Eulalia Torricelli di Forlì

Questa canzoncina era molto in voga quando ero piccolo. Era allegra e orecchiabile: la cantavano tutti. Dopo ve la faccio sentire.

Ma oggi, con la mania di inquadrare STORICAMENTE il tuttoquanto, mi chiedo: cosa si nasconde in questa storiella surreale?

Vediamo un po’. EULALIA è ricca (tra i castelli e la relativa servitù, è una feudataria) e romantica. Si innamora di un uomo rude che viene dai boschi (dell’Appennino romagnolo, e da dove sennò?) che però la maltratta e la conduce alla rovina.

Quell’uom dal fiero aspetto (guardia forestale sciupafemmine) si chiama Giosuè De Rossi. Alla fine se la squaglia e va “in Puglia”.

Sembrerebbe un’allusione a re Vittorio Emanuele e alla fuga dell’8 settembre. MA VE LA IMMAGINATE VOI UNA DONNA ROMAGNOLA CHE SI PERDE PER QUEL TAPPO????

CI SONO!!! Giosuè (il bastardo sciupafemmine) è BENITO MUSSOLINI, prima agitatore socialista (De Rossi = ex rosso) e poi duce.

Predappio è una cittadina appenninica in provincia di Forlì…

Quindi EULALIA rappresenta l’establishment prefascista (nobiltà e borghesia arricchita) che si affida incautamente a Mussolini e ne viene trascinata nella tragedia della guerra mondiale.

Prima di togliersi la vita (mangiando fiammiferi) EULALIA fa testamento e lascia la sua ricchezza “a chi castelli non ha”, cioè attua la redistribuzione delle terre che avviene nel dopoguerra (riforma agraria di A. Segni); infatti la canzone è del 1947.
Dunque tutto collima…

ALBERT NOBBS mi fa venire in mente Eliza (a seguire, sensazionali rivelazioni sul personaggio Sherlock Holmes)

Dublino, fine ottocento. La protagonista si finge uomo da quando aveva 14 anni (la cosa non è impossibile: a quell’epoca nel Regno Unito non esisteva l’anagrafe, né le carte di identità) e lavora come capocameriere in un albergo. Ha un sogno: aprire un negozio di tabaccaio. NON CI RIUSCIRA’ e la sua morte sarà triste come la sua vita.

Ora, reo confesso di spoiling, dovrei parlare dell’eccezionale prova di attrice/attore di Glenn Close (e di Janet McTeer, anche lei candidata all’Oscar).

Lo farò dopo. Adesso voglio accostare ad Albert Nobbs la protagonista di un’altra storia: Eliza Doolittle.

Tra le 2 donne ci sono differenze (ovvio: la storia di Albert è realistica, quella di Eliza è una favola). MA CI VEDO NOTEVOLI ANALOGIE.

  • l’epoca è la stessa (fine ‘800 – inizio ‘900); tra il proletariato (in condizioni orribili) e la casta aristocratica si espande la middle class: commercianti, artigiani, albergatori, impiegati…
  • anche Eliza vuole aprire una bottega da fioraia (da fioraia ambulante quale è); per farlo deve travestirsi, imparando i modi e il linguaggio di una gentildonna
  • la durezza della vita conduce al cinismo; confrontate il comportamento di Joe (in Albert Nobbs) con la tirata “brechtiana” di Alfred Doolittle (il padre di Eliza): “Morale? No, non me la posso permettere…”

Torniamo alle attrici e agli attori di ALBERT NOBBS

  • GLENN CLOSE è semplicemente perfetta: rende al meglio il personaggio fragile e insicuro di Albert, compreso il goffo corteggiamento di Helen (l’amore non c’entra: Albert ha calcolato che nella sua bottega ci vorrà una commessa di bell’aspetto)
  • MIA WASIKOWSKA (già protagonista in ALICE IN WONDERLAND e JANE EYRE) è la cameriera Helen; resa madre da una canaglia, è salvata dalla rovina da “Hubert”
  • JANET McTEER (attrice poco nota in Italia, ma a Londra e a Broadway ricordano ancora la sua interpretazione in CASA DI BAMBOLA) è Hubert, imbianchino; quando rivela, sbottonando la camicia, di essere donna la platea sussulta; è un bel pezzo di teatro
  • MARK WILLIAMS interpreta un cameriere (vi sembra di averlo già visto? era uno degli attori in SHAKESPEARE IN LOVE e il padre di Ron Weasley nella serie harrypotteresca)
  • JONATHAN RHYS-MEYERS, già visto in THE TUDORS (era re Enrico VIII) e in AUGUST RUSH, ha una parte secondaria (il visconte Comesichiama) e si traveste anche lui (da donna).

Mi accorgo di essermi dilungato. Non c’è spazio sufficiente per recensire un bel film che un collega blogger mi ha fatto venire in mente (grazie, HOUSSY), per cui mi occuperò di SENZA INDIZIO nel prossimo post.

