Inès del alma mia, romanzo…

…di Isabel Allende (2006).

PREMESSA. Nella mia vita precedente dovevo leggere molto velocemente. Le alunne e gli alunni delle scuole in cui operavo non mi chiedevano se un romanzo era ben scritto, ma “di-che-cosa-parla?”

Ovvio. Una lettrice/lettore alle prime armi si interessa più all’argomento che allo stile.

Di conseguenza ho dovuto perfezionare il mio skimming per “sorvolare” centinaia di pagine alla ricerca dell’essenziale (cosa fa lui, che tipo è lei, finisce bene?) e, poiché la funzione sviluppa l’organo, la mia velocità era spesso superiore alle 100 pagine all’ora.

Ora le cose sono cambiate: ho molto più tempo a disposizione e non mi occupo direttamente di biblioteche scolastiche. Richiesto dalla ex-collega Margherita di dare un parere su questo romanzo (“sorvolato” in un pomeriggio di due inverni fa), l’ho riletto con calma. Velocità media: 3 minuti a pag, ossia 20 pag/h. FINE DELLA PREMESSA.

Di-che-cosa-parla?

Ines Suarez (nata in Estremadura intorno al 1510) racconta, settanta anni dopo, la sua avventurosa vita. Di come partì per l’America alla ricerca del primo marito (un mascalzone, ucciso nella guerra tra Diego de Almagro e i Pizarro), di come divenne l’amante di Pedro de Valdivia e conquistò con lui il Cile, difese eroicamente Santiago dai bellicosi indios mapuche e di come, mollata dall’ingrato Valdivia, sposò Rodrigo…

Come è raccontato tutto ciò?

Cominciamo col dire che raccontare in prima persona permette di esprimere bene i sentimenti del/della protagonista e ciò manifesta l’identificazione totale dell’autrice/autore col il/la protagonista. Mattia Pascal è Pirandello, Zeno Cosini è Svevo, Bella Swan (nessuno si scandalizzi per l’accostamento) è la Meyer.

La Allende si identifica in questa superdonna, libera e fiera, intelligente e coraggiosa, abilissima con la spada e con la padella, capace di salvare un intero esercito con la sua rabdomazia.

Ma la narrazione in prima persona “schiaccia” gli altri personaggi sullo sfondo e SACRIFICA I DIALOGHI.

I DIALOGHI. Sono la difficoltà maggiore per un romanziere: attribuire a ciascun personaggio un diverso codice linguistico, diverse facoltà espressive.

E’ questo che ha fatto sommo W. Shakespeare (chiunque si nascondesse dietro il suo nome) e ha reso grandissimi Hemingway, Somerset Maugham, Maupassant, Tomasi di Lampedusa, ecc

E’ questo il limite di Isabel, ciò che le ha impedito (almeno finora) di essere una grande scrittrice. I suoi dialoghi sono artificiosi, irreali. In questo romanzo (sempre per il motivo di cui sopra) passano decine di pagine senza dialoghi e poi…

“il diavolo ci infonde tanti e diversi appetiti, ma Dio ci dà la lucidità morale per controllarli… il destino dell’uomo è quello di elevarsi al di sopra della bestialità, condurre una vita ispirata ai più nobili ideali…”

“Mi fai paura, Pedro… se non mi fosse nota la tua virilità, che invece conosco, penserei che sei privo dell’istinto primordiale proprio dei maschi…”

Non sono due filosofi a parlare. Sono due soldati, ancora grondano sangue dopo il Sacco di Roma. “lucidità morale, istinto primordiale”: vi sembra realistico il loro modo di esprimersi?

Aggiungo una considerazione sull’uso degli aggettivi. Ci sono più aggettivi che verbi e questo appesantisce il ritmo. Un esempio: nel giro di 2 righe veniamo a sapere che “dalla bella Siviglia, navigando per le chiare acque del Guadalquivir, arrivammo all‘irriquieto porto di Cadice, con i suoi vicoli acciottolati e le sue cupole moresche

Era necessario infilare 5 aggettivi, non del tutto indispensabili, in una sola frase? Che importanza ha, nell’economia del romanzo, il colore delle acque del Guadalquivir e quale porto non è “irriquieto”?

A parte ciò, è un romanzo che acchiappa (se no non sarei arrivato in fondo) E’ la storia romanzata di come nacque il Cile: Isabel Allende si è cimentata con lodevole impegno nel raccontare la genesi della sua patria, giustamente orgogliosa che in questa impresa una donna sia stata determinante, con il suo coraggio e la sua saggezza.

LA RAGAZZA FANTASMA (Twenties girl)

Non male. Scritto da Madeleine Wickham (nota con lo pseudonimo di Sophie Kinsella) questo romanzo è divertente e avvincente.

C’è naturalmente qualche difetto, ma ve ne parlerò alla fine. In cauda venenum.

Lara (27enne londinese piena di guai) è allergica alle riunioni di famiglia e in particolare ai funerali. “A volte penso che staremmo meglio se fossimo semi di soffione: niente famiglia, niente storia, liberi di volare nel mondo, ciascuno nel proprio batuffolo di lanugine…”

Ma al funerale della prozia Sadie avviene la svolta della sua vita. Le appare (e appare solo a lei) il fantasma di Sadie; non una ultracentenaria,  ma una 24enne piuttosto disinibita. Sadie insegna molte cose a Lara: come si aprono le ostriche con la forchetta, come vestirsi sexy, come diventare il centro dell’attenzione in una cena mondana… E (last but not least) le fa conoscere Mister Cipiglio Americano, l’equivalente moderno di Mr. Darcy (se avete presente Orgoglio e Pregiudizio avete già capito come va a finire).

In sostanza, LA RAGAZZA FANTASMA è un misto di

  • mistery story (Sadie è stata assassinata? Perchè lo zio Billy le ha rubato una collana di perle di vetro?)
  • romanzo “harmony” (“non so se sono io a baciare lui o lui me, ma d’un tratto siamo stretti l’uno all’altra e ci divoriamo a vicenda”)
  • romanzo alla P. G. Woodehouse, dove c’è sempre una vecchietta terribile e un maggiordomo più furbo del demonio.

E i difetti?

1. Un’insistenza eccessiva nella descrizione degli abiti. Sadie (pur essendo un fantasma) cambia look a ogni apparizione e l’autrice vuole farcelo sapere. Di conseguenza il romanzo sfiora le 400 pagine. Mi chiedo come avrebbe sfruttato il tema “fantasma di famiglia” Amelie Nothomb, generalmente concisissima.

2. Un uso massiccio di aggettivi (sempre secondo me): la limousine è lussuosa, la scalinata è bianchissima, lo champagne è delizioso ecc. Ma è una caratteristica della narrativa femminile: anche Jane Austen scialava in aggettivi, anzi (adesso che ci penso) anche la Nothomb ogni tanto…

In definitiva, tanto di cappello alla signora Wickham (alias Kinsella); magari fossi capace io di scrivere così….

E se la prossima estate andrò in Inghilterra (come spero) spero proprio di trovare la tomba di SADIE LANCASTER (1904-2009). Le porterò dei fiori.