Come Pablo Picasso (famoso pittore di Cividale del Friuli) mi apparve in birreria

Iniziata la terza media (cioè, la terza birra media) mi accorsi che Picasso era seduto accanto a me.

pablo

Buenas tardes, Maestro! Sus pinturas me gustan muchissimo!

Lui rispose borbottando che soltanto noi italiani parliamo così male lo spagnolo. E mi chiese come spiegavo che da noi, dopo Renato Guttuso, la pittura aveva prodotto fiori così scoloriti.

Provai a rispondere.

Maestro, non tutti hanno la fortuna di essere anarchici.

Voglio dire, gli iberici da Goya a Dalì dipingono l’anarchia, i norvegesi l’angoscia…
goyadalì
munc

e noi in Italia dipingiamo il cinismo e la rassegnazione…
teomo
… e ci manca l’inventiva!

Alla RAI il programma più seguito è uno spezzatino di scenette riciclate chiamato TECHETE’ e, dopo aver riesumato il cadavere di RISCHIATUTTO, ora toccherà a PORTOBELLO!

A quel punto mia moglie, stanca di vedermi parlare a una sedia vuota, mi ha trascinato fuori a respirare un po’ di aria fresca. Ecco perché non ho finito la terza media.

Published in: on agosto 18, 2018 at 12:20 am  Comments (6)  
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Capitan Uncino, un cattivo simpatico?

Siamo andati a vedere un filmuzzo riuscito a metà (in sintesi, un BAH)

Se vi interessa una recensione dettagliata la trovate quiMa in questa sede voglio parlare di “cattivi”.

A Hugh Jackman i villain roles riescono benissimo (in SCOOP era quello che… non ve lo dico: oggi non spoilero) e qui ce la mette tutta per spaventare il giovanissimo protagonista, vestendo i panni del sanguinario pirata Barbanera
uncin
C’è anche Uncino nel film, ma non fa paura in quanto… (niente spoiler, ve l’ho già detto). Lo interpreta piuttosto insipidamente G. Hedlund, un figone del Minnesota, già visto in TROY (faceva Patroclo) e in ON THE ROAD.

Mentre lo vedevo combattere a fianco di… (no spoiler, please!) ho ripensato a questo personaggio e a quanti attori lo hanno impersonato.

Limitandomi a quelli che visto (al cinema e in tv)

  • Rhys Ifans in NEVERLAND (2011)
  • Jason Isaacs in PETER PAN (2003)
  • Dustin Hoffman in HOOK – CAPITAN UNCINO (1991); a mio parere il migliore tra gli Uncini

uncin
Ora torniamo al punto di partenza: James Hook (noto in Italia come capitan Uncino) può essere annoverato tra i Cattivi Simpatici?

In altre parole, chi è veramente Uncino? Un aristocratico narcisista, sempre vestito con la massima cura tra merletti e tricorni impiumati?

O è un anarchico, uno che contesta il sistema capitalista, un Robin Hood del mare?

Sappiamo che James Barrie, da giovane, manifestò idee anarchiche (e diede il proprio nome a Hook). Poi si fece strada negli ambienti di corte, raccontò molte storie alle giovanissime sorelle Elisabeth (nota in seguito come Elisabetta II) e Margaret, fu creato Baronetto e Cancelliere dell’Università di Edimburgo… Ma ne conosco tanti che hanno cominciato la loro vita contestando il sistema e poi si sono inseriti alla grande.

THE LAST STATION

Gli ultimi giorni della lunga vita di Lev Tolstoj (1828-1910) raccontati da un bravo regista, Michael Hoffman.

Un po’ lento all’inizio, il film trova il giusto ritmo nella drammatica fuga di Tolstoj e nella riconciliazione finale con la moglie (in punto di morte) in una stazioncina della Russia meridionale. Non dimenticate il fazzoletto.

