(a proposito dello spray al peperoncino e, in generale, della legittima difesa)

Nel ferramenta sotto casa mia vendono lo spray ormai famoso, anzi famigerato.
sray

Christian (il negoziante) mi spiega che è tutto regolare: “Serve per difendersi; è perfettamente legale…” e mostra un ritaglio di giornale di cui ha fatto numerose fotocopie.

Pare che una ragazza milanese si sia difesa da un aspirante stupratore spruzzandolo al peperoncino.

Ok, va bene, ci mancherebbe altro! Sacrosanto è il diritto all’autodifesa. Amen.

Osservo però che per difendersi efficacemente contro uno o più aggressori bisogna avere riflessi pronti e mano ferma.

Se non hai riflessi ecc rischi di spruzzarti in faccia come succede in una commediola del 2009 a Hugh Grant.
morgan

Nella tragedia di Corinaldo invece non c’era Wonder Woman che si difendeva legittimamente.

C’era uno stronzo.

Detto esse-ti-erre-o-enne-zeta-o (minorenne o maggiorenne che fosse) non ha usato lo spray per legittima ecc. E ho paura che la moda di spruzzare al peperoncino si diffonda in questo carnevale perpetuo chiamato Italia.

Che facciamo? Mettiamo fuori legge lo spray, per impedire ad altri esse-ti-erre-o-enne-zeta-i di usarlo impropriamente?

Sembrerebbe una proposta sensata, ma non lo è.

L’esperienza del proibizionismo in America (1919-1933) ha dimostrato che rendere illegale qualcosa non ne impedisce l’uso. Si beveva lo stesso, anzi di più (ma la qualità dei liquori, la cui fabbricazione e smercio era nelle mani della malavita, era peggiorata).

E mi sembra altrettanto ingenuo vietare ai negozianti di vendere ai minorenni. Sospetto che gli esse-ti-ecc di cui sopra abbiano amici e/o parenti maggiorenni…

Sciocchezza per sciocchezza ne propongo anch’io un paio:

  1. Trasformare le discoteche in palestre e palazzetti dello sport. Fatela sudare un po’ di più questa gioventù e magari gli passa la voglia di tirare tardi
  2. Chiamare quel simpaticone di Thanos. Con quel gingillo in cui ha infilato la manona può cancellare dalla faccia della terra gli stronzi di cui sopra.

than

 

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Published in: on dicembre 12, 2018 at 1:17 am  Comments (4)  
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conversazione (dopo il terzo cartizze) su COLETTE

Sabato sera al Chaplin per vedere COLETTE e poi da Neri (sotto il portico di Saragozza) per cenare.
colett

Dopo un po’ mi accorgo che al nostro tavolo si è seduta Karla Marx, sorella gemella di …no, scherzo: è proprio lui (mi capita spesso di trovarlo qui).
karlomar

Si comincia a parlare del + e del –

“Ti aspettavi, Karl, che il tuo 200° compleanno venisse celebrato in tante città del mondo?” (in Italia no, manco ce ne siamo accorti)

“Beh, mi ha fatto piacere! Voglio vedere se tra 2 secoli ricorderanno Gianni Morandi con tanto interesse…”

“Ti piacciono le canzoni di Gianni?”

“Per lo più fanno cagare. Ma mi ha colpito UNO SU MILLE CE LA FA – MA COM’E’ DURA LA SALIIITAA” (cantiamo tutti in coro)

Andiamo avanti così per un po’, divagando di Franco Migliacci, della lotta di classe e delle donne inglesi. Alla fine gli chiediamo se ha visto COLETTE.

Sì, ha visto il film. Ma non lo ha entusiasmato.

“Keira ha sempre la stessa faccetta adolescenziale, sia che divorzi dal marito (per questioni economiche, si divorzia sempre per denaro), sia che navighi coi pirati, sia che simuli un orgasmo! Secondo me è stata brava solo in ORGOGLIO E PREGIUDIZIO… e infatti all’inizio di questo film sembrava che Elisabeth fosse stata sedotta dal cinico Wickham…”

-A quanto ascolto, signore, conoscete bene il mio romanzo!- 

Jane Austen è seduta al tavolo accanto al nostro e sembra divertita.

