BASTA CHE FUNZIONI vs SCOOP

Nello Scaffale dei Preferiti ci sono DVD che non mi sogno neppure di mettere in discussione (per motivi che i lettori ben conoscono): Amarcord, Apocalypse now, Blade runner, C’era una volta in America, Luci della città, Viale del tramonto…

In tale consesso non sfigurano due film del “primo” Allen: BANANAS e PROVACI ANCORA, SAM

Era un cineasta giovane e pieno di trovate spumeggianti. E (relativamente) contento di vivere.

Nei 2 film di cui si tratta nel titolo, invece, Woody mi sembra molto invecchiato e accartocciato sulle sue manie e sulla sua malinconia.

Vediamo un po’

  • SCOOP è del 2006. Allen non solo dirige (benissimo, con ottimo ritmo) una commedia-thriller con Scarlet Johansson, Hugh Jackman e Ian McShane, ma si ritaglia una brillante parte da comprimario. E’ un mago che smaterializza la gente e la fa ricomparire sul palcoscenico. Si fa chiamare SPLENDINI, ma il suo vero nome è Sid Waterman (“uso lo pseudonimo per sbalordire questi buzzurri…”) e profetizza che morirà perché gli inglesi “guidano dalla parte sbagliata della strada”. Infatti lo ritroviamo nel finale sulla barca di Caronte a intrattenere gli altri passeggeri con giochi di carte e a filosofeggiare: “non siate depressi, non crediate che essere morti sia un fatto negativo…”
  • WHATEVER WORKS è del 2009. Allen dirige, ma non compare. Lascia al suo alter-ego, il sarcastico prof. Yelnikoff (interpretato da L. David) il compito di sostenere che “gli insegnamenti di Gesù sono una meraviglia, come le idee di Marx, ma si basano sul falso concetto che l’uomo sia fondamentalmente buono, che se gli dai l’occasione di essere onesto l’afferra… e invece è uno stupido, egoista, avido, codardo e miope verme…”. Coerentemente con questo cupo pessimismo, Yelnikoff tenta due volte il suicidio. Ma il fato dispone benignamente di lui e alla mezzanotte del 31 dicembre lo vedremo brindare con i suoi amici e un nuovo amore.   

Cosa rimarrà nello Scaffale? Cosa andrà nell’armadio?

Quale sfida proporrò a Settembre?

Forse si affronteranno INDIANA JONES e OBI-WAN KENOBI?

Published in: on agosto 28, 2011 at 8:23 pm  Comments (11)  
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Al cinema in Ottobre

Fino a pochi giorni fa indicavo in BASTA CHE FUNZIONI il miglior film degli ultimi mesi.

Ora non più. L’alleniana commedia ha perso il primato. Poi vi dirò chi ha preso il suo posto in cima alla classifica.

MA PROCEDIAMO CON ORDINE, partendo dal peggiore: dalle stalle alle stelle.

Ho visto (rimpiangendo i soldi spesi) BARBAROSSA, un fumettaccio particolarmente grezzo. Un sacco di euri male impiegati per celebrare Alberto da Giussano e la Lega lombarda. I buoni (i Leghisti) da una parte, i cattivi (i Tedeschi e i collaborazionisti) dall’altra. Alla fine si è costretti a tifare per Federico imperatore, anche perchè è Rutger Hauer (ne ho viste di cose che voi umani…), un vero attore.

Quanto al giussanese Alberto, è interpretato da Raz Degan: uno che (dopo Centochiodi) CREDE di essere un attore. Bisogna che qualcuno gli spieghi che per recitare in un film non basta pronunciare una o più battute: occorre dare un pizzico di credibilità alla propria interpretazione. In Alexander, Raz era re Dario; non diceva una sola parola e faceva la faccia spaventata. Era meglio fermarsi lì, evitandoci lo strazio di questa ciofeca leghista.

Salendo un paio di gradini, ecco una commediola leggerina leggerina: LE MIE GROSSE GRASSE VACANZE GRECHE. Si può vedere, se non ci si aspetta niente di speciale. Mi sono divertito a rimembrare anni lontani, quando partecipai a vacanze di gruppo. E’ proprio come si vede nel film: vacanzieri che comprano souvenirs ORRENDI, single di mezz’età che provano a rimorchiare, proteste continue per l’aria condizionata, le camere d’albergo ecc.

E poi c’è l’accompagnatore/animatore che si sforza di essere spiritoso. Qui è una accompagnatrice/animatrice: l’attrice Nia Vardalos che era molto più simpatica 7 anni fa, quando era più cicciotella.

SALENDO PARECCHI GRADINI, ecco Woody Allen che racconta se stesso. Un vecchio cervellone misantropo e superpessimista che non resta insensibile alla naifté di una bella oca.

