Intervista su L’ULTIMA ESTATE DI JOAN (Marco Goi) e su DI TUTTE LE RICCHEZZE (Stefano Benni)

Intervistatore: Da cosa cominciamo?

Io: Dal libro di Marco Goi. Anche se la B precede la G in ordine alfabetico HO I MIEI MOTIVI per occuparmi prima di Goi e poi di Benni.

Sentiamo questi motivi.

Anzitutto perché si chiama Marco e noi Marchi siamo una specie di mafia. Ci spalleggiamo. E perché è un esordiente e gli esordienti vanno incoraggiati.

Cosa ci dici di questo esordio?

L’ULTIMA ESTATE ECCETERA è una serie di racconti, l’ultimo dei quali, IL PAESE DELLE MERAVIGLIE, si può definire romanzo breve per la complessità dell’ordito (in 46 pagine succedono veramente molte cose). Genere horror, quasi sempre. Mi ricorda Ammaniti.

L’Ammaniti di IO E TE?

Anche. Soprattutto i racconti di Ammaniti. Ad esempio ALBA TRAGICA (dove il protagonista è divorato da un mostro che assume via via l’aspetto di Albaparietti, di Cocciante e di Bruce Springcoso) o LA FIGLIA DI SHIVA (la protagonista esplode letteralmente). Cose così. Cose allegre.

Tornando ai racconti di Goi, quale ti è piaciuto di più?

Direi A LA PLAYA, dove il ruolo del narratore è affidato… beh, non voglio rivelare la sorpresa. Mi è piaciuto anche APOCALYPSO dove la fine-del-mondo ha come premessa la scomparsa di tutti i giornalisti, seguiti dai politici (scomparsa che nessuno nota, tanto inutile è la loro presenza) e che contiene una massima lapidaria: DIO CREA. IO, UOMO, DISTRUGGO.

Cosa vorresti dire a Marco Goi?

Se fossi in confidenza con lui, gli direi NON AZZARDARTI PIU’ a usare la parola SORTA (una sorta di gioco… pag 23). Lasciala all’Accademia della Crusca. Non ha senso mettere SORTA sulle labbra di una teenager… Ma non siamo così amici da poterci dire tutto. Perciò gli dico solo CONTINUA A SCRIVERE e magari trovi una casa editrice seria… Magari cerca di usare meno nomi come Jeremy, Franklin, Amy, Krispin e Bob. Se una storia funziona può avere personaggi che si chiamano Nicola.

Sarà che gli italiani sono provinciali e non vogliono nomi casarecci?

Sarà. Gli italiani hanno molti difetti, molto peggiori di questo. Ma poi CHI HA DETTO CHE GOI NON ARRIVI UN GIORNO A UN PUBBLICO INTERNAZIONALE? Agli occhi di un lettore russo, ad esempio, nomi come Luigi o Paola o Piero sono esotici come Joan per noi. E ambientare un racconto a Chivasso fa figo come ad Harlem o a Coruscant.

E questo ci porta a Stefano Benni, un autore veramente internazionale. Da quello che hai scritto tempo fa abbiamo dedotto che DI TUTTE LE RICCHEZZE non sia il tuo romanzo preferito.

E’ vero, a una prima lettura non mi era piaciuto un granché… ma l’ho riletto altre 2 volte (mai fermarsi alla prima impressione) e ora sono pronto a una palinodia…

Stop! Se cominciamo con le parole difficili l’intervista finisce qui!

Hai ragione, mi scuso… Diciamo che ho cambiato prospettiva e sono pronto ad elencare CINQUE MOTIVI PER AMARE QUESTO ROMANZO

Elenca.

  1. Cita molti autori a me cari: Poe, Dostoevskij, Melville, Borges, Flaubert, Gadda.
  2. Parla (bene) del rugby.
  3. Ricrea in diverse pagine lo stile inconfondibile del Bar Sport: nel ristorante chez Bollini (con il vendicativo Re dei Cinghiali), nel bar Marlon (approfitto per inviare i saluti di Scheggia junior e Scheggia senior, elettricisti molto noti in via Andrea Costa) e nella Sagra del Cavaliere Incerto, che riecheggia la festa di inaugurazione del Give Me More di Barsport2000
  4. Contiene ricette “filosofiche” come la Pasta alla Separati, il Vitello Souviens-moi e il Vitello tonnato (quando hai dimenticato la fettina sul fuoco carbonizzandola, puoi aprire una scatola di tonno).
  5. Descrive un personaggio divertente: si chiama Vudstok; fricchettone attempato, ostenta “…una lunga coda cavallina di capelli biancastri e una bandana sulla fronte… pensa di assomigliare a Keith Richards, a me ricorda una mia bisnonna…”

A proposito della Sagra del Cavaliere, a un certo punto arriva il ministro Biondello. Pensi che si alluda all’ex-ministro Bondi?

Non lo so. Forse. Ma mi sembra più probabile identificarlo con il sen Berselli (già sottosegretario di qualchecosa) che non manca mai a certe sagre paesane. Però vorrei andare al nocciolo del problema.

Vale a dire?

Mi chiedo come un brillante scrittore come Benni abbia costruito una storia così deprimente. Sarà l’età, saranno i dispiaceri… Ma come fa Martin (il protagonista, proiezione dell’Autore) a chiudersi in una stamberga tra i boschi, lontano dal consorzio umano, a parlare con tassi, corvi, volpi, istrici, grilli ecc? Senza pensare che quei posti sono molto mal frequentati di questi tempi (circolano dei balordi che ucciderebbero per un motorino). Quanto all’occhiglauca Michelle (attrice trentenne in cerca di scritture) QUANTO MAI SI E’ VISTA UNA BELLONA SIMILE IN MEZZO AI CASTAGNI? Tipe così non le vedrai mai alle sagre di paese. Frequentano i corridoi della RAI, i salotti che contano, i festival di Cannes o di Berlino eccetera. Hanno troppo da fare per suscitare platoniche cotte a misantropi 70enni (mollandoli). Facciamo così: E’ STATO UN SOGNO, UNA FANTASIA DI UN VECCHIO SOLITARIO CHE FAREBBE BENE A TORNARE IN CITTA’. Dico davvero, Martin, torna tra noi…

benni

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Published in: on ottobre 31, 2012 at 12:14 am  Comments (5)  
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5 commentiLascia un commento

  1. sei una sagoma, marco, ma perché non ci vieni più a trovare?

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  2. ahah, grande intervista a te stesso!
    anzi, è più una sorta di intervista che una intervista vera e propria 😀

    grazie per questo post fianco a fianco di stefano benni e, già che ci sono, ne approfitto per aggiungere il link dove scaricare gratis l’ultima estate di joan, a chi interessasse: http://www28.zippyshare.com/v/83610459/file.html

    (grande che ti è piaciuto il racconto a la playa, personalmente anche uno dei miei preferiti)

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    • you are the welcome
      in questo caso SORTA ci sta benissimo

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  3. Bello!

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

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