Posso solo anticipare che, anche qui, NIENTE E’ COME SEMBRA (Holmes non è un genio della criminologia, Watson non è la sua impappinata spalla, Lesley Giles non è Lesley Giles…).

indinobbs

Le donne del 6° piano, film

Commedia francese, diretta da Philippe Le Guay.

TRAMA ESSENZIALE. Parigi 1962. Una coppia di ricconi assume una cameriera spagnola. La signora apprezza molto la sua dedizione e la sua abilità nel lavoro. Suo marito l’apprezza per altri motivi.

Come andrà a finire? Ve lo dirò dopo il trailer. Intanto qualche considerazione personale.

In termini marxiani, è un esempio di lotta di classe. Ma chi vince?

Le domestiche spagnole del 6° piano rappresentano il proletariato, i signori del piano nobile la borghesia. I borghesi si annoiano, le proletarie sono più vitali. Non vanno sempre d’accordo (alcune vanno in chiesa, una è comunista) ma si aiutano.

A parte la love story, si verifica l’IMBORGHESIMENTO del proletariato. Le domestiche depositano in banca i loro risparmi e comprano azioni. Le vediamo commentare le quotazioni sui giornali e leggere Vogue sotto il casco del parrucchiere. In una scena del finale una delle ex-proletarie, tornata in Spagna, mostra con orgoglio una vasca da bagno piuttosto costosa con dorature di un kitsch inaudito.

Insomma, ha vinto la borghesia. E’ successo anche da noi, a partire dagli anni sessanta.

Ora, se ci tenete a sapere come va a finire, oltrepassate il video.


CONCLUSIONE. Prevedibilmente, il padrone divorzia e insegue la cameriera in un paesino spagnolo. Vivranno felici e contenti? Me ne importa una cippa.

Diciamo che il film non è male. Si segnala per la sua bravura Sandrine Kiberlain, la moglie svampita (non si accorge di niente per un’ora di film).

Published in: on giugno 16, 2011 at 5:20 pm  Comments (1)  
Tags: , , , , ,

Kasetta in Kanadà: una tragedia a tempo di mambo

Si comincia dalla fine. Come in VIALE DEL TRAMONTO di Billy Wilder (1950) il protagonista galleggiava cadavere in una piscina e cominciava a raccontare come erano cominciati i suoi guai, così il nostro protagonista (si chiama Martino) vaga per la città disperato e solo, “senza una meta”, annientato dalla sventura. COSA GLI E’ SUCCESSO?

Flashback. Martino era proprietario (aveva indica possesso, non solo uso) di una bella casa con giardino. Un certo lusso borghese: tanti fiori, la vasca dei pesci rossi… Insomma se la passava bene. Non gli dispiaceva certo essere apprezzato dalle ragazze che passavano di là.

Tale Pinco Panco (personaggio che poi analizzeremo) gli brucia la casa. Lui la ricostrusce.

Finito? NO, CERTAMENTE NO: proprio perchè abbiamo sentito l’inizio della storia (Martino è diventato un homeless, un senzatetto) dobbiamo supporre che PINCO (il piromane) ABBIA COLPITO ANCORA.

Casa ricostruita, casa di nuovo distrutta. Forse una catena di ricostruzioni e di incendi, fino alla catastrofe.

Ora, cosa ci vuole insegnare questo apologo brechtiano?

Anzitutto, chi è PINCO PANCO? Fa ridere il nome (sembra un cartone animato), ma c’è poco da scherzare: forse è il simbolo della ferinità primordiale (homo homini lupus), ma può essere il TRUST che schiaccia il piccolo imprenditore, la BANCA che lo strozza con il mutuo, lo STATO AUTORITARIO…

E come mai Martino non si ribella, non trascina l’incendiario in tribunale o almeno non si munisce di un cane da guardia? INVECE NO, sembra rassegnato davanti al sopruso: troppo buono, troppo educato, troppo debole?

Assomiglia a Joseph K. (IL PROCESSO, Kafka) che si rassegna a essere processato (non sa nemmeno per quale motivo) e condannato a morte. Anche K. è un esponente della piccola borghesia. Categoria che viene educata fin dall’infanzia a obbedire, a non fare troppe domande, a mantenere un decoro tutto formale anche quando la portano al macello.

Non sarà che Martino (il buon borghese) è distratto dal SESSO?

Vediamo un po’: chi sono e cosa rappresentano LE RAGAZZE (tutte le ragazze che passavano di là)? Forse la società del loisir, del divertimento a buon mercato, della superficialità?

Domande che mi pongo mentre guardo il video seguente.

La cara (e un po’ suonata) Carla Boni e un plotone di sculettanti sullo sfondo. Dice Carla: “è un inno per i bambini!”

Inno per i bambini? QUESTA TRAGEDIA?

Published in: on febbraio 13, 2009 at 11:12 pm  Comments (8)  
Tags: , , , , , , , ,