Léo Delibes, chi era costui?

Tu che leggi queste pagine sai che detesto la pubblicità.

Descrive un mondo illusorio dove tutti sono felici, le automobili sono sempre nuove di pacca e il mal di testa sparisce in pochi secondi.

Però in certe rare occasioni ho ringraziato i creativi (in questo caso la pastabarilla) per avermi deliziato le orecchie con un bel pezzo d’opera.
lakm
Avevo già sentito questo duetto nella colonna sonora di CARLITO’S WAY (film di Brian De Palma) ma non sapevo da dove venisse.

Pensavo che fosse di Debussy. Sbagliato!

E’ di un altro francese: Léo Delibes (1836-1891), che ebbe molto successo ai tempi suoi. Oggi provate a chiedere in giro chi era Delibes…

Provo a riprodurre qui il Duetto dei Fiori, il pezzo di bravura che i pubblicitari hanno scelto per farci cercare gli spaghetti negli scaffali del supermarket. Dopo (se fate i bravi) vi racconto la trama di LAKME’.

Anche se, a mio parere, il libretto delle opere è solo un pretesto: nell’opera ogni parola è un falso, come scrisse Lucio Dalla.
duetto

Dunque, visto che insistete, ecco la trama essenziale. Lakmé, figlia di un sacerdote indù, si innamora di un ufficiale inglese. Non aspettatevi il lieto fine. In un’opera romantica muoiono tutti: soprani (soprattutto i soprani), tenori, baritoni ecc. Qualche volta muore anche il suggeritore.

P.S. Si noti l’analogia con la belliniana NORMA. Mettete la sacerdotessa Norma al posto di Lakmé, i romani al posto degli inglesi, il tenente Gerald al posto del console Pollione…

Published in: on giugno 2, 2022 at 11:23 am  Comments (10)  

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10 commentiLascia un commento

  1. A quell’epoca nei paesi neolatini la creatività si concentrava sull’opera. La gente andava a teatro (anche per altri bisogni). Oggi la gente guarda la tv e la creatività si concentra sui caroselli.
    Quello che interessa sempre è il ritorno (i soldi).

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    • Per la verità, all’epoca (l’Ottocento, giusto per togliere ogni dubbio) l’opera andava alla grande un po’ dappertutto, con qualche eccezione. Fra i Paesi di lingua neolatina, all’appello mancano del tutto gli iberici, che non hanno una vera e propria tradizione operistica; in Spagna, in particolare, era molto apprezzata la zarzuela, un genere di teatro musicale con sezioni cantate alternate a sezioni recitate, e perciò affine all’opéra-comique francese e al Singspiel tedesco. Per contro, l’opera come l’intendiamo noi, cioè interamente cantata, aveva grande seguito sia nei Paesi di lingua tedesca (Wagner, e ho detto tutto) sia in Russia (Musorgskij, Borodin, Rimskij-Korsakov, Čajkovskij…).
      Le isole britanniche fanno caso a sé, perché là il teatro musicale è sempre stato molto amato, sì, ma quello di… importazione. Se si esclude Henry Purcell, che visse a fine Seicento, il solo grande operista attivo in terra britannica è stato il tedesco Georg Friedrich Händel, nel Settecento. Dopo, l’unica forma di teatro musicale autoctono apprezzato dagli inglesi è l’operetta (anche in questo caso, un genere misto di canto e recitazione), nella fattispecie i lavori prodotti in collaborazione dal duo Gilbert & Sullivan, rispettivamente librettista e compositore.

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  2. Anche Madama Butterfly ha trama analoga e analogo finale.
    Delibes ha in comune con Bellini e Puccini la capacità di comporre melodie straordinariamente belle e affascinanti, molto orecchiabili senza esser mai banali.
    Oggi il nome di Delibes è noto se non altro agli appassionati di danza; da suoi balletti sono tratti alcuni motivi più volte sfruttati da pubblicitari a corto di idee, in particolare il «Pizzicato» di Sylvia e soprattutto la «Valse lente» del I atto di Coppélia.

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    • Qualche differenza c’è. Nel drammatico finale di Puccini muore solo il soprano, mentre quel fetentone di Pinkerton è vivo e vegeto. “Mala hierba nunca muere”

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  3. Tornando al cinema, mio figlio quarantenne ha visto Jurassic World e dice che è all’altezza.

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