fine anno al cinema

Non è un buon periodo questo, se vuoi vedere film di qualità. Gli spettatori (in gran parte) vogliono storie digestive. Per digerire il panettone e ammazzare il tempo.

Perciò non aspettarti molto.

Adesso, partendo dal basso, comunico la mia classifica tra i 4 film che ho visto di recente.

LA DELUSIONE PIU’ COCENTE me l’ha data Pieraccioni. All’inizio della sua carriera mi era molto simpatico, ma poi… In questo film tocca il minimo storico. Farà ancora peggio nel 2011? NON ASPETTATEVI EROTISMO dalla siliconata sosia di Marilina (alla vera Marilyn bastava un sorriso e una strizzatina d’occhio per far salire la pressione) nonostante le sue ghiandole mammarie (quarta misura, credo). Ceccherini è spento, Laurenti è svogliato (del suo personaggio si poteva fare tranquillamente a meno), Biagio Izzo è bravo, ma sprecato.

Battuta migliore (l’unica decente, direi): “Siamo nelle mani di Dio!” “Speriamo che non si metta ad applaudire…”

AMELIA (siamo saliti di parecchi gradini) è la biografia di un’eroica aviatrice. Qui la conoscono in pochi, ma in America è popolarissima. Dato l’argomento era inevitabile un ricorso alla retorica, che in certi momenti appesantisce il film (come il ghiaccio sulle ali nella trasvolata atlantica). Ottima la fotografia (da Oscar), soprattutto nelle riprese aeree della savana africana. Buona H. Swank, deludente R. Gere (sembra sempre che pensi ad altro). Battuta migliore: “Abbiamo eletto il Roosevelt sbagliato” (complimento alla moglie del Presidente).

Se non vi piace la conclusione del film, leggetevi http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/06/25/le-7-vite-di-maria-sklodowska/

Salendo ancora e chiedendo scusa a sir A. C. Doyle (a cui sicuramente non è piaciuto) dirò che SHERLOCK HOLMES di mr. Ritchie è un buon film d’azione (tra Bond e Indiana Jones) con una apprezzabile ricostruzione della Londra del 1890, e recitato con anglosassone professionalità.

TRAMA. Un cattivissimo lord (somiglia a Voldemort e difatti, come Voldemort, ucciderà suo padre) sale al vertice della massoneria britannica, facendosi credere protetto da Belzebù. Holmes non crede al soprannaturale. Crede alla scienza e, grazie alla sua razionalità, sconfigge il marrano. Nell’ombra agisce un altro cattivone (servirà per il sequel) che resta innominato (ma vi do un aiutino: è un prof di matematica).

In sostanza, mi è piaciuto questo Holmes all’americana (in certe scene si ispira al prof. Langdon di Angeli e demoni ) ottimo pugile (lo era anche il VERO Holmes) e non insensibile al fascino di una femme fatale (anche il personaggio di Irene Adler è tratto dai racconti di Doyle: preannuncio che mi occuperò di lei molto presto).

Difetti non ne mancano. Chiunque prendesse tutte quelle sberle andrebbe zoppo per mesi e la faccia sarebbe piena di lividi, Watson sopravvive a un’esplosione che nella realtà ridurrebbe in briciole un carro armato, il Tower Bridge (dove avviene il duello finale) è lontano assai dalla sede del Parlamento, ecc. Ma della logica e della verosimiglianza in questi film se ne fa a meno.

Battuta migliore: “ora è svelato il mistero di come lei sia diventato ispettore!” (Holmes a Lestrade, che si è rivelato massone)

Infine, best of all, ho rivisto A SERIOUS MAN nella sala Chaplin.

Storia tristissima, ma molto ben raccontata (dai fratelli Coen). Se non l’hai visto o non hai letto la mia recensione

https://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/12/09/due-film-e-mezzo/

ti riassumo la TRAMA. Un onestuomo è bersaglio di una grandinata di sventure. Riuscirà la sua fede (ebraica) a confortarlo? E soprattutto rimarrà onesto?

