La forma d’arte del XXI secolo: Sabrina Ferilli sul divano?

Già mi sono chiesto quale sarà ricordata come la forma d’arte caratteristica del nostro tempo.

In sintesi, l’opera lirica ha riempito l’Ottocento (en passant, ciao Verdi!) e il cinematografo ha riempito il Novecento. E questo secolo (di cui l’ottava parte è già trascorsa) da cosa sarà riempito?

Dai sacchetti della spesa?sacchetti

O dagli spot pubblicitari? Che in fondo sono quasi la stessa cosa, avendo come fine il riempimento dei primi?

Forse sì. Gli spot sono un’arte raffinata e complessa, in cui trovano sintesi la psicologia, la musica, la recitazione, la computergrafica e la meccanica (in quanto spesso fanno girare le palle).

Ci hanno dato dentro grandi registi: Fellini, Ridley Scott, Terry Gilliam, Baz Luhrmann, Daniele Lucchett (grande? bé, non è Fellini ma neanche un Vanzina).

Inoltre gli spot raccontano il tempo presente meglio di un trattato di sociologia.

Prendete ad esempio gli ultimi spot della TIM (cosa vorrà dire TIM? Tutti Ingoiamo Merda?)

Una ragazzona castanoramata divide un appartamento con altre 3. Universitarie? Lavoratrici in un call center? Boh. A parte che Chiara Comesichiama ha 27 anni (un po’ molti per andare all’Università), non la si vede mai con un libro in mano o a prendere l’autobus per raggiungere l’eventuale posto di lavoro. In compenso sono sempre a spasso, cantano ballano organizzano flash mobs…

Gli archeologi dei prossimi millenni scopriranno che sulle rive del Mediterraneo viveva un tempo una stirpe di allegroni: “non c’era lavoro, la qualità della vita era pessima, ma loro cantavano e cazzeggiavano continuamente tra loro con piccoli apparecchi…” 

Insomma CANTA CHE TI PASSA

Poi c’è il bifidus regularis, un batterio che dovrebbe mandarti a cagare (ma perché tante complicazioni? a cagare ti ci mando io, GRATIS).

L’hanno citato in tanti spot, illustrando il noto processo fisiologico della defecazione con la metafora della pancia-che-sorride. Immagino che in qualche istituto di gastroenterologia abbiano proposto tesi di laurea sul bifidus.

Concludo proponendo per il futuro museo delle cazzat opere pubblicitarie il tormentone di S. Ferilli e gli artigiani-della-qualità. Gli archeologi di cui sopra scriveranno “agli inizi del terzo millennio si diffuse nel Mediterraneo il culto della Tardona Sdraiata; probabilmente le 50enni dell’epoca, espulse dal mondo del lavoro, si consolavano facendosi fabbricare divani e poltrone da artigiani sottopagati (pare di origine cinese o materana, ma non vi sono dati certi in merito) e adagiandovi le proprie siliconate membra”.

POST SCRIPTUM.

Nel prossimo post valuterò le interpretazioni di un noto figaccione. Non vi dirò cosa fa, ma cosa NON fa.

  1. NON vende romanzi di Dickens nella sua libreria
  2. NON è puntuale ai matrimoni
  3. NON sopporta che il Presidente USA ci provi con la sua cameriera
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13 commentiLascia un commento

  1. a sproposito: ma cosa ha fatto agli zigomi Sabrina Ferilli?

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    • L’ingegneria italiana non manca mai di stupire: non siamo in grado di demolire il relitto della Costaconcordia (lo faranno in un cantiere di Smirne), però siamo in grado di alzare gli zigomi

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  2. E’ facile, è quell’inglesino, Hugh Grant mi pare si chiami. E non è per nulla un ‘figaccione’, non è male il viso ma il fisico è esile.
    Sottoscrivo in pieno: le rèclame, se davvero sono l’arte dei nostri tempi, danno un’immagine falsata, e questo è prevedibile, ma sono sempre più sceme. Pensa a quella, sempre dei telefonini, in cui recita la finta foca con la voce della Littizzetto: trovo quello spot uno dei peggiori in circolazione. Meno male che la Barilla ha messo la gallina in brodo.

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    • Gallina Barilla fa buon brodo (chissà che sapore ha la foca lessata)

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  3. Non solo la Tim, ma potremmo essere ricordati anche per gli orribili, estenuanti e ridicoli spot Vodafone (prima il pinguino, ora la foca, chi sarà il prossimo? Peppa Pig?)

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  4. Get regular with Relax, cantava Mia Farrow in un falso (ma verosimile) spot pubblicitario in Radio days. La pubblicità contemporanea si è adattata ai tempi, ma non mi pare che nella sostanza sia cambiata poi molto.

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    • La pubblicità radiofonica? Potrei scrivere un trattato sugli slogan di allora, incisivi al 100% perché dovevano restare impressi nella mente anche senza immagini (sul colle di Nava vicino alle stelle le cose son belle le cose son belle… le stelle sono tante milioni di milioni ma quella di Negroni…)
      Ma il punto è questo: il Novecento è stato il Secolo del Cinema perché c’erano Chaplin, Hitchcock, Ford, Wilder, Fellini, Kubrick, Visconti, Kurosawa ecc; il nostro secolo quali grandi registi ha?

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      • Nolan, Lhurman, Hazanavicious, Crialese… Aronofsky… Fincher, anche, ma magari lo trovi troppo Novecento? Dai, non disperare, secondo me è difficile vedere il buono del presente! E comincio a prepararmi per Hugh 🙂

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  5. Hai ragione, Cecilia, anzi ragionissima
    Uno come me, decrepito laudator temporis acti, non riesce facilmente a vedere i pregi di Nolan e Compagniabella
    Ma vedremo nei prossimi lustri…
    Hugo Occhiblù arriverà domani su questi schermi

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  6. La pubblicità, se fatta bene, rasenta l’arte (io mi ricordo quelle fighissime della Nike coi calciatori ma anche quella della Levi’s con la colonna sonora di Barry Lyndon non era male) ma, anche lì, noi italiani “moderni” al massimo sappiamo spaccare i marroni con animali doppiati alla ca**o e insopportabili oppure con la maledetta fancazzista della TIM. Aggiungo anche quelle della Nutella che adesso mettono anche i nomi sul barattolo: gli archeologi diranno che gli italiani avevano anche delle pesantissime crisi d’identità e necessitavano dell’aiuto di Nutella e Coca-Cola per ricordarsi chi fossero.

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    • Immagino che tu alluda agli spot diretti da Terry Gilliam (indimenticabili quelli del torneo di calcio a 3, girati nel 2002; quelli dove le squadre sconfitte dovevano tornare a nuoto)
      Quanto ai barattoli della Nutella, ATTENZIONE A QUELLI COL NOME ERIC: hanno uno strano sapore!!!!!

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      • Un sapore di bruciaticcio? 😉

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  7. Chiara Comesichiama negli spot Tim fa una vita da sogno! Un appartamento bellissimo, pulitissimo, mobili nuovi, compagne di casa simpaticissime, pure la possibilità di avere un cane, vicini tolleranti, abiti firmati, corso di equitazione… ma che call center, queste sono ricche ereditiere! Che invidiaaaa!
    Questi spot dovrebbero raccontare la vita di Chiara, da studentessa a cantante grazie a X-Factor, ma direi che hanno abbellito e addolcito anche fin troppo la realtà.

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