film, una commedia nera di cui (se proprio volete) vi racconterò qualcosa.

Prima però lasciatemi applaudire la longevità dell’uno (93 anni) e dell’altra (non si dice… comunque è nata parecchi anni prima di me).

Non voglio ripetere le solite banalità sulla professione degli attori (se non muoiono prima vivono a lungo) e mi limito a dire che questo film (dove incontrerete anche Ivano Marescotti, Giancarlo Giannini, Ninì Salerno e tanti altri) ha tutte le caratteristiche dei gialli di zia Agatha: una villa quasi completamente isolata dall’esterno, maggiordomi, segreti, cadaveri e un colpo di scena finale veramente clamoroso, di quelli che “tutto mi sarei aspettato, ma questo no!”

Evito la tentazione di spoilerare e mi fermo qui. Dopo le foto non aggiungerò niente.
giannmarescsaler

Published in: on Mag 30, 2018 at 11:40 am  Comments (3)  
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Elogio dei brutti

La popolazione italiana si divide in 2 categorie antropologiche: i belli e i brutti.

I belli sono quelli che vediamo negli spot pubblicitari. Impeccabili, inamidati, con i capelli (preferibilmente biondastri) sempre in ordine, ugualmente inespressivi se sorridono, fingono di litigare o prendono un aperitivo.

Qualche volta recitano (beh, insomma…) in film o fiction televisive.

I brutti sono quelli che incontro quotidianamente per strada, in autobus, al supermercato ecc. Sono (anzi, siamo) grassottelli, calvi o pettinati alla carlona, pieni di rughe e di brufoli, con le borse sotto gli occhi…

Nel cinema del passato hanno spesso riempito la scena. Era un cinema migliore (che ve lo dico a ‘fa…) e qui voglio citare 3 (forse 4) esempi di quella meravigliosa stagione.

Se non conoscete i film in questione, affrettatevi a colmare la lacuna. Poi mi ringrazierete.

  • Carlo Pisacane – E’ famoso per il ruolo di Capannelle in I SOLITI IGNOTI; ma ha lavorato in decine di film, da GLI ONOREVOLI a C’ERA UNA VOLTA… (dove interpreta una strega), fino al capolavoro assoluto della commedia italiana: L’ARMATA BRANCALEONE
  •  Tiberio Murgia – Nei SOLITI IGNOTI c’era anche lui (era “Ferribotte”, il fratello di Claudia Cardinale); tra i tanti filmuzzi in cui è comparso voglio ricordare LA GRANDE GUERRA e LA RAGAZZA CON LA VALIGIA
  • Annunziata Pica (in arte Tina Pica) – Grandissima attrice, cresciuta nella scuola di Edoardo De Filippo; per me, il suo ruolo migliore è stato quello di aiutante del capostazione Totò in DESTINAZIONE PIOVAROLO, ma molti la ricordano come “Caramella” al servizio del maresciallo Vittorio De Sica; lo stesso De Sica che, dirigendo IERI, OGGI, DOMANI, le diede la parte della nonna del seminarista sconvolto da Sophia Loren.

Dopo le immagini ritornerò sul tema, riferendomi a due attori del presente. Uno piacione, l’altro rappresentante della categoria BRUTTONI DI CLASSE.

gemmamurgiatin
Ho già parlato di BIANCA COME IL LATTEecc. La storia non è male, ma il personaggio del prof sognatore (interpretato da Luca Argentero) fa semplicemente cagare.

Ben altra figura di prof ha impersonato Roberto Herlitzka in IL ROSSO E IL BLU. Alla sua bruttezza, in conclusione, dedico un applauso.
brutto

La lettura di questo post potrebbe urtare la vostra sensibilità SE VOLETE LEGGERLO LO FARETE A VOSTRO RISCHIO E PERICOLO (dopo non dite che non vi avevo avvertito). In particolare parlerò degli stereotipi del linguaggio giornalistico, dell’ultimo romanzo di Stefano Benni, del ritorno all’ora solare, delle attrici italiane, delle primarie del PD e di altri disastri

benniPerché mi sono occupato finora solo di attrici straniere?

  • esterofilia?
  • scarsa considerazione delle attrici italiane?

Mah… La verità è che le prime che mi vengono in mente sono GRANDIOSE ma appartengono al passato: Sophia Loren, Claudia Cardinale, Monica Vitti…

Al loro confronto non riesco a chiamare DEE le contemporanee Sandrelli, Guerritore, Rocca, Morante, Impacciatore, Buy, Isabella Ferrari eccetera

E poi c’è da dire che molte nostre attrici preferiscono la tivvù al cinema. Si guadagna di più e si lavora di meno.

Barbara De Rossi, Elena Sofia Ricci, Caterina Sylos Labini, Veronica Pivetti… Tutte brave, per carità. Ma preferirei vederle sul grande schermo piuttosto che nello sbrodolamento televisivo.

PROMETTO di dedicare un post alle attrici italiane. Ma adesso cambio discorso.

Cosa dire di DI TUTTE LE RICCHEZZE, romanzo breve di Stefano Benni?

Stefano, ti ho sempre apprezzato come narratore fin da quando andavamo a scuola insieme (Scuola Media GUINIZELLI; allora si entrava da via S’Isaia). Ho lodato in questo blog molti tuoi RACCONTI… ma devo confessare che questa volta sono molto imbarazzato.

Devo proprio recensirlo?

Forse sì. La descrizione di alcuni personaggi (tipo Vudstok, quello che “pensa di assomigliare a Keith Richards… a me ricorda una mia bisnonna”) merita un approfondimento.

Facciamo così. Me lo rileggo con calma la sera di Halloween e poi se avrò gli INCUBI saprò chi accusare.

