l’autore di questo bloggaccio trova analogie tra le cittadine di EBBING (Missouri) e DERRY (Maine); poi apre una parentesi sul tema del razzismo; poi (chiusa la parentesi) aggiunge una considerazione sociologica sul concetto di filius mignottae

Siete mai stati a Derry?
derrQuello sì che è un posto di merda, Mr. Trump!

Detto tra noi, per abitare a Derry bisogna essere davvero masochisti.

Lo stesso vale per Ebbing.
missour

Comincio con le analogie? OK, ma concluderò con una differenza mica da poco.

  • anzitutto sono entrambi dei luoghi immaginari: Ebbing sulla carta geografica non c’è (e non ci sono neanche Avesting, Ebbeng, Avemmong, Ebberong ecc); dìcasi lo stesso per la cittadina del Maine in cui Jake Epping (notate l’assonanza con Ebbing?) transita nel 1958; esiste un’altra Derry nel New Hampshire (abitanti 34.000 circa) ma non c’entra una sega.
  • in entrambe le località avvengono delitti impuniti, omicidi, stupri e altre cosacce; nel Maine sono opera di IT e delle menti da lui soggiogate; nel Missouri non sappiamo se Angela sia stata uccisa da un mostro vestito da pagliaccio, ma chi può escluderlo?
  • la gente di entrambe le cittadine è rozza, ignorante e xenofoba
  • in mezzo a tanta kakka può nascere qualcosa di buono: a Derry balleranno insieme Bevy-Bevy (“è meglio se ti levi”) e Rici-Rici (“che non sa andare in bici”), mentre nel Missouri può succedere qualcosa tra Mildred e Jason Dixon… hai visto mai?
  • differenza importante! nel Maine ci sono pochissimi negr afroamericani, a Ebbing ce n’è più di millanta e l’atteggiamento dei bianchi verso di loro non è dei più amichevoli; il che mi porta ad aprire una

PARENTESI

A scanso d’equivoci, dichiaro solennemente che il Missouri NON è uno stato di razzisti. Non lo sono le grandi città (St. Louis e Kansas City) e le zone del nord, ai confini dell’Iowa e dell’Illinois (dove è nato Lincoln).

Ma nei paesotti del centro sud Lincoln lo brucerebbero vivo. Un consiglio a Fontana: se ti va male in Lombardia, prova lì…
misso
CHIUSA PARENTESI

E cosa devo pensare del grafomane che infesta il mio quartiere? Quando vado al Despar (via Andrea Costa) mi ritrovo davanti la scritta che-sapete.

Per sviscerare il tema del “figlio d’una mignotta” contrapposto alla “persona rispettabile” ci vorrebbe una tesi di laurea. Penso, anzi, che sia già stata scritta.

In breve. Nella notte dei tempi si cominciò a distinguere tra chi “aveva un padre” e chi nasceva illegittimo (detto anche “bastardo”).

Adesso non ci si fa più caso, ma allora era basilare e di tutti i personaggi importanti si doveva specificare la nascita: Socrate figlio di Sofronisco, Salomone figlio di Davide, Pdor figlio di Kmer…

Disprezzo era riversato su chi non aveva natali certi e l’antica espressione figlio di una buona donna (Son of a bitch in inglese) non suonava come un elogio.

In un certo contesto, oggi, il senso di questa espressione si è capovolto in positivo.

Di questi tempi, soprattutto a Roma e dintorni, è un pregio essere filius mignottae (S. O. B, figlio ‘ndrocchia o simile); SOB è spregiudicato, libero dalla buona educazione e dalle regole morali; quindi più adatto a questo mondo dove homo hominis lupus est…

L’hai capita, grafomane?

 

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Published in: on gennaio 20, 2018 at 12:07 am  Comments (2)  

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2 commentiLascia un commento

  1. Credo che solo in Italia essere un figlio di una mignotta sia considerato una cosa positiva.

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    • Grazie del commento.
      Non sono sicuro che il cinismo sia una caratteristica dei soli italiani. Certo che il simbolo dell’Italia moderna è Berlusconi… e prima era Andreotti: entrambi insigni esponenti della categoria

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