“Lo leggo continuamente, miss Austen! E ogni volta mi piace di più! Apprezzo tanto il vostro acuto esame della psiche femminile e la vostra concretezza nell’analizzare le dinamiche sociali…”

Continuano a duettare, scambiandosi complimenti. Io sto zitto, ammirando la capacità di Marx di intortare le donne romantiche. A un certo punto mia moglie chiede a Karletto:

-Ha notato, signor Marx, che tutto il cast è britannico? Si parla di Parigi, di romanzi scritti in francese ma non c’è un’attrice o un attore che non sia inglese o irlandese!”

“E’ sempre una questione economica, signora! Girare con una troupe multilingue è costoso; fa perdere tempo and time is money, you know! Per non dire che il mondo anglosassone è fermamente convinto che Geova, se esiste, parla inglese. Noi continentali siamo accettati nella conversazione solo se parliamo un inglese perfetto”

Ma si è fatto tardi (quasi mezzanotte) e mia moglie gentilmente mi scuote dal sonno e mi guida verso l’uscita.

Torna a dire che COLETTE è troppo britannico: “di francese c’è solo il can-can…”
lette

 

Published in: on dicembre 10, 2018 at 9:27 am  Comments (3)  
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quando Emma Thompson incontra Stanley Tucci…

THE CHILDREN ACT è decisamente al di sopra del BAH. Per il momento è tra i migliori 3 della mia personalissima lista (gli altri 2 sono UNA STORIA SENZA NOME e UN AFFARE DI FAMIGLIA)

Gran parte del merito è della protagonista. Ma poi darò un’altra bella fetta di torta a Stanley.
thomp
Se dovessi elencare le prove dell’esistenza di Dio penso che inizierei dalla bravura di E. Thompson. Ne ho già parlato qui. E’ stata ostetrica, professoressa di Divinazione a Hogwarts, Primo Ministro del Regno Unito e agente segreto O e, poiché ha avuto una storia con l’agente K, insieme sono OK.
menin

Quanto a Stanley Tucci ricordo che ha impersonato Adolf Eichmann e Stanley Kubrick; è stato diplomatico, serial killer, esperto di moda, funzionario di una megabanca, giornalista e fratello di Luigi XIV di Francia.
tucci

A Tucci capita spesso di essere il marito della protagonista. In JULIE & JULIA era il marito di Meryl Streep. In THE CHILDREN ACT è il marito (non troppo fedele) di Emma… ecco, ci sto ricadendo! Avevo promesso di non spoilerare più!

Facciamo così. Ora traccio le linee principali del plot. Dopo la locandina dirò come va a finire…

Davanti all’Alta Corte di Giustizia si presenta un caso complesso. Un 17enne rischia di morire perché la sua fede e dei suoi genitori (Jehovah’s Witnesses) proibisce di curarlo. La legge permette al giudice (la Thompson, ovviamente) di imporre la cura. Ma lei vuol trovare un difficile equilibrio tra il rispetto delle opinioni del 17enne e la necessità di salvare la sua vita.
oscarrr

Siete ancora qui?

Vuol dire che volete sapere di più e vai con lo spoiler!

Lei parla con il ragazzo cercando di convincerlo a curarsi. Lui tentenna e, piano piano, si sente commosso dall’umanità di lei. “Mi può adottare, Vostro Onore?”

Lei risponde picche. Lui, compiuti i 18 anni, sceglie di morire.

La triste conclusione è bilanciata dal lieto fine coniugale: lei si riconcilia col marito che aveva troppo trascurato. Kiss kiss.
kissess

Published in: on dicembre 7, 2018 at 12:08 am  Comments (5)  
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SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ETA’ (che fa rima con BAH!)

Questo mese il film parodiato da Stefano Disegni è… sì, quello scritto sopra.

L’avevo visto a fine ottobre, ma l’avevo rimosso (mi capita spesso quando il film vale poco; e poi in questa stagione sono più pigro del solito)

Vederlo spernacchiato sul paginone di CIAK me lo ha fatto tornare in mente.

Dopo l’immagine lo riassumo, prometto. Ma d’ora in poi recensirò solo i film al di sopra del Bah (ce ne sono e ne usciranno presto altri)
juliet

Vi presento i 4 protagonisti, partendo da sinistra.