Già che parliamo di incubi, due parole sulle PRIMARIE del PD. 

In America le primarie funzionano. Avvicinano gli elettori ai candidati e viceversa.

Ma qui no.

Là sono competizioni sportive, come i trials per andare alle Olimpiadi. Chi vince va, chi perde no.

In Italia le primarie sono una guerra feroce. Sgambetti, colpi bassi, coltellate.

Anzi, una GUERRA DI RELIGIONE. Non si sceglie il candidato al posto di presdelcons. Si deve scegliere tra il MESSIA e l’ANTICRISTO. So di gente che sta facendo novene a Santa Rita perché Vendola non arrivi al ballottaggio e di altri che piuttosto che vinca Bersani eleggebbero il pulcino Pio.

pioSopravviverà il PD o bisognerà rifarlo da capo?

Concludo con l’imminente ritorno dell’Orasolare. Ligio agli ordini come sono attenderò le 3 di notte di domenica 28 e RIMETTERO’ INDIETRO LE LANCETTE.

Essendo affetto da insonnia non mi costerà molto. Se mi vien sonno SCRIVERO’ QUALCOSA (come negli anni scorsi): forse sugli stereotipi e le espressioni enfatiche di cui abusano i giornalisti.

  • Duro scontro in Parlamento (qualcuno ha votato sì qualcuno no; che c’è di strano? sarebbe strano se tutti fossero sempre d’accordo)
  • Le indagini proseguono a 360° (siamo in alto mare; non abbiamo la più pallida idea di cosa e dove cercare)
  • Le località di villeggiatura sono state PRESE D’ASSALTO dai turisti (espressione militaresca; dà l’idea di una sanguinosa battaglia, combattuta casa per casa, tra gli invasori delle CAMPERDIVISIONEN e gli eroici paesani)
  • Crollo in borsa (le solite manovre al ribasso, i soliti speculatori che vendono per ricomprare il giorno dopo guadagnandoci qualche milioncino… se volete sapere cos’è un vero CROLLO digitate Parmalat)

IL GIORNO DELLA CIVETTA, il romanzo e il film

Scritto nel 1961 da Leonardo Sciascia e ispirato a fatti realmente avvenuti, IL GIORNO DELLA CIVETTA è un vero capolavoro di letteratura poliziesca. C’è un delitto alla prima pagina (a cui se ne aggiunge subito un secondo, “uno che sapeva troppo”), segue una dettagliata indagine… e i colpevoli restano impuniti.

TRAMA ESSENZIALE. Viene ucciso un piccolo (anzi piccolissimo) imprenditore che rifiutava di pagare il pizzo. I carabinieri (guidati dall’energico capitano Bellodi) riescono, grazie alla soffiata di un confidente, a far confessare gli esecutori materiali e ad arrestare il mandante, il capomafia Mariano Arena. 

Ma quest’ultimo ha “santi in paradiso”. Si muove il Ministro degli Interni e Bellodi si vede togliere il caso. Alla fine della storia cammina per le strade di Parma insieme a un amico. Sa che tutti gli indagati sono stati rimessi in libertà, ma non è rassegnato: tornerà in Sicilia.

Particolarmente istruttiva è la figura del “confidente”. Calogero Dibella, detto Parrinieddu, è un malavitoso ammanicato con le cosche, ma passa ogni tanto informazioni preziosissime ai carabinieri.

Ad un certo punto si accorge di aver parlato troppo: gli “amici” hanno decretato la sua morte e gli ultimi giorni della sua vita sono descritti come una via crucis di ansie, ripensamenti, trasalimenti e disperazione. Due colpi di pistola alle spalle gli daranno l’eterna pace.

Altrettanto ben descritta è la figura del vecchio mafioso Mariano Arena. Interrogato dal cap. Bellodi, don Mariano delinea con massime lapidarie la sua “filosofia”: non c’è altra verità che la morte, l’umanità è “una bella parola piena di vento”, uccidere un uomo è difficile perché è difficile trovare un vero uomo.

Apro parentesi. Qualche anno fa avevo proposto questo romanzo alle alunne e agli alunni di terza per il gioco di BOOKLAND. Lo hanno letto, ma non è piaciuto a nessuno. I giovani non ce la fanno a digerire il finale: la legge italiana sconfitta dal potere mafioso. Chiusa la parentesi.

Giriamo pagina, parliamo della versione cinematografica.

Diretto da Damiano Damiani nel 1968, il film si prende (come sempre in questi casi) molte libertà.

  • L’omicidio iniziale avviene in aperta campagna e non nella piazza, davanti a tutti. Forse perché le scene di massa sono difficili e costose (bisogna pagare le comparse…), forse perché il romanzo descriveva impietosamente il fenomeno dell’omertà siciliana.
  • L’appoggiarsi di don Mariano Arena al partito della Democrazia Cristiana (che Sciascia lasciava capire solo per indizi) è sottolineato esplicitamente.
  • Viene gonfiata (comprensibilmente, al cinema ci vogliono sempre ruoli femminili) la parte di una “vedova di mafia” (che nel romanzo occupava poche pagine) affidandola a Claudia Cardinale.

Bel film, comunque, e ben recitato. Bellodi ha gli occhi azzurri di Franco Nero, Parrinieddu è interpretato da quel grande attore che era Serge Reggiani, don Mariano Arena è Lee j. Cobb, specializzato in ruoli da gangster. Ascoltarlo mentre parla con Bellodi di “quella grande assurdità che è la vita” dà i brividi. Anche perchè è doppiato da Corrado Gaipa, lo stesso che aveva qualche anno prima doppiato Burt Lancaster nel Gattopardo.