L’ALTRO CAPO DEL FILO: Montalbano al tempo dei migranti

Ho impiegato un po’ di tempo a decifrare il testo italo-vigatese. Ecco la mia stringatissima recensione.
montalb
2 trame si intrecciano, in un gomitolo molto complesso. Riassumo la prima.

A Vigàta arrivano continuamente imbarcazioni cariche di disperati. Salvo Montalbano e la sua squadra sono spossati dai continui turni, dall’emergenza che non finisce mai, dalla pietà che suscitano i morti e i vivi…

Quando si scopre che una giovanissima è stata brutalmente stuprata pochi minuti di sbarcare, il commissario più famoso di Sicilia inizia una rapida indagine.

Non ci vuole molto a scoprire che tutti hanno chiesto asilo politico, tranne due. Perché non lo chiedono?

Intanto c’è da indagare su un caso di omicidio. Un caso più “tradizionale”.

Ne parlerò dopo la prossima immagine. Vi avverto, però, che ci sarà uno SPOILER.
migran
Dovendosi fare un vestito nuovo (anche perché è ingrassato) Montalbano conosce Elena, una affascinante sarta 50enne. Elena viene uccisa a pag 107 (nel suo laboratorio di sartoria):

“N’ ammazzatina tirribilissima ci fu!”

Delitto passionale? Vendetta? Si va avanti così per altre 170 pagine. Finalmente Montalbano può leggere la confessione dell’assassino (anzi dell’assassina).

Fortunatamente la confessione non è scritta in vigatese (l’assassina non è siciliana). La storia a cui fa riferimento è talmente complessa che non avrei capito una mazza.

Invece sono riuscito a orientarmi: ecco perché quella sciarpa era importante, ecco il significato di quella fotografia, ecc…

Published in: on novembre 20, 2016 at 12:20 am  Comments (2)  

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2 commentiLascia un commento

  1. Era molto che non leggevo un caso di Montalbano, l’aria di famiglia è sempre quella, ed è sempre piacevole leggere come battibeccano gli elementi di quello strano gruppetto quasi familiare. Mentre leggevo, il lato giallo mi ha lasciato meno soddisfatto. Il caso della sarta fa acqua da tutte le parti, con la follia finale dell’assassina che si confessa per iscritto non si capisce bene perché – se non per dar modo di spiegare un caso ben poco lineare.
    Pensandoci dopo, però, ho finito per apprezzare una investigazione anomala in cui tutti fanno cose sbagliate, con una curiosa alternanza di azioni da manuale con lampi di imbecillità inconsulti.

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    • Credo anch’io che Nevia racconti tutto quello che è successo per far capire qualcosa ai lettori (è il cosiddetto spiegone e Nevia batte il record mondiale di spiegoneria)

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