CHAMBRE 212 (titolo italiano: L’Hotel degli Amori Smarriti)

TRAMA ESSENZIALE. La protagonista, prof universitaria 50enne, si concede da anni frettolose avventure con giovani che potrebbero essere suoi figli. Scoperta dal marito, si trasferisce nell’hotel di fronte a casa sua. Dalla finestra vede tutto (a Parigi non usano le tapparelle) e soprattutto immagina cosa sarebbe successo se (ad esempio) suo marito non avesse sposato lei, ma l’insegnante di piano e come sarebbe stata diversa la vita se avesse avuto un figlio.

Se proprio volete avere qualche dettaglio in più lo troverete in fondo al post (rischio SPOILER!!!). Intanto chiarisco che il nome della prima attrice è CHIARA e non CHARIA come appare nella locandina.

Anche i francesi, qualche volta, toppano.

Altra precisazione. Un giovane indica alla protagonista il numero della camera: è il 212 (l’art. 212 del Codice Civile francese impone l’obbligo della fedeltà coniugale). Non contrasta con tale obbligo il fatto che quel 25enne si sia intrecciato alla protagonista in diverse posizioni: lui è suo marito Richard, magicamente tornato giovane.

212

A questo punto mi ricordo che avevo promesso di non spoilerare più.

Come faccio a raccontarvi come finisce il film?

Facciamo così. Vi fornisco 4 finali. Uno è vero, gli altri sono fasulli.

  1. Lei lo aveva avvertito, prima di sposarlo: “sono un’aliena e il mio metabolismo mi impone di trombare ogni mese con un terrestre diverso”. Lui credeva che fosse uno scherzo…
  2. Tutti quei giovanotti che fuoriescono dagli armadi sono agenti della CIA sotto copertura alla caccia di un terrorista islamico. Sparano a Richard dalle finestre dell’albergo (con la stessa carabina usata a Dallas nel 1963). Ma, chiarito che Richard NON era il terrorista, porgono le loro scuse all’inconsolabile vedova.
  3. Maria, la protagonista, entra nell’hotel nel pomeriggio. La mattina seguente ne esce e incontra Richard. Tutto quello che lei vive in quell’intervallo di tempo è pura fantasia. Compreso il rimprovero della nonna: “Hai commesso più adulteri tu che tutte le donne della nostra famiglia in 5 generazioni!”
  4. Richard, avendo letto prima la sceneggiatura del film e sapendo che la moglie entrerà nella camera 212, mette una potentissima bomba incendiaria sotto il letto. A mezzanotte l’hotel salta in aria. Richard invia il filmato a Quentin Tarantino.
Published in: on febbraio 25, 2020 at 11:47 am  Lascia un commento  
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la tematica del TRIANGOLO in Mogol-Battisti

29 settembre e Fiori rosa, fiori di pesco. Parole di Giulio Rapetti (in arte Mogol) e musica di Lucio Battisti.

Siamo a cavallo tra gli anni ’60 e il 1970. Gli equilibri economici e sociali del paese cominciano a subire modifiche, ma quello che viene veramente sconvolto è il comportamento sessuale dei giovani.

Esemplifichiamo. Prima storia. Primo triangolo: LUI, LEI, L’ALTRA.

LUI è giovane e non sembra particolarmente oberato di lavoro. Se ne sta lì, seduto al tavolino di “quel caffè” e guarda il resto del mondo che si muove intorno a lui. C’è anche LEI. Gli sguardi si incrociano.

LEI non abbassa gli occhi (come avrebbe fatto una ragazza della generazione precedente): non ci pensa proprio, anzi sorride. Vuol dire che ci sta!!

LUI non capisce più niente.

Non si ricorda nemmeno che esiste un’ALTRA (fidanzata, convivente, fate voi): via di corsa, prima al ristorante (non ha problemi di grana, il ragazzo) e poi a letto. La mattina dopo LUI, spinto da un devastante senso di colpa, telefona all’ALTRA (LEI era solo l’avventura di una notte ed è già dimenticata): ride e piange e si parla addosso.

L’ALTRA fa finta di non capire cosa è successo: una donna degna di tal nome CAPISCE SEMPRE. Per amore del quieto vivere o per qualche altra ragione finge e, al momento opportuno, applicherà la legge del taglione: occhio per occhio, scappatella per scappatella.

Riassumendo: LEI (la ragazza del caffè) si annoiava e si è accontentata di “una botta e via” (non risulta che abbia fatto storie, che l’abbia cercato poi, ecc). Beh, che c’è di strano? Se per molti uomini “una botta e via” è l’ideale, perchè non dovrebbe andar bene per una donna?

