Boris il film, molte lodi e qualche infamia

L’altra sera al tavolo di Titì (salumi, crescentine e lambrusco) abbiamo dibattuto su BORIS.

Abbiamo decretato che il personaggio di Marilita è una chiara allusione a Margherita Buy e che si sono notevoli analogie tra questo film e QUALUNQUEMENTE.

Qualunquemente è una farsa amara sulla criminalità in politica (o sulla politica criminale, se preferite) del nostro Belpaese.

In BORIS l’amarezza viene dalla constatazione che anche il cinema italiano, come la tv, è affetto da cialtronite acuta e progressiva. E che gli spettatori, per lo più, vogliono ridere-ridere-ridere delle scoregge e degli sberleffi del cinepanettone.

E qui c’è un bivio.

Chi ha seguito i telefilm della Fox vada pure avanti a leggere.

Chi non li conosce può fare un salto dopo l’immagine e poi tornare qui.

Dunque, ecco la TRAMA ESSENZIALE. René ha in mente un film serissimo, basato su LA CASTA di Rizzo e Stella. Ma tutto va storto: attori, tecnici, sceneggiatori e produttori sembrano congiurare perché l’impresa fallisca prima ancora di cominciare. Non resta che rovesciare il film come un guanto. Sarà un altro cinepanettone (Natale con la Casta, intesa come casta di bramini indù) infarcito di attrici cagne, culi e battute vernacole: “Sticazzi!!!” “Bucio de culo” ecc

Complessivamente è un bel film e lo raccomando a tutti. Ci sono episodi da antologia, come il trio degli “sceneggiatori democratici” e la scena della “cagna maledetta” che per avere un’espressione pensosa deve calcolare mentalmente 8 x 12 (difatti per oltre un minuto rimane pensierosa e poi grida “92!” che è anche sbagliato).

Però… ci sono episodi abbastanza inutili (ad es, Piovani che perde la statuetta dell’oscar a poker) che sembrano messi lì come riempitivo (veniva troppo corto…). E, nell’insieme, c’è un eccesso di grottesco: possibile che nell’ambiente del cinema siano TUTTI (attori, tecnici ecc) nevrotici, narcisi e fantozzianamente incapaci?

Precisazione che lascia il tempo che trova. La musica che accompagna il funerale del Grandeattore (schiattato per overdose) è il tema di Mahler (quinta sinfonia, mi pare) usato da Visconti in MORTE A VENEZIA. In questo caso, si muore a Roma.

Fine della precisazione che lascia il tempo che trova.



PREMESSA che metto qui in fondo e dedico a quei meschini che non conoscono le serie tv di Boris.
Da anni (troppi anni) René Ferretti, regista di scarso talento, si dedica a soap operas di serie B. Con lui lavora (?) una “corte dei miracoli” di attori e tecnici altrettanto mediocri. Si raggiunge il massimo della cagneria con Corinna (interpretata da Carolina Crescentini), che però è l’amante del produttore e non può essere cacciata. In sintesi, un casino paragonabile a quello descritto in BOLLE DI SAPONE (Michael Hoffman, 1991).

Come molti nel modo dello spettacolo René è superstizioso e il suo portafortuna è un pesce rosso chiamato Boris.

Però tutto sembra cambiare quanto René si ribella a questo tran tran (gli vogliono imporre una fiction “religiosa” sul giovane Ratzinger) e decide di passare al “grande cinema”. Fine della premessa, tornate pure su.

Published in: on aprile 10, 2011 at 1:17 pm  Lascia un commento  
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anche gli americani (qualche volta) fanno sbadigliare

Molti mi hanno accusato di esterofilia. Ora provo a discolparmi.

E’ vero che nessun film italiano compare nella lista che ho proposto per il Torneodeifilm organizzato da Gegio, ma lo stesso si può dire di quasi tutti i partecipanti: il massimo di italofilia l’ha raggiunto Sailor Fede, che ne ha proposti 3 (su 12): LA VITA E’ BELLA, BASILICATA-COAST-TO-COAST, IL BUONO IL BRUTTO E IL CATTIVO.

Però voglio attestare solennemente che in questo weekend sono usciti nelle sale un quasi-capolavoro italiano (comincia per B e finisce con Boris; lo recensirò) e una ciofeca proveniente da Hollywood (stroncata unanimemente da critici di ogni colore politico e fede religiosa: Avvenire, l’Unità, il Giornale ecc).

Detta ciofeca si intitola MIA MOGLIE PER FINTA. Praticamente è il remake di FIORE DI CACTUS, una commedia del 1969, che però durava molto meno degli interminabili 116 minuti di questarobaquà (e divertiva molto di più).

TRAMA ESSENZIALE. Un ultraquarantenne rimorchia con successo, fingendosi infelicemente sposato. Costretto a inventarsi una moglie, impone a una sua dipendente di calarsi nella parte… a questo punto anche all’asilo hanno capito come va a finire.

La parte della “moglie-per-finta” è interpretata da J. Aniston.

In FIORE DI CACTUS la parte era affidata a Ingrid Bergman (e il bastardo era Walter Matthau): basta questo per capire la differenza?

A proposito, nel Torneo dei film sopra citato per il titolo di miglior attrice se la giocano in 3: la Bergman (l’ho proposta io), Kate Winslet e Meryl Streep.

Vinca la migliore.