Rivedendo A SERIOUS MAN (e in attesa di comprare il DVD), tre considerazioni.

  1. Forse questo era il film che i due del Minnesota volevano raccontare fin dall’inizio della loro carriera. Ma prima dovevano farsi un nome con capolavori più “leggeri” (Fargo, The big Lebowsky, Non è un paese per vecchi, Burn after reading, ecc).
  2. Probabilmente il ragazzino che si fa una canna prima del solennissimo rito del Bar Mitzvah (una specie di cresima) è autobiografico. I giovani Coen soffrirono una qualcerta costrizione nella loro comunità negli anni 70…
  3. L’uragano che incombe nel finale è un simbolo della morte, l’ineluttabile buio che conclude il film come conclude ogni vita. E la bandiera sbatacchiata dal vento sembra chiedersi “ci sarà un futuro per il sogno americano?”

Battuta migliore (in un film che non ha il compito di far ridere): “capisco quando non sono gradito…” (l’inquietante ospite a cui la padrona di casa ha appena piantato un coltello nel petto, nel surreale prologo polacco).

Premio SCIACQUONE D’ORO 2009….

Come ho postato nell’altro blog http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/06/09/quasi-tre-milioni-di-italiani/ le masse non sempre scelgono in modo intelligente.

Questo è il grande limite della democrazia.

Non dimentichiamo che i cittadini di Atene mandarono in esilio Aristide e condannarono a morte Socrate (era una giuria di 500 cittadini, non un gruppetto di rancorosi), che Hitler fu nominato cancelliere in seguito a una vittoria elettorale e che G.W.Bush fu rieletto nel 2004.

Dopo questa solenne premessa, sono ancora qui a chiedermi come mai un film a cui il grande Stefano attribuisce il premio SCIACQUONE D’ORO 2009 abbia incassato in meno di un mese quasi 18 milioni di euro.

E parlo di un mese quasiestivo (dal 13 maggio ad oggi) in cui le sale sono mezze vuote e gli incassi (in genere) calano vistosamente.

Provo con qualche ipotesi di lavoro:

  1. si parla molto di preti (papi -ma non quello- cardinali e monsignori) e agli italiani DA SEMPRE piacciono i temi clericali e anticlericali (in fondo, se ci pensate, è la stessa cosa)
  2. si parla del CERN (dove si dovrebbe essere controllati dalle telecamere in ogni momento e invece la gente entra ed esce come se fosse un ministero italiano), del bosone, dell’antimateria; insomma argomenti di cui quasi nessuno capisce una mazza, ma comunque sono di moda
  3. c’è un bel po’ di morti ammazzati (tipo Indiana Jones) e questo tira sempre, date le tendenze sadiche degli adolescenti in sala
  4. varie ed eventuali

Vabbè… Per oggi mi fermo qui, ma dulcis in fundo (come disse il capitano Dulcis affondando con la nave) inserisco un filmato su COME ERAVAMO.

Poi, nei prossimi post, mi lascerò andare all’operazione nostalgia e rievocherò gli anni (mica tanto felici) della scuola elementare.

Quando anch’io cantavo in coro ARRIVA IL DIRETTOR.