  • Daniel Auteuil (anche regista; anni 68) – come attore se la cava bene, tutto sommato; come regista no
  • Sandrine Kiberlain (non si dice l’età delle signore… diciamo che i 50 li ha passati) – brava nella parte non facile della moglie un po’ sfiorita
  • Adriana Ugarte (33 anni; si può dire?) – il protagonista sogna di compiere l’adulterio perfetto; nelle sequenze oniriche fa a meno dei vestiti, nelle sequenze “reali” è vestita; complessivamente non è una grande attrice
  • Gerard Depardieu (69 anni) – è sempre più spento, dispiace dirlo; aveva davvero bisogno di girare un filmetto come questo? sarà che il prezzo della benzina è aumentato e il buon Gerard deve fare il pieno?

In sintesi, non è un film da Oscar. Noi italieschi che ci lamentiamo giustamente della crisi della commedia all’italiana possiamo consolarci. “Mal comune mezzo fiasco” (no, non era così…)

Nessun francese di mezza età è stato maltrattato durante la stesura di questo post

Published in: on dicembre 5, 2018 at 9:55 am  Comments (2)  
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Vengono qui e ci portano via il lavoro! (con particolare riferimento a chi viene dall’Islanda)

Avete mai sentito/letto la frase che fa da titolo?

(c’è una variante: gli stranieri vengono a fare i lavori che i nostri giovani non vogliono più fare)

Vorrei dire che… scusate, mi chiamano dalla regia…

Ecco, prima di continuare devo chiarire alcuni aspetti di uno sport molto popolare qui.

Si chiama foot-ball (italianizzato in calcio)
foot

Gli atleti e le atlete devono imprimere moto a una sfera di cuoio di circa 70 cm di diametro circonferenza. Si devono usare le estremità inferiori (dette piedi), a meno che tu non sia Diego Armando Maradona o il portiere.

Esistono molti giochi in cui la palla è mossa con le mani (pallacanestro, pallavolo, pallamano) o è movimentata da strumenti azionati dalla mano (baseball, golf, tennis, hockey…). Ma quanto tu tocchi la palla nel football per inviarla verso il punto G (=goal) normalmente detta palla va verso il punto F (=figuradimerda).

Premesso ciò va sottolineato che tantissimi giovani italiani (e italiane) si dedicano a tale gioco. Non tanto per trarne beneficio economico (suvvia!) ma per amore dello sport e sete di non venale gloria. Coadiuvati in tale nobile passione dai Cavalieri del Santo Var (noti anche come arbitri del cazz del Sacro Ordine del Santo uccello).
var

Come dicevo molti giovani italiani ambiscono intrepidamente giostrare sui campi del calcio. Ma spesso le società di serie A e B preferiscono atleti islandesi (ce n’è uno che gioca nel Frosinone), portoghesi (ce n’è uno che, a quanto mi dicono, è molto bravo) o del Burkina Faso (gioca nella Fiorentina).

Concludendo, perché dunque diciamo che gli stranieri portano via il lavoro ai nostri giovani? Sarà forse che loro sono più abili nel palleggiare, mentre alquanti giovani italieschi passano il loro tempo a farsi le seghe davanti al computer si dedicano ad altri svaghi?

Post scriptum.

Alludevo prima alla “serie A”. Si tratta di una competizione sportiva divisa in 2 parti.

  1. Nei primi mesi gli anti-juventini si augurano sportivamente che i calciatori bianconeri si rompano le tibie siano sovraccaricati di acido lattico per il fatto che hanno anche la Champions League nei muscoli
  2. Negli ultimi mesi i detti antiecc si rassegnano a vedere un altro scudetto rubato vinto dalla Signora Omicidi e gufano con tutta l’anima perché almeno la Champions ecc vada al Barcellona, al Bayern o al Real Madrid
Published in: on dicembre 3, 2018 at 5:03 pm  Comments (2)  
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Quasi morte in autostrada! (con annesso problema aritmetico)

Ascoltavo distrattamente un notiziario locale alla radio e ho capito male la notizia.

“Turista ferita questa mattina nella tangenziale di Bologna. Una pietra ha sfondato il parabrezza…”

Porca troia! I soliti teppisti che gettano sassi dai cavalcavia…
brezza

Ma poi ho capito che la pietra non era caduta dall’alto, tipo asteroide della pubblicità delle merendine.

E’ che il calcestruzzo si sgretola, soprattutto quando sui viadotti passano a gran velocità migliaia di camion al giorno. In questo caso uno dei suddetti bisonti dell’autostrada ha sollevato (senza malizia, ci mancherebbe!) una pietra di oltre 2kg che si è alzata a parabola fino a colpire il parabrezza dell’auto che seguiva.

