Sarastro

Mi sono divertito a parodiare AVATAR due settimane fa

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2010/01/24/avatar-ovvero-balla-coi-pterodattili/

Torno sull’argomento da un’altra angolazione (e perdonate se sarò un po’ serioso): il protagonista del film si infiltra tra i nativi di Pandora che inizialmente vede come IL NEMICO; sono dei selvaggi che impediscono il progresso portato dai terrestri. Dopo qualche mese la sua prospettiva si capovolge: i nativi (con cui si è integrato alla grande) sono i “buoni” e i Terrestri (avidi e brutali) sono “i cattivi” da cui deve difendere il suo nuovo popolo.

E’ UN TEMA CLASSICO. La prima analogia che viene in mente è con BALLA-COI-LUPI, ma c’è un precedente molto più antico.

Nel FLAUTO MAGICO (1791) assistiamo a un “rovesciamento di prospettiva” simile. Tamino (il protagonista) ha ricevuto la missione di strappare Pamina (figlia della Regina della Notte) a un malvagio mago, chiamato Sarastro.

Ma comincia a dubitare di essere dalla “parte giusta” quando vede che Sarastro è un Sacerdote della dea Iside, nobile e saggio, circondato dalla stima di tutti.

Infine, la rivelazione: Sarastro è il padre di Pamina e si è separato dalla Regina della Notte perchè questa è una pazza omicida. Tamino sposa Pamina ecc

Quest’opera è uno dei capolavori di Mozart ed è conosciutissima a nord delle Alpi. Ispirandosi al “rovesciamento” di Tamino uno psicologo svizzero, Ludwig Binswanger, ha teorizzato un “processo di Sarastro” riscontrabile in chi, combattendo ciò che ha creduto il MALE, si accorge (spesso con grande difficoltà) di dover “bruciare ciò che ha adorato e adorare quello che ha bruciato”.

Insomma, convertirsi a una nuova prospettiva. Come il tenente Dunbar (Balla-coi-lupi) e il caporale Jake (Avatar). Ma, aggiungo io, ci vuole una non comune onestà intellettuale per essere capaci di farlo.

Conclusione: se vi piace Mozart e non vi spaventa la lingua tedesca, potete ascoltare il brano in cui Sarastro (il padre) conquista la fiducia e l’affetto di Pamina, sua figlia.

BALLA COI LUPI, il romanzo e il film

La settimana scorsa la 7, una rete che ama il cinema di qualità, ha mandato in onda questo capolavoro e naturalmente me lo sono visto. E mi è venuta voglia di rileggere il romanzo, dopo tanti anni.

 Adesso posso METTERE IL SEGNO X alla solita domanda: meglio il romanzo o il film? BELLISSIMO L’UNO, BELLISSIMO L’ALTRO.

Film da oscar (ne ha vinti sette), diretto e interpretato da Kevin Costner nel 1990. E tratto dal romanzo omonimo di Michael Blake, che ha curato (logicamente) la sceneggiatura. In America gli scrittori non trovano sconveniente collaborare col mondo del cinema. Non hanno la puzza sotto il naso, come spesso succede qui.

Naturalmente il linguaggio visivo ha le sue esigenze. Viene sacrificato l’aspetto psicologico, IL LUNGO E SFACCETTATO PROCESSO psicologico che conduce un ufficiale dell’Esercito americano a staccarsi dalle sue radici “bianche” e a solidarizzare con gli “indiani”. Ci sono le pagine del diario, riassunte. E ci sono molti primi piani, abbastanza inutili (secondo me) perchè la faccia di Kevin Costner tradisce ben poche emozioni.

Invece sullo schermo vengono enfatizzate scene che nel romanzo riempiono poche righe. Ad esempio la sanguinosa battaglia contro la tribù dei Pawnee (durante la quale Balla-coi-lupi dimostra capacità strategiche notevolissime) o la fiumana dei bisonti al galoppo.

Quanto al romanzo, ci sono delle pagine indimenticabili. La foresta sulla riva del fiume, che la ferocia dei cacciatori bianchi ha trasformato in un cimitero; il tentato suicidio di Mano-Alzata; il nascere della pensosa amicizia tra Balla-coi-Lupi e lo stregone Uccello-saltellante (nel film lo chiamano Uccello-scalciante, ma secondo me suona male); l’eroica azione del ten. Dunbar (un altro tentato suicidio) vista dal punto di vista cinico e bellicista dei suoi superiori.

E le interminabili riunioni del Consiglio degli Anziani. Dieci-orsi, il capo tribù, ha notato che le discussioni prolungate conducono all’indecisione e alla paralisi, perciò adotta una tattica interessante: si addormenta di colpo quando sente nascere la spirale dell’inconcludenza. Bisogna suggerire questa tattica ai nostri leaders.

Published in: on dicembre 11, 2008 at 9:03 am  Comments (6)  
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Lode a te, Severus…

NON AVEVO ALCUNA INTENZIONE di ritornare sull’argomento Harry Potter. Ma sono costretto a farlo.

Causa del ripensamento è la sottigliezza di Belphagor, che GIUSTAMENTE mi scrive che il personaggio più riuscito di tutta la saga è il prof. SEVERUS SNAPE (PITON nella versione italiana), per cui devo dedicare questo post a Severus. Oltrettutto si tratta di un ex-collega, perchè anch’io insegnavo Pozioni.

BALLA COI LUPI (su cui sto lavorando) può aspettare. Rimanendo sul tavolo sotto forma di draft.

Do per scontato che chi mi legge sappia tutto sul prof. Snape. In caso contrario SI DOCUMENTI per conto suo. Impiegherei troppo spazio per ricostruire il doppio-triplo-quadruplo gioco di chi FINGE di essere un traditore, infiltrato dai cattivoni nell’Ordine della Fenice.

In tutti i sette romanzi Severus Snape rimane un inestricabile enigma: lo stesso Harry Potter capirà soltanto alla fine che l’arcigno professore ha sacrificato la sua vita per lui, per via che sua (di Harry) madre Lily era stata il suo (di Severus) grande e unico amore. Ritengo che il capitolo in cui questo enigma viene finalmente svelato sia il più commovente di tutta la storia. Ma siamo nell’ambito del soggettivo.
snap

Mi permetto un’accostamento con un’altra storia, anche questa scritta da un’inglese. Avete letto TRAPPOLA PER TOPI di A. Christie? Anche qui una sorpresona attende chi si è scervellato per indovinare chi ha ucciso la signora Boyle. Naturalmente non vi dico chi è, per non rovinare la sorpresa a chi deve ancora leggerlo.

Mi fermo qui. Aggiungo solo che l’incredibile capacità di DISSIMULARE di Severus Snape ne avrebbe fatto un formidabile GIOCATORE DI POKER. Nell’ipotesi che i maghi giochino a poker.

Published in: on dicembre 10, 2008 at 5:15 pm  Comments (3)  
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