Due o tre considerazioni su LA VITA STRAORDINARIA DI DAVID COPPERFIELD

Premessa. Se del capolavoro di Charles sapete poco o niente le prossime 28 righe saranno poco comprensibili.

Ma potete rimediare iscrivendovi a un corso di letteratura inglese o (costa meno) leggendo il mio riassunto alla fine, dopo l’ultima immagine. A proposito, sapete che le opere di C.D. hanno ispirato più di 30 film? Ah, non v’importa una sega? Ok, amici come prima. Fine della premessa.

La prima cosa che colpisce è la presenza nel cast di attori/attrici diversamente pigmentati. E’ stata una scelta (che applaudo con tutte le mani che ho) del regista Armando Iannucci. La realtà del Regno Unito è sempre più multietnica (il sindaco di Londra è di origine pakistana). Credo che ai non pochi razzisti presenti in sala non piacerà che David, il protagonista, sia interpretato da Dev Patel e che la madre di Steerforth (bianco che più bianco non si può) abbia la pelle nerissima. Ma è il mondo moderno, bellezza, e tu non puoi farci niente.
dev

Seconda considerazione. Sono state sfrondate (anche per motivi di brevità) molte delle pagine più cupe del romanzo. Non aspettatevi di vedere l’infelicissima esperienza scolastica di David a Salem House. E non vedrete Dora morire. Di conseguenza il film ha un carattere  gradevolmente leggero.

Altra variante rispetto al testo. Chi ha letto bene il romanzo sa il personaggio chiave è Micawber che, riconoscendo le firme contraffatte dal superstronzo Heep, ne impedisce il trionfo. Ma qui (ATTENZIONE: SPOILER!!!) chi scopre la contraffazione è Mr. Dick.

Sospetto che ciò sia dovuto al fatto che Dick è interpretato da Hugh Laurie, attore di grandissima notorietà (tra le altre cose è stato House). A una star come Laurie bisogna dare molto spazio; mica puoi dirgli “devi solo far volare gli aquiloni”!
hugh

TRAMA ESSENZIALE. David sale dalle stalle alle stelle. Ciò avviene nella prima metà dell’800, mentre si consolida il capitalismo, sistema economico in cui basta poco per ritrovarti improvvisamente col culo per terra (succede alla zia Betsey) e più raramente puoi percorrere la strada opposta (a Charles Dickens successe).

Published in: on ottobre 20, 2020 at 12:04 am  Lascia un commento  
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IL GIRO DI VITE by Henry James (ovvero, perché in GB sono così appassionati dalle storie di fantasmi?)

THE TURN OF THE SCREW è un classico. Scritto nel 1898, tradotto in decine di lingue (dal tagalog all’esperanto), ne hanno fatto film, adattamenti teatrali e persino un’opera lirica (di B. Britten).

Chi non ne conosce la trama può leggerla nell’altro blog.

Qui, presumendo che l’abbiate letto, pongo alcuni quesiti e possibili risposte

PRIMO QUESITO: perché la letteratura anglosassone è piena di spettri (Shakespeare, Dickens, Wilde…)? Perché i Britanni sono così interessati all’argomento?

  • sarà il clima? (con tutta quella nebbia e quelle giornate senza sole…)
  • c’entra il dibattuto tema dell’immortalità dell’anima? tra il credere e il non credere nell’Aldilà esiste una via di mezzo; come spiega il fantasma di sir Simon a Virginia le anime dei buoni “trovano pace” mentre quelle di chi l’ha fatta veramente grossa vagano tristemente per la terra

SECONDO QUESITO: la protagonista (miss Giddens) vede davvero gli spettri di Peter Quint e di miss Jessel o è soltanto matta? (lei parla ogni tanto della sua “infernale immaginazione”)

  • DOMANDA MAL POSTA. Siamo all’interno di una trama letteraria. Su 3 livelli:
  1. H. James scrive e noi leggiamo;
  2. all’interno del racconto di James, un certo Douglas racconta a una brillante congrega di dame e gentiluomini di possedere un intrigante manoscritto…
  3. Miss Giddens (autrice del manoscritto) racconta di quello che le successe tanti, tanti anni prima; in sintesi è una ghost story che dobbiamo solo leggere senza spaccare il capello in quattro

TERZO QUESITO: per quale motivo il piccolo Miles è stato espulso dal collegio?

Bah, forse c’entra il sesso…

Era il periodo della sessuofobia vittoriana. Le cosacce (in questo caso, la pedofilia) si facevano, ma in silenzio.

Si alludeva.

In questo caso, si allude a “cose” innominabili di cui Miles parlava con gli altri alunni (che venivano prontamente riferite ai direttori). Cose che hanno provocato la sua espulsione.
ghost

 

Published in: on luglio 14, 2015 at 11:52 am  Comments (2)  
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