PARITA’ DI DIRITTI, NO? In quegli anni fu cancellato per palese incostituzionalità un articolo del Codice Penale che puniva l’adulterio femminile, E SOLO QUELLO.

Seconda storia. Secondo triangolo: LUI, LEI e L’ALTRO.

LUI va a trovare la sua ex. Gli esegeti discutono se QUELL’ANNO IN PIU’ voglia dire che è il compleanno di LUI (per la storia L. Battisti era nato in Marzo) o se è passato un anno dalla rottura. LEI lo fa entrare e si lascia prendere le mani. Sono tremanti le mani di LEI (magari per l’imbarazzo) o è LUI che si illude?

Colpo di scena. Nel vano della porta compare l’ALTRO. Probabilmente ha parecchi anni più di LUI, che lo chiama “signore”. Magari è in mutande o con una vestaglia buttata lì all’ultimo momento, ma lo chiama SIGNORE.

Non c’è bisogno di fare le presentazioni, né di aggiungere lunghi discorsi. LUI se ne va.

Considerazione finale. LEI avrebbe fatto meglio a non far entrare LUI? Forse, o forse no.

Mettendo LUI a contatto con l’ASPRA VERITA’, LEI si risparmia un sacco di parole (sai, ti devo dire che… cerca di capire… non eravamo fatti l’uno per l’altra…). Gli fa vedere come stanno le cose (L’HAI CAPITA O NO, PIRLA?) e LUI non si farà più vedere.

Per analogia, risentitevi RITORNERAI (Bruno Lauzi, 1963) dove LUI (caro indimenticabile Bruno) SI ILLUDE che Lei ritornerà. Come è stato AUTOREVOLMENTE dimostrato, col cavolo che ritornerà!!

Perché dovrebbe? E perchè la ex di Lucio dovrebbe rimettersi con lui? Con un capellone vestito male… NON AVEVI NOTATO LA MERCEDES parcheggiata sotto casa, pirlone?

Published in: on aprile 6, 2018 at 12:27 am  Comments (7)  
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C’è commedia e commedia…

Tornato a casa, un po’ deluso, dal cinema Rialto (dopo vi dirò cosa mi ha deluso) rimetto su il DVD di una commedia di Billy Wilder…

No, non voglio parlare ancora di SOME LIKE IT HOT, capolavoro assoluto (non sono il solo a dirlo) di Wilder.

Mi riferisco a THE SEVEN YEARS ITCH (nella versione italiana, QUANDO LA MOGLIE E’ IN VACANZA) una commedia forse un gradino sotto la precedente, ma capace di farmi ridere come poche altre.

TRAMA. Un marito represso (i sette anni del titolo sono gli anni del suo matrimonio) sogna di sedurre la biondona del piano di sopra (un impasto incredibile di sensualità e candore; non occorre che vi dica chi è, vero?); dopo un’ora e mezza di gag comicissime corre a prendere il treno per raggiungere la moglie nel Maine.

Nella commedia da cui è tratto il film riusciva a portarsela a letto almeno una volta (la biondona); ma nel 1955 la censura impose che l’adulterio venisse solo immaginato. MA QUESTO E’ ININFLUENTE, secondo me.

Perché mi fa tanto ridere?

  • per la caricaturale figura dello psicanalista, che si è liberato dell’appuntamento precedente perché il paziente si è gettato dalla finestra?
  • per l’ironia dedicata alla pubblicità televisiva? (“quando pronuncio la mia battuta sul dentifricio Brillident” osserva la biondona “ho più spettatori di Sarah Bernhardt…”)
  • per l’ironia sulla politica editoriale? (la casa editrice in cui lavora il protagonista cambia il titolo di PICCOLE DONNE in I SEGRETI DELLE VERGINI)
  • per la vendetta della moglie, in uno dei tanti sogni del protagonista?
  • per la cameriera del ristorante vegetariano, che fa propaganda per il nudismo? (“pensi: se i soldati non indossassero uniformi non ci sarebbero più guerre…”)
  • per tutte queste (e altre) trovate?
Insomma, un film indimenticabile.
Un solo difetto nel DVD. A un certo punto il protagonista scopre che la biondona ha posato per una rivista fotografica e ne rimane folgorato.
La versione in sala era censurata: non ci facevano vedere la foto, ma solo l’emozione che provocava. Ce la siamo immaginata nuda, noi ragazzini degli anni cinquanta… ma nella versione integrale si vede la foto: Marilyn è in bikini! Delusione!!!!
P.S: Adesso dovrei spiegarvi perché LE DONNE DEL 6° PIANO mi è piaciuto fino a certo punto. Ma il post sta venendo troppo lungo. Alla prossima.

Published in: on giugno 15, 2011 at 12:17 pm  Comments (1)  
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