  • quindi niente teppisti (Salvini, non occorre pattugliare i cavalcavia!)
  • potremmo dare la colpa ai camionisti che corrono troppo?
  • oppure al sistema capitalista che impone ritmi di lavoro stressanti?
  • oppure, più banalmente, alla Società Autostrade che crede di costruire ponti e viadotti indistruttibili e poi KRAK?

camion
Tempo fa scherzavo sui rischi che si corrono percorrendo il Paese dei Cachi. Ma ora occorre un approccio scientifico al problema viabilità.

Vi invito pertanto a risolvere il seguente

PROBLEMA

Un’autovettura A percorre alla velocità costante di 90 km/h l’autostrada B preceduta dal camion C di nazionalità da definire. Tenendo conto che la temperatura dell’aria è di 37° fahrenheit al momento dell’incidente, che la distanza tra A e C è di 42,05 m (se uno rispetta davvero la distanza di sicurezza salta fuori subito un furbetto che si inserisce garibaldinescamente nello spazio intermedio), che il peso specifico del calcestruzzo varia tra 1,4 a 2,5 a seconda di quanta sabbia ci hanno messo, che THESE ARE THE TIMES TO REMEMBER era la sigla di SENTIERI e che il ministro delle infrastrutture si chiama Toninelli calcolare quante probabilità ha il conducente dell’autovettura A di arrivare sano e salvo al termine del viaggio.

Nessun camionista è stato molestato nella stesura di questo post

Published in: on novembre 30, 2018 at 10:39 am  Comments (7)  
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C’è remake e remake…

Se dovessi elencare i soggetti che abbiamo copiato finirei a Capodanno: BENVENUTI AL SUD, IL NOME DEL FIGLIO, THE PLACE, TI PRESENTO SOFIA…

Temo che l’originalità non abiti più qui. Perciò voglio proporre qualche idea ai nostri produttori.
ventotramocitikane

Del remake di CITIZEN KANE ho già straparlato qui 

Proviamo a remakare VIA COL VENTO?

VIA COL FINTO (di e con Checcozalone) – Molise 1860. Si festeggia il compleanno di Zi’ Teresa quando giunge la notizia dell’imminente arrivo di una colonna di soldati piemontesi da nord e di una compagnia di garibaldini da sud. Rossello O’Hara non sa che pesci prendere: se non si arruola diranno che è ricchione, ma come si fa a prevedere chi andrà a comandare in futuro? Nel dubbio si inventa di avere una sorella gemella (Rossella) e come tale si fa corteggiare dal colonnello Papaleo. Quando si arriva al dunque “lui” si spoglia: è una donna! (Laura Morante?). “Cosa dirà la gente?” “Francamente me ne infischio!”

E che titolo daremo alla versione moderna di SUNSET BOULEVARD?

Viale dei Condoni? Via del Reddito di Cittadinanza? Vicolo delle Frattocchie?

Mah, il titolo lo troviamo alla fine. Adesso vi espongo la trama.

Un comico che non fa più ridere (Bruno Vespa?) finisce per caso in una villona della Magliana dove Raffaela Carrà sogna un ritorno alla fama di un tempo. Un compassato maggiordomo (Baudo?) spiega al comico che la Rai sta effettivamente pensando a Raffa, ma solo per prenderla per il culo (pensano di mettere insieme tutte le inquadrature in cui lei si metteva la dita nel naso). Quando lo viene a sapere la Carrà si infuria, uccide il comico e scende le scale della villona (Sono pronta per il primo piano!!!). E’ felice: ha capito che finire a Rebibbia è il modo migliore per incantare il pubblico. Realizzerà lì il TUCA TUCA SHOW.

Ecco: il titolo potrebbe essere proprio Tucatucasciòv.

Ma andrebbe bene anche SI STAVA PEGGIO QUANDO SI STAVA PEGGIO.

Insomma, ci devo lavorare

 

Published in: on novembre 28, 2018 at 10:02 am  Comments (4)  
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CHESIL BEACH: come sposare Saoirse Ronan e vivere infelice e scontento

Serata da POLPETTE E CRESCENTINE (bisognerà che recensisca questo ristorante prima o poi) e discussione sul film di cui ora anticipo la

TRAMA ESSENZIALE (alla fine del postaccio, per chi vuol saperlo, vi racconto come va a finire)

Si amano e (dopo un fidanzamento presumo breve) si sposano vergini. Nel 1962 non era raro. Ma la prima notte, anzi il primo pomeriggio, non riescono a fare gol.

