VIOLETA, romanzo di Isabel Allende.

Avevo cominciato a leggerlo ai primi di Agosto. Poi l’avevo lasciato da parte.

Ora l’ho ripreso e posso recensirlo con calma.
viol
Come mi è capitato di scrivere a proposito di un altro romanzo della stessa Autrice quando il (o la) protagonista racconta in prima persona racconta benissimo se stesso ma rischia di lasciare sullo sfondo gli altri personaggi.

Succede a Italo Svevo nella COSCIENZA DI ZENO. Succede in questo caso a Isabel Allende che descrive il complicato rapporto della protagonista con il sesso (2 mariti e numerosi amanti), con i figli, con la religione e con la storia del Cile.

Nell’arco di 320 pagine la centenaria Violeta (nata nel 1920) racconta tante cose al nipote Camilo, che dopo una giovinezza di contestatore globale è diventato prete (forse è un omaggio a Camilo Torres, prete guerrigliero colombiano). Racconta della sua numerosissima famiglia, del suicidio di suo padre per il disastro economico del 1929 e racconta dello Stronzo All’Ennesima Potenza (S.A.E.P).
camilo

Lo Stronzo All’Ennesima Potenza si chiamava Julian. Era uno sciupafemmine capace di ogni bastardaggine (dal narcotraffico alla collaborazione con gli sgherri di Pinochet), capace di ingravidare 2 volte Violeta senza (ovviamente) sposarla mai e di rivolgerle frasi gentili come “hai 31 anni ma ne dimostri 50! sei sfatta!” (ditemi voi se non merita il titolo di S.A.E.P)
viol
CONSIDERAZIONE FINALE. Cosa avrà detto Camilo sentendosi raccontare dalla nonna che si era lasciata sedurre dallo S.A.E.P. “in una stanza del secondo piano dell’Hotel Bavaria su un letto di piume con lenzuola di lino, alla luce schermata da una rustica tenda di tela grezza”?

Forse le avrà chiesto se era indispensabile per l’economia del racconto che le lenzuola fossero di lino e non di cotone; e se l’amplesso fosse avvenuto al terzo piano invece che al secondo cambiava qualcosa.

Published in: on settembre 4, 2022 at 2:48 PM  Comments (3)