BOX OFFICE di maggio

  1. Angeli e demòni (Ron Howard) – L’ho recensito il 26 maggio. Meglio di me l’ha stroncato Stefano Disegni nell’ultimo numero di Ciak. Stefano (sempre er mejo!) gli attribuisce il premio Sciacquone d’oro 2009 come “LA PIU’ FORMIDABILE CAZZATA CINEMATOGRAFICA DELL’ANNO”
  2. San Valentino di sangue (Patrick Lussier) – Non l’ho visto.
  3. X-Men le origini: Wolverine (Gavin Hood) – Non l’ho visto.
  4. Una notte al museo 2 (Shawn Levy) – Film “per famiglie”, come si suol dire. Piace ai bambini e a quelli che (magari a 63 anni) si divertono con i cartoons. Perchè questo è sostanzialmente un CARTONE ANIMATO: nella rissa finale tra aviatori, mafiosi, scimmiette, faraoni, canguri, cosacchi e antichi romani ci starebbero bene anche Braccio di ferro, Wilcoyote e Beep-beep.
  5. State of play (Kevin McDonald) – Occasione perduta: la storia non è niente male (giornalista indaga su intricato delitto e scopre che suo vecchio amico è bastardo a 24 carati) , ma gli attori appaiono svogliati. Peccato vedere sprecare il grande talento di Helen Mirren.

(fonte: Mymovies.it)

 A parte questi “capolavori” voglio segnalare i due film che ho più apprezzato questo mese: VINCERE (post del 1 giugno) e TERRA MADRE (12 maggio). Non sono un nazionalista, ma faccio notare che sono italiani.

Perchè i “cattivi” (i DEMONI) sono più affascinanti dei buoni (gli ANGELI)?

Almeno al cinema. In questo polpettone americano, il buono si chiama Langdon.

Una sintesi tra Bond (solo che non tromba mai, anzi pare totalmente disinteressato alla cosa…) e Sherlock Holmes. Capisce sempre tutto, al volo. Mentre corre per le vie di Roma, ragiona e indovina, svela arcani secolari e smaschera assassini.

E TUTTO QUESTO perchè sbava da anni per un opuscolo di G. Galilei, la cui unica copia è rinchiusa in un segretissimo archivio. La mia impressione è che (se non era per quell’opuscolo) della distruzione di Roma non gliene importava una beata cippa: se ne restava a casa sua, dalle parti di Boston, a nuotare in piscina e a giocare a golf.

Quanto al “Cattivo”, anzi al SUPERCATTIVO, è… ah, dimenticavo: ci sono molti che NON VOGLIONO SAPERE COME VA A FINIRE.

Se appartenete alla categoria, girate pagina. E, per darvi il tempo di cliccare, perdo deliberatamente il filo del discorso con la seguente DIVAGAZIONE.

Ci sono tanti parallelismi (illustrati molto bene da critici più bravi di me) tra questa storia e il Codice da Vinci. Uno dei quali riguarda il poliziotto francese (era Jean Reno) e quello vaticano (è Pierfrancesco Favino).

Non sono un nazionalista, ma devo dire che mi immedesimo di più in Favino: ha la faccia da duro, ma da duro all’italiana; ti aspetti che, da un momento all’altro, tiri fuori le foto di moglie e figli e racconti dei suoi progetti per la pensione.

Che comunque non verrà perchè l’ammazzano a metà film. Alla prossima, Favino.

Se siete ancora qui, vi racconto il finale. SUPERDEMONE è il monsignor camerlengo, un irlandese pieno di complessi interpretato da Ewan McGregor. Per gettare il panico nella Chiesa cattolica e diventare papa, si inventa il ritorno di una misteriosa setta (“che si è infiltrata dappertutto ad altissimi livelli“: forse pensava alla P2), mette una superbomba sotto l’altare di San Pietro, fa morire un bel po’ di gente (compreso il vecchio papa) e viene smascherato all’ultimo momento, quando il Conclave stava per acclamarlo sommo pontefice.

E qui l’Arcidiavolo irlandese sorpassa ogni limite di credibilità. Nonostante sia fracassato e pieno di ferite (anche il più abile e fortunato paracadutista non atterra tra le colonne del Bernini senza fratturarsi almeno una caviglia), fugge dalla cappella Sistina all’altare di San Pietro (inseguito dai “buoni”) con uno scatto da quattrocentista e va a bruciarsi vivo.

INSOMMA: è il Genio del Male, è un asso con gli elicotteri e col parapendio, ha la resistenza e il fiato di un campione olimpico. E’ UN SUPERMAN. Capite il titolo di questo post?

