I RAGAZZI VENUTI DAL BRASILE (e non parlo della nazionale)

Romanzo di Ira Levin (1976) e film diretto da F. J. Schaffner nel 1978.

Avevo letto il romanzo e ne ero rimasto impressionato. Era la prima volta che sentivo parlare della clonazione umana in termini realistici. Non come nei romanzi di SF, voglio dire: i principi scientifici e il procedimento erano descritti in lunghe pagine (che naturalmente nel film sono state riassunte in poche parole) e andai al cinema con molta curiosità.

Bel film, lo confermo dopo tanti anni. A molti critici (Morandini e Kezich, ad esempio) è sembrato invece pieno di difetti.

Ma bisogna capirli: erano gli anni ’70 e per loro (per Kezich, soprattutto) il Grande Nemico erano le multinazionali e gli USA, non il neonazismo. Per cui il film era assurdo, fuorviante, mistificante ecc.

A me è piaciuto. Laurence Olivier (Liebermann, il cacciatore di nazisti, chiaramente ispirato alla figura di S. Wiesenthal) e Gregory Peck (Dr. Mengele) sono da applauso. E sono affiancati da altri grandi attori, come J. Mason, Lilli Palmer, Bruno Ganz…

TRAMA ESSENZIALE. Liebermann sa che il dr. Mengele si nasconde in Sudamerica, protetto dall’organizzazione neonazista e dai dittatori locali (nel film quello del Paraguay, nel romanzo il brasiliano Geisel); viene poi a scoprire che Mengele ha creato in una clinica ostetrica nella giungla 94 cloni di Hitler, poi adottati da altrettante famiglie in Nordamerica e in Europa. Poichè non basta il genoma per avere copie conformi, ma bisogna riprodurre una storia personale il più possibile identica a quella di Hitler, gli sgherri di Mengele devono uccidere metodicamente i padri adottivi quando i figli arrivano a compiere 14 anni.

Come va a finire? Se proprio volete saperlo, ve lo dirò dopo l’immagine
boys
Liebermann viene a sapere che uno dei cloni, nel New Jersey, sta per compiere 14 anni. Si reca di corsa sul posto (da solo, senza neanche provare ad avvisare la polizia; chi gli crederebbe?) e, se non riesce a evitare che Mengele uccida personalmente il padre del 14enne, riesce a convincere lo stesso 14enne a scatenare i suoi dobermann contro Mengele che, con un contrappasso dantesco, è ucciso proprio dalla sua creatura.

Nel finale, gli agenti segreti israeliani vogliono la lista dei “piccoli Hitler” per eliminarli, ma Liebermann l’ha distrutta.

“Tutti -assolutamente tutti- hanno diritto di vivere e di scegliere tra il bene e il male” è la sua conclusione.