Monsieur Poirot, la Brexit è il suicidio perfetto? (già che c’ero gli ho chiesto anche quale film vincerà l’Oscar)

Seduto a un tavolino, Hercule Poirot sorseggiava il suo Green Chartreux quando mi vide arrivare.

Mi salutò cordialmente. Bonjour, mon ami! (niente induce alla cordialità più di un buon cocktail)
chartuese

Come sapete la concisione non è la caratteristica peculiare del detective più famoso del mondo. Perciò trascrivo qui un breve riassunto.

La brexìt è stata causata dal peso delle tradizioni inglesi. Qui si vive di tradizioni e di fish and chips. Nessun altro paese è legato al suo passato, a parte il Giappone (altro stato insulare). Ha mai visto la Cerimonia delle Chiavi alla Torre di Londra? Quel puerile dialoghetto si ripete tutte le sere dai tempi di Riccardo II… Non c’è da sorprendersi se nella mente degli inglesi, almeno di quelli che non amano la modernità (la maggioranza, purtroppo, non la ama) tutto ciò che viene da Oltre Manica è visto come intrinsecamente malvagio. Imperatori romani, re di Spagna, francesi, tedeschi… Sia ringraziato Dio che ha creato i Beatles! I fab four amavano l’Europa al punto di iniziare ALL YOU NEED IS LOVE con le note della Marseillaise!
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Ma la speranza non muore mai, mon ami! Hope never dies! I britanni sono capaci di correggere i loro errori. Secoli fa vollero disfarsi del loro passato.

Decapitarono il re Carlo e scelsero al posto della monarchia una dittatura puritana che fece chiudere i teatri e sostituire la musica profana con noiosissimi inni. That sucks!

Poi tornò da Parigi il figlio di Carlo il Decapitato portando con sé un po’ di gaiezza francese.

Non si può escludere che tra qualche anno si rifaccia il referendum e gli elettori giovani rimedino alla follia dei loro nonni…

Già che si parlava di profezie colsi la palla al balzo e gli chiesi chi avrebbe vinto l’oscar per il miglior film.

Bon Dieu! Le cinemà! E’ un mondo di pazzi in cui nulla è prevedibile! Pensi a quanti diversi attori mi hanno impersonato! E così mediocremente! Osservo però che quasi sempre la statuetta va a chi ha già vinto il Golden Globe: negli ultimi undici anni otto volte questa regola non scritta è stata rispettata, 6 volte per un film drammatico e solo 2 per una commedia!

Stando così le cose 1917 ha tre volte più possibilità di C’ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD.
millioartiarrgschiavlightergg

Published in: on febbraio 3, 2020 at 12:32 pm  Comments (3)  
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DIARIO DI UN VIAGGIO NUZIALE – the wedding day

Cambridge è un luogo incantevole. Che ve lo dico a fare?
can
C’è il Cam, placido fiumicello in cui è bello navigare. C’è il centro storico, riservato a pedoni e biciclette, c’è il Trinity…

E, in Regent Street, vicino al Department of Chemistry, c’è la chiesa dove Alberto e Marcela si scambiano gli anelli nuziali (vedi il post precedente…).

Rito semplice. E non solo perché siamo in quaresima; qui la sobrietà è regola tutto l’anno: ad esempio, pochissimi fiori e non c’è bisogno di accendere un mutuo per la soprano che canta il Laudate Dominum di Mozart.

Rito internazionale. Parte in inglese, parte in italiano, parte in spagnolo. Io leggo l’inno all’amore di S. Paolo (“without love, I’m nothing…”).

LOVE. Riesco a pronunciare decorosamente (nonostante l’emozione) questa divina parola. The Lord fills the earth with his love…

D’altra parte ho provato e riprovato. Love, love, love…

C’è chi pronuncia la O di LOVE molto aperta, c’è chi arriva a dire LAVE.

Io, cresciuto con i 4 di Liverpool, mi ispiro a ALL YOU NEED IS LOVE
lovAll we need is love. Amen.

Published in: on marzo 25, 2016 at 11:26 am  Comments (12)  
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sixty-four!!!!

Questa canzone mi piaceva MOLTO negli anni ’60, quando fu scritta.

OGGI ho un motivo in più per apprezzarla.

Published in: on marzo 17, 2010 at 12:02 am  Comments (7)  
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philip seymour hoffman

E’ ammirevole la quantità di attori bravissimi che nel mondo anglosassone passano tranquillamente da ruoli comici al dramma, dalla parte del “cattivo” a quella dell’eroe.

Da noi, diciamoci la verità, di attori così se ne trovano pochi: Castellitto, Rubini, Placido… vabbè, ce ne sono anche qui (magari la prossima volta ne parliamo). 

Stavolta voglio rendere omaggio a Ph. S. Hoffman.

Elencherò solo le sue interpretazioni più recenti.

  • è stato Truman Capote nel film omonimo (2005): un po’ gigione, ma ha beccato l’OSCAR
  • è stato il cattivissimo Owen Davian in Mission Impossible (2006)
  • è stato un cinico agente della CIA (abile nel suo mestieraccio, ma profeticamente scettico) in La guerra di Charlie Wilson (2007)
  • è stato (sempre nel 2007) un imprenditore senza scrupoli, travolto dalla droga e dalla propria avidità in Onora il padre e la madre
  • è stato un prete sospettato di pedofilia in un bel film del 2008: IL DUBBIO; nomination per l’Oscar per il miglior attore non protagonista (lo ha battuto per un soffio Javier Bardem)
  • è stato un simpaticissimo dj in I love radio rock (2009, nomination in arrivo?), film molto bello (adesso che ho il DVD me lo rivedo con mucho gusto) che ha il grave difetto di non comprendere neanche una canzone dei Beatles (pare che i diritti d’autore siano costosissimi).

So long, Philip. Al prossimo film.