ancora su MY FAIR LADY (e sulla fonetica)

Domanda. Perché gli inglesi non sanno parlare inglese?

Risposta. Non se lo spiegava Shaw, figurati io…

Mi illumina Robin Hill che, essendo bilingue (madre napoletana, padre di Harrogate, Yorkshire), va alla radice storica del problema.

“Gli anglosassoni non avevano una lingua scritta e per trascrivere i grugniti e i rutti con cui comunicavano tra loro dovettero usare l’alfabeto LATINO. Per più di mille anni le consonanti e soprattutto le VOCALI latine sono state imposte (la Chiesa parlava latino e i Normanni una specie di francese) a popolazioni germaniche il cui palato e la cui ugola sono materialmente incapaci di pronunciare la A come la pronunciamo noi…”

STOP. Mi rendo conto che questo post sta diventando incredibilmente palloso.

Perciò mi fermo qui e inserisco un video (in inglese) in cui si dimostra che LA FONETICA NON E’ TUTTO.

Infatti Eliza finalmente si esprime con un linguaggio forbito e impeccabile (nessuno riesce a dire “How do you do?” come lei) ma il suo vissuto emerge inesorabilmente nella conversazione.

I suoi interlocutori vengono così informati che la zia è morta ammazzata “e che fine ha fatto il cappello di paglia che doveva venire a me? Qualche marrano l’ha fregato… e io dico che chi ha fregato il cappello ha fatto fuori la vecchia…”

Published in: on marzo 4, 2012 at 8:58 pm  Comments (5)  
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MY FAIR LADY (esemplificando il concetto di MOTIVAZIONE)

“E dov’è quella maledetta campagna?”

“In Spagna, in Spagna!”

Facciamo un passo indietro.

Ispirandosi alla commedia Pigmalione di G. B. Shaw, nel 1956 Alan J. Lerner (non è lo zio di Gad, credo) creò questo musical. Quasi 3.000 repliche a Broadway e a Londra.

Poi (nel 1964) il FILM.

Sento dire che vogliono rifarlo. Colin Firth al posto di Rex Harrison (il quale si beccò l’Oscar)? Keira Knightley al posto di Audrey Hepburn?

Staremo a vedere. Spero solo che sia più breve di 170 minuti…

Ora, prima di intrattenervi sul concetto di MOTIVAZIONE in pedagogia, sintetizzo la TRAMA.

Due studiosi di fonetica tentano un esperimento. Entro 6 mesi trasformeranno l’accento cockney di una giovane poverissima fioraia in un inglese impeccabile. Ci riescono: il modo di esprimersi di Eliza è diventato talmente perfetto che si sparge la voce si tratti di una principessa ungherese in incognito (perché “solo gli stranieri possono parlare un inglese così privo di accenti dialettali”).

Scena chiave (che spero di riuscire a inserire nel post): Eliza tenta da ore di pronunciare correttamente la frase the rain in Spain stays mainly in the plain (nella versione italiana, la rana in Spagna gracida in campagna) e sembra completamente incapace di farcela.

E’ stanca, è depressa. SI E’ BLOCCATA. Ma il prof. Higgins la disincaglia con un breve ma intenso discorsetto motivazionale. Non è solo l’aspetto materiale (imparare a esprimersi in modo elegante le farà guadagnare dei bei soldoni); c’è il piacere dall’arricchimento culturale.

“Pensa a quello che stai cercando di realizzare… i più sublimi pensieri che hanno attraversato le menti umane, espressi nelle straordinarie, immaginifiche e musicali combinazioni di suoni della lingua inglese! E’ questo il premio che stai per conquistare, Eliza… e con la tua tenacia CI RIUSCIRAI”

E LEI SI SBLOCCA.

Come ogni insegnante sa L’APPRENDIMENTO (suonare il piano, parlare bene il francese, i “fondamentali” nel basket…) NON E’ UN MOTO UNIFORME.

VA A SBALZI. Ogni tanto bisogna MOTIVARE l’alunna/o.

BISOGNA FAR INTRAVVEDERE IL TRAGUARDO FINALE e spiegare che “quella fottutissima rana nella strafottutissima campagna spagnola” è solo una tappa, noiosa ma necessaria. Suda e poi mi ringrazierai.

Io facevo così. Però (a scanso di equivoci) non ho mai ballato il tango dopo una lezione. Non so ballare il tango.

Published in: on marzo 1, 2012 at 12:35 pm  Comments (9)  
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The happy ending I love most

Mi sono accorto che tra i film che amo di più prevalgono i finali TRISTI.

Qualche esempio:

  • VIALE DEL TRAMONTO (forse il film che più si avvicina alla perfezione): FINALE CRUDELE
  • BARRY LYNDON (che musica! che fotografia! che costumi!) FINALE AMARO OLTRE OGNI LIMITE
  • Dr. STRANGELOVE (Stranamore, nella versione italiana): FINALE APOCALITTICO, comicamente apocalittico
  • IL GATTOPARDO (è di Visconti, che ti aspettavi?): FINALE SONTUOSAMENTE TRISTE

Ma ci sono anche gli happyendings, le storie che finiscono TRIONFALMENTE bene. E’ una necessità fisiologica: VIVIAMO IN UNA REALTA’ COSI’ POCO ALLEGRA che ogni tanto vogliamo uscire dal cinema col sorriso sulle labbra.

Ora, interrogando me stesso (e chiedendo il parere dei lettori), quale LIETO FINE è più trascinante?

  1. INCANTESIMO (1938). LUI (C. Grant) sul transatlantico per la Francia fa salti di gioia: va a Parigi e si è appena liberato della fidanzata SNOB… arriva LEI (K. Hepburn), la sorella della SNOB, che per tutto il film aveva dovuto reprimere il suo amore per LUI. Bacio. Hurrà.
  2. SABRINA (1954). Questa volta sul transatlantico c’è LEI (A. Hepburn), triste perché crede di essere stata ingannata da LUI (H. Bogart), ma… Liberté egalité felicité
  3. A QUALCUNO PIACE CALDO (1959). “Nessuno è perfetto” ma questo finale rasenta la perfezione!
  4. I LOVE RADIO ROCK (2009). Naufragio. Tutti i dj della nave sono in salvo, tranne il Conte (Ph. Seymour Hoffman), rimasto eroicamente alla consolle fino all’ultimo. Ma chi emerge dalle onde? “ROCK AND ROLL!!!!!!!!!”
  5. LA FABBRICA DEL CIOCCOLATO (2005). Film dolciastro (con tutto quel cioccolato…), ma nel finale la riconciliazione di Willy Wonka (J. Depp) col draculesco padre dentista merita l’applauso.
Queste le mie nominations for Best Happy End.
And the winner is…

perfetto