IL NOME DELLA NOIA – parte terza

Ho rischiato di morire dagli sbadigli. Anche perché conosco il romanzo a memoria e quindi non era possibile incontrare un minimo di suspense.

Inoltre il confronto con il film del 1986 era insostenibile. Voglio dire, Turturro sarà anche bravo ma di fronte a Sean Connery la sua interpretazione evapora.
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E cosa devo dire di Rupert Everett, con quell’aria di chi si chiede “quando finisce questa cavolata?”. Meglio lui o Murray Abraham? Classico esempio di domanda retorica, cioè quando non occorre rispondere.
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Considerazione finale. E’ mai esistito il Trattato sulla Commedia di Aristotele (le cui pagine sono state lo strumento per dare la morte a chi voleva “sapere troppe cose”)?

E’ lecito dubitarne.

Forse non è mai stata scritto. Forse Aristotele ha pensato di occuparsi della commedia, che comunque considerava certamente un genere minore (assolutamente inferiore alla tragedia e all’epica), ma poi ha lasciato solo qualche appunto.

Diciamo la verità. Aristotele era un uomo noioso, veramente noioso. Cosa poteva apprezzare in Aristofane o in Antifane?

Che poi Umberto Eco ci abbia ricamato tanto fa parte del mestiere dello scrittore. E ci mancherebbe altro che lo censurassimo per aver difeso il diritto a ridere nel suo romanzo.

Prova decisiva. Come mai in nessun manoscritto appare davvero questo testo aristotelico, mentre si sono conservate decine di copie in pergamena sulla Poetica?

Non credo proprio che ci sia stato un complotto medioevale per distruggere anche il ricordo di un testo “maledetto”. I monaci ricopiarono per secoli testi pagani ben più pericolosi: Lucrezio, Apuleio, Orazio ecc

Comunque ritornerò sull’argomento. Lasciatemi il tempo di aprire un antico volume che ho trovato nei sotterranei dell’Abbazia di Gorgonzola Dolce e di leggerlo attentamente (userò i guanti per sfogliare le pagine).

E poi non vedo l’ora di affrontare un tema completamente diverso.
divers

Avete notato che quest’anno il film italiesco di maggior inkasso è stato un remake?
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E’ triste doverlo ammettere, ma la fantasia da queste parti scarseggia.

Perciò consiglio ai produttori italiani di dedicare le loro palanche a “rifare” i film stranieri che hanno incassato di più nella stagione 2018/19, da BOHEMIAN RAPSODY a CAPTAIN MARVELL.

Published in: on marzo 26, 2019 at 10:08 am  Comments (2)  
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