L’amore è più forte della morte? (da Orfeo a D’Avenia)

La più antica storia d’amore? Forse è quella di Orfeo e Euridice.
orfeo

D’Avenia la conosce bene. Insegna latino alle liceali di Milano e mangia pane e Ovidio tutti giorni. Ma se qualcuna/o ha bisogno di chiarimenti offro 2 modi per colmare la lacuna.

  1. Cercare la voce Orfeo su wikipedia o fonte similare
  2. Arrivare in fondo a questo postaccio (=post brutto e cattivo) e leggere qualche mia noiosissima riga

Cosa dire di OGNI STORIA E’ UNA STORIA D’AMORE?

E’ una pregevole carrellata su tante storie d’amore. L’amore c’entra sempre: qualche volta porta gioia, qualche volta porta dolori atroci (non mancano le conclusioni tragiche, suicidi compresi). Qualche volta l’amore è reciproco, qualche volta non è corrisposto. Un elemento comune a tutte le storie: gli uomini (con qualche eccezione) ne capiscono poco.

Sono in genere capaci di amare, di “distinguere il sentimento dall’avidità del desiderio” (da una lettera di G. Gozzano all’amata); il guaio è che sono distratti da troppe cose, da come ha chiuso la Borsa di Tokio, da chi si candida per Renzi, da chi siederà sulla panchina del Torino…

Le donne, ripete D’Avenia, hanno “l’intelligenza del cuore” e sanno che “dell’amore non si può fare a meno”.

L’amore è crudele (scrive Zelda al suo Francis) ma è la sola cosa che c’è.

Siano dunque benedette le donne, a cominciare dalle mamme (senza di loro non saremmo qui)

Ogni capitolo, inframezzato ai misteri dolorosi e gloriosi di Orfeo ed Euridice, ha il nome di una donna: Joy Pilàr Giulietta Ingeborg Fanny Amalia Camille Edith…

Aggiungo un particolare (chi usa intingere la penna nel calamaio lo apprezzerà). Qualche volta la narrazione è affidata al solito Onnisciente come nel caso di Anna Snitkina, moglie di Feodor Dostoevskij. Ma molte storie sono raccontate da terze persone: un fratello (il fratello di Antonio Machado, ad es., si rivolge a Pilar de Valderrama), un infermiere (che si rivolge a Giulietta Masina, degente in un ospedale di Roma), un amico (Antonio Ranieri scrive a Fanny Targioni Tozzetti), un poliziotto (come quello che scrive a Nadezda Jakovlevna), un agente letterario (che dà del tu a Zelda Fitzgerald) e così via.
daveni

Ecco, in sintesi, la storia di Orfeo.

E’ un semidio (dicono sia figlio della musa Calliope e di Febo Apollo). Quando canta accompagnandosi con la lira ammansisce le belve, apre in due le rocce e fa scorrere i fiumi in retromarcia. Si innamora di Euridice e per riportarla in vita (serpente velenoso la morse!) scende nel regno dei morti e affascina cantando la dea Persefone. “Puoi riportarla alla luce, ma durante il ritorno non devi mai voltarti a guardarla!”

Purtroppo Orfeo si volta (forse non si fida delle promesse della Dea?) e perde di nuovo l’amata Euridice. Ora il suo è un canto amarissimo: invoca la morte e diventa vegetariano.

Non è chiaro perché le Baccanti lo sbranino, gettando i suoi resti in mare. Colleghi più eruditi di me sostengono che, prima dell’anno 1000 a.C., nel mondo ellenico c’era una specie di guerra di religione (culti agricoli-dionisiaci contro culti solari-olimpici) e l’Orfeicidio ne sarebbe l’episodio più emblematico.

Comunque l’Amore vince. Nell’ultimo capitolo Orfeo ed Euridice cantano insieme, uniti per sempre, nei Campi Elisi dove riposano le anime dei Giusti. Lo dice Virgilio, lo dice Ovidio e lo dice D’Avenia.
orfe

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Published in: on gennaio 5, 2018 at 1:30 pm  Comments (5)  
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5 commentiLascia un commento

  1. e lo dici pure tu, qui

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  2. Per spiegare la differenza tra uomini e donne nel dimostrare amore, io ritornerei sempre al vecchio concetto che gli uomini possono fare solo una cosa alla volta, per cui dimostrare amore può essere scalzato da, non so, allacciarsi le scarpe o pensare alla formazione del fantacalcio da consegnare. Al contrario le donne sono decisamente più multi-task e possono decisamente dimostrare amore e fare qualcos’altro allo stesso tempo. E poi non usano molto le scarpe coi lacci per cui, una preoccupazione meno.

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