All’inizio sembra Pigmalione; difatti lui borbotta “se il prof. Higgins avesse conosciuto questa scema si sarebbe buttato dalla finestra…”. Poi arrivano, dalle rive del Mississipi, prima la madre e poi il padre della fanciulla. La madre si accorge di essere una ninfomane, il padre di essere gay. Insomma il finale diventa farsesco.

Comunque la trama è solo un pretesto per una serie di sarcastiche battute. E quando Woody fa dire al protagonista “gli americani invidiano i negri per la lunghezza del pene e gli ebrei per la scintillante intelligenza” ti accorgi che lui (Woody) si sente davvero straniero anche a Manhattan. Come capitò, negli anni 50, a Charlie Chaplin.

INFINE il film che più mi è piaciuto. Sarà perchè mi riesce facile immedesimarmi in Carl, il protagonista. Non ho ancora 78 anni, ma l’idea di partire per il Sudamerica alla ricerca di favolosi animali semiestinti mi sembra buona. Magari usando mezzi più affidabili di migliaia di palloncini gonfi di elio.

Mi accorgo però che, per descrivere la poesia di questa incantevole favola, mi serve un post apposito. Perciò, alla prossima.

Woody divertente, “Parnassus” stravagante “informant” interessante, “cosmonauta” deludente

L’ultimo film di W. Allen mi è veramente piaciuto.

Anche se la trama non è molto originale. Un vecchio cervellone (ha sfiorato il Nobel, per la fisica) impreca contro la vita, l’umanità, Dio, ecc (insomma, Woody mette ancora in scena se stesso), ma arriva una bella oca (“ignorante come una cozza morta” direbbe Giacobazzi) che comincia a intenerirlo… finché arriva la madre di lei a rovinare tutto.

Come trama (dicevo) assomiglia a tanti film alleniani (Manhattan, La dea dell’amore, Celebrity, Anything else, ecc) e serve come pretesto per una serie di battute sarcastiche (tipo “se siete uno di quegli idioti che “devono” star bene, fatevi fare un massaggio ai piedi”).

La morale è, tutto sommato, rasserenante: “qualsiasi tipo di amore riuscite a dare e a ricevere è un bene; basta che funzioni…”

Giriamo pagina.

Parnassus è un bel film di Terry Gilliam (americano, ex Monty Python). Un mago ha osato sfidare il Diavolo, che per divertirsi alle sue spalle lo fa vivere migliaia di anni. Siamo nell’ambito del FANTASY, ovviamente, e questa sensazione è rafforzata dal doppiaggio: Christopher Plummer (il protagonista) ha la bella voce di Gianni Musy, per cui sembra di sentir parlare Gandalf o Albus Silente.

“Informant” è un termine legale che equivale all’italiano “Collaboratore di giustizia“, uno che collabora con le indagini (per ottenere uno sconto di pena o per altri motivi) e che spesso rischia di brutto.

Qui un brillante biochimico (Matt Damon) vuole incastrare i capi della sua megazienda, che calpestano allegramente le leggi americane contro i trust. Collabora con l’FBI, registra, filma, arriva a colpire in pieno il bersaglio, ma…

Ma se non volete “guastare la sorpresa”, vi consiglio di saltare le prossime dieci righe. Quelle dopo la foto.
 

 

 

Alla fine salta fuori che il protagonista, che avevamo considerato un eroe e per cui facevamo il tifo, è un bugiardo, ladro e truffatore, e finisce in galera. E’ una storia vera: nei titoli di coda siamo informati che “l’eroe buono” ha scontato una pena di nove anni (in America non ci sono indulti) e che comunque è tornato a occupare un ruolo di dirigente informatico.

Film molto lento, soprattutto nella parte centrale. Non credo proprio che comprerò il DVD, ma è interessante nel descrivere le procedure giudiziarie americane. Conforta vedere che lì non guardano in faccia a nessuno: vi immaginate, in Italia, la polizia che arresta in massa i vertici di una grande azienda durante un banchetto di gala?

Altro giro, altro film. Nel 1963 l’Unione Sovietica mostrava al mondo il suo volto migliore, col faccione bonario di Nikita Krusciov e le imprese spaziali di Gagarin e Valentina Tereshkova.

La 15enne Luciana è infatuata di tutto ciò, il che provoca non pochi problemi. Alla passione politica si intrecciano passioni più terraterra: crisi adolescenziale, amori, gelosie, ecc.

Poteva venirne fuori un bel film (tra Caterina va in città e Notte prima degli esami) ricostruendo un periodo a me particolarmente caro (avevo 17 anni nel 1963 e mi commovevo a vedere Ballata di un soldato e Quando volano le cicogne), ma l’occasione è stata sprecata. Mariana Raschillà è bravina, ma gli altri giovani attori sono più volenterosi che capaci.

Le star? Claudia Pandolfi (la madre) è più inespressiva che mai e Sergio Rubini (il padrigno) è una macchietta svogliata.

Verrà meglio il prossimo film. Almeno lo spero.