Morale della favola. Questo film piacerà molto alle persone di scarsa cultura, che confondono il Colosseo col Vaticano e i Pretoriani con le Guardie Svizzere.

E incoraggerà il turismo. Cosa importantissima per una città come Roma che campa di turismo fin dai tempi di Dante.

Published in: on maggio 26, 2009 at 3:40 pm  Comments (3)  
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io, patito per i DVD (ma c’è motivo…)

L’altra sera ero andato al cinema.

ANGELI E DEMONI, una americanata senza sugo (dedicherò il prossimo post all’argomento) con un Tom Hanks che rivaleggia con il mio lavandino in fatto di espressività.

Per rifarmi la bocca, ho messo su il DVD di uno dei miei preferiti. BLADE RUNNER.

Non tutto il film, beninteso (oltretutto era tardi): solo la scena madre. Harrison Ford con gli occhi sbarrati per il terrore (“cosa si prova a vivere nel terrore? in questo consiste l’essere schiavo…”) non proferisce motto, mentre il replicante Rutger Hauer muore lentamente dicendo “Ne ho viste di cose che voi umani… e tutti questi ricordi andranno perduti, nel tempo, come lacrime nella pioggia… è tempo di morire…”

Ecco, il pregio dei DVD (a parte la versione originale per i film non italiani) risiede per me nello scegliere col telecomando SOLO LE SCENE DA ANTOLOGIA. E saltare il resto.

Proprio come l’opera lirica. Saltare ore di noia e ritagliare “Vissi d’arte…” o “Ridi, pagliaccio…”

La mia collezione di DVD perciò si arricchisce (a parte che per i film meno importanti c’è sempre il videonoleggio) di opere non eccezionali come LA FAMIGLIA OMICIDI o COSI’ PARLO’ BELLAVISTA (ne riparleremo, a suo tempo) di cui magari vedo e rivedo solo la stessa scena. Quella da incorniciare.

Come questa.

Published in: on maggio 25, 2009 at 8:00 pm  Comments (2)  
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TERRA MADRE, di Ermanno Olmi

La stagione calda svuota le sale. Di conseguenza, almeno qui in Italia, non vengono distribuiti film memorabili tra maggio e settembre.

In attesa di ANGELI E DEMONI (che piacerà o non piacerà, ma certamente sarà il più visto del mese) dedico questa minirecensione all’ultimo lavoro di Olmi.

Non è propriamente un film, con una storia, attori and all that.

Documentario sulla produzione agricola “povera”, contrapposta al mondo dello spreco e delle coltivazioni di OMG, Terra Madre assomiglia ai lungometraggi di Michael Moore (Bowling a Columbine, Fahrenheit 9/11, Sicko), nel senso che documenta una situazione critica con una professionale spettacolarità.

Lunghissimi silenzi, immagini di terra, vento e nuvole, conferenze (l’immagine qui sopra si riferisce a quella di Torino 2006) per illustrare didatticamente una concezione alternativa dell’agricoltura e dell’allevamento.

Concezione che a molti sembrerà arcaica, volutamente FUORI DELLA REALTA’, ma non priva di fascino.

Basterebbe a renderla affascinante il progetto (patrocinato dal Consiglio d’Europa) di conservare tra i ghiacci eterni delle isole Svalbard la Banca mondiale dei semi, una specie di museo delle specie vegetali presenti sulla Terra all’inizio del terzo millennio. Accompagna i titoli di coda una canzone di Celentano: “Un albero di trenta piani”.

DEDICO questo post alla Madre Terra e a tutte le madri terrestri, a cui si è aggiunta qualche giorno fa Leucosia: http://leucosia.blog.kataweb.it/leucosia/2009/05/10/il-mio-fiore-di-maggio/trackback/  

Published in: on maggio 12, 2009 at 11:25 am  Comments (4)  
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