Può capitare di fare cilecca, non facciamone un dramma. Ma qui è rottura totale. Divorzio.
chesil

Prima di concludere la storia una sosta per porre alcune domande

  1. First question. Quando si hanno gusti troppo diversi può finir bene? Dovete sapere che lui stravede per Chuck Berry e lei pensa solo a Mozart, Haydn, Schubert…
  2. Second question. Le differenze sociali contano o no? Lei nasce altolocata, lui viene da un ambiente più modesto e la prospettiva di lavorare nell’azienda del suocero non è allettante.
  3. Third question. Si può immaginare un tanghero più tanghero di Mr. Ponting? A parte tutto osservate com’è scorretto mentre gioca a tennis con il futuro genero.

beach

Volete sapere come finisce il film?

Se proprio insistete vi accontento.

Sono stati sposati per 6 ore.

Si rivedono 45 anni dopo (1962+45=2007): lei (famosa violinista) è sul palco, lui (triste ma ancora innamorato) occupa il posto 9 della terza fila. E scende una furtiva lacrima…

tear

Published in: on novembre 26, 2018 at 12:33 am  Comments (6)  

Anche un filmotto un po’ scemotto può essere istruttivo (e comunque i $ sono sempre $)

Ogni tanto vediamo su Skycinema dei filmotti di medio livello. Spesso non sono usciti nelle sale italiane, ma a livello internazionale sono piaciuti.
chalet

CHALET GIRL è l’ennesima variante dell’eterna favola di Cenerentola (giovanissima-povera-ma-cazzuta-affascina-principe-azzurro).

Niente di che, ma ho voluto vederlo per i seguenti motivi:

  • il padre del “principe” è interpretato da Bill Nighy (RADIO ROCK, LOVE ACTUALY ecc,) un bravo attore britannico
  • la madre del “principe” è Brooke Shields (PRETTY BABY, THE BLUE LAGOON) che decenni fa era una super star… ma si difende ancora bene
  • la colonna sonora è pregevole: Scouting for girls, Paloma Faith, The Wombats, Bill Oddie, The Temper Trap, Two Door Cinema Trap…

Ma lasciamo da parte attrici, attori e musicisti. Andiamo al nocciolo, cioè ai soldi.

Non ha detto K. Marx che l’economia è l’unica cosa importante e tutto il resto è sovrastruttura?

Se è l’amore che muove il sole e le altre stelle (Paradiso XXXIII 145) l’economia mondiale continua a girare intorno al $ (United States Dollar).

Coi dollari si commercia il petrolio, coi dollari si misurano gli incassi dei film ecc ecc.
usd
Prova ulteriore. La chalet girl, protagonista del filmotto, partecipa a una gara di snowboard.

Premio in sterline (è una produzione britannica), in euro (si gareggia in Tirolo)? Naaaa, il pubblico internazionale (dalla Svezia alla Tasmania) non sa quanto vale esattamente una sterlina o un euro o un franco svizzero. Ma il $ sì, quello sa quanto vale.

Published in: on novembre 24, 2018 at 12:11 am  Lascia un commento  

Buon BLACK FRITTO a tutti

Alla domanda cosa sia il consumismo si risponde che

“si tratta di una dottrina fisolof folisoc flicosif filosofica secondo cui la persona umana trova la sua pienezza e il suo completo appagamento riempiendosi la casa di oggetti, il frigorigero di surgelati e lo stomaco di schifezz di cibi raffinati raccomandati da guru televisivi chiamati chef”

All’interno di detta dottrina esistono 2 scuole in contrasto tra loro:

  1. la scuola coloristica che si basa sulla corrispondenza tra i giorni della settimana (sono 7, se fossero 8 la settimana dovrebbe cambiar nome) e i 7 colori; per cui al Black Friday devono seguire Red Saturday, Green Sunday, Violet Monday, Yellow Tuesday ecc
  2. la scuola neroniana che, scomunicando i coloristi come eretici, sostiene che il NERO si intona con tutto e quindi si deve diffondere in tutto il kalendario: black week, black month, black year e via così per tutti i secoli dei secoli.

Comunque sia io domani mi chiudo in casa a leggere Catullo, Chesterton e Bertrand Russell.

Arrivederci!!!!!

friday

Published in: on novembre 22, 2018 at 8:58 pm  Comments (3)