Personaggi e interpreti:

  • LUI: il conte Tolstoj, dopo un lungo e tormentato itinerario spirituale, aveva tentato una confusa sintesi di Cristianesimo, Buddismo e Anarchia (no alla proprietà privata, no alla carne, no al sesso, no alla Chiesa) e intorno a lui era nato un “movimento” i cui leaders cercarono con ogni mezzo di fargli rinunciare ai diritti d’autore per i suoi romanzi (un mucchio di milioni). Christopher Plummer interpreta molto bene il personaggio (nomination all’Oscar), che, esasperato dalle tensioni nate intorno a lui, molla tutto e fugge in cerca di pace.
  • LA MOGLIE: dopo aver partorito 13 figli e aver dedicato tutta la vita al marito (che in certi momenti era più strambo di Celentano) la contessa Sofia si aspettava una vecchiaia serena; E INVECE NO: liti continue in famiglia (che spesso contrapponevano le figlie alla madre) e quei rompiscatole dei tolstojani…; quella grande attrice che è Helen Mirren (origini russe: suo padre si chiamava Mironov) secondo me meritava anche lei una nomination (almeno), ma i giurati dell’Academy l’avevano già premiata con l’Oscar per THE QUEEN e stavolta l’hanno lasciata a bocca asciutta.
  • IL SEGRETARIO: avete presente l’imbranato Silvano di Camera Café? Ecco, immaginate Silvano assunto come segretario in un caos di idealismi, soldi, giornalisti e liti coniugali: tra l’incudine e il martello, finisce col farsi da parte, anche perchè una bella maestrina (stanca del caos di cui sopra) gli dimostra che il sesso non è poi così male e che il “movimento” sta diventando una setta dogmatica da cui è meglio uscire. Interprete: James McAvoy, un bravo scozzese già apprezzato in L’ULTIMO RE DI SCOZIA, ESPIAZIONE e nelle Cronache di Narnia (era il fauno Tumnus)
Published in: on giugno 16, 2010 at 6:51 pm  Comments (3)  
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IL TALLONE DI FERRO

Romanzo di Jack London, scritto nel 1907. Ripubblicato da Feltrinelli nel 2004.

Avis, vedova dell’agitatore socialista Ernest Everhard, racconta in prima persona di come lo conobbe e lo sposò. Ernest, diventato uno dei dirigenti del Partito Socialista Americano, è prima blandito e poi dichiarato fuorilegge dai capi dell’industria e dell’establishment politico e militare. Dopo aver organizzato una grande rivolta operaia a Chicago, Ernest viene ucciso dalle Centurie Nere (braccio armato della reazione), il suo cadavere scompare e persino il suo ricordo viene infangato da velenose calunnie. Avis cerca di difendere la memoria di Ernest, ma… il romanzo si interrompe di colpo! Probabilmente anche lei è stata uccisa.

Dalle note che accompagnano la narrazione IL LETTORE CAPISCE che questi avvenimenti appartengono a un lontano passato, ai SECOLI DELLO SFRUTTAMENTO, dopo i quali è iniziata la nuova era, L’ERA DELLA FRATELLANZA TRA GLI UOMINI.

Non è uno dei capolavori di Jack London (i personaggi sono spesso poco credibili, con una psicologia piuttosto rozza), ma c’è molto materiale per riflettere.

Come commentò Leone Trotszky, a cui questo romanzo era molto caro, la prima mossa dei controrivoluzionari è quella di spaccare il fronte dei lavoratori, concedendo aumenti salariali e normativi alle categorie privilegiate (ferrovieri, metalmeccanici, bancari e postelegrafonici). Poi di infiltrare nella protesta degli esclusi (il “popolo dell’abisso”) dei provocatori, sedicenti anarchici che organizzando attentati e sabotaggi provocano una spietata reazione.

Al lettore sono poi riservate alcune sorprese. Jack London immagina, scrivendo nel 1907, che la Grande Guerra sarebbe iniziata nel 1913 con un attacco di sorpresa della flotta tedesca a Honolulu. Basta spostare il 1913 al 1941 e sostituire i tedeschi…

E compaiono personaggi realmente attivi nella politica americana. Come il presidente Theodor Roosevelt, come W. R. Hearst (quello di Quarto potere, per capirci), di cui si dice che distrusse il Partito Democratico con la sua megalomania (era quello che London temeva e fortunatamente non si verificò) e come il vescovo Latimer. A quest’ultimo il romanzo riserva una triste fine: Latimer si unisce ai socialisti, per cui viene dichiarato pazzo e rinchiuso in manicomio.

Published in: on gennaio 1, 2009 at 11:32 pm  Comments (2)  
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