Dialogo con Garibaldi, mentre i fratelli Lumière giocano a morra cinese…

Mi càpita spesso, dopo il terzo Cartizze, di scambiare qualche parola con Giuseppe Garibaldi.
gar
-Generale, ha visto cosa è successo a Napoli? L’aspirante premier Di Maio che bacia l’ampolla…-

-E ti meraviglia? Qui siamo in Italia, mica in Messico! Questo popolo ha bisogno di Madonne e Santi! Anch’io mi sono inginocchiato devotamente davanti a San Gennaro (come avevo fatto a Palermo, sull’altare di Santa Rosalia). E pensa che io, nella mia qualifica di Dittatore, avevo un potere sconfinato! Più che Cesare e Mussolini messi insieme! Ero il più amato dagli Italiani, altroché Lorella Cuccarini! Se non ho fatto la rivoluzione io, chi credi possa farla?-

A quel punto è intervenuto Auguste Lumière interrompendo la sua discussione con Luis (litigano spesso, sul tema “chi ha avuto l’idea per primo”).

-La rivoluzione? Voi italiens non la farete mai!!! Noi sì: la nostra Grand Revolution ha fatto tremare tout le monde! Voi invece siete i “gattopardi” che cambiano tutto perché nulla cambi. Basti pensare che fate ancora il festivàl di San Remò…-

Garibaldi però non ci stava. Seccatissimo per quel “voi italiani” ha ribattuto che se non c’era lui a Digione chissà come andava a finire.

Ma mia moglie pose fine al diverbio. Preoccupata per me (parlavo con l’attaccapanni) mi svegliò e mi portò a letto. Dove sognai che Garibaldi, entrato trionfalmente a Roma, fondava la Repubblica italiana e convinceva Pio IX a trasferirsi a Napoli.

Nessun garibaldino è stato maltrattato nella stesura di questo post.
digion