I viaggi di Gulliver

Sugli schermi si proietta un’americanata ispirata dal romanzo di J. Swift.

Chi l’ha visto mi ha riferito che occorre l’età mentale di 10 anni per apprezzarlo. Perciò non andrò a vederlo.

In compenso mi sono riletto il romanzo, scritto nel 1726 da un vicario anglicano misantropo, affetto da mania di persecuzione e che non amava i bambini.

Paradossalmente “Gulliver’s Travels” è considerato una storia per bambini. In realtà il Viaggio a Lilliput è una sarcastica descrizione della Gran Bretagna e delle sue guerre con la Francia. La monarchia e l’aristocrazia sono sbeffeggiate, i partiti politici giudicati consorterie di arrivisti senza scrupoli (i conservatori di Lilliput sono i “Tacchialti” e si contrappongono ai liberali, i “Tacchibassi”), le controversie religiose ridicolizzate (ci si scanna tra Partegrossiani e Partepiccoliani, per la controversa interpretazione di un detto del profeta Lustrog su come rompere il guscio delle uova sode) ecc.

Nei viaggi successivi il sarcasmo di Swift aumenta. A Brobdingnac il sovrano, informatosi sulle istituzioni e leggi inglesi, giunge alla conclusione che i compatrioti di Gulliver siano “la razza più perniciosa di insetti a cui la Natura abbia permesso di strisciare sulla faccia della Terra”.

Infine, nella terra dei Cavalli sapienti, la misantropia di Swift acquista caratteri cosmici.

Tutto il genere umano è coinvolto nello stesso disprezzo. Mentre il cavallo è un essere saggio, cortese e immune da aggressività, l’uomo è “un animale ripugnante e spregevole” crudele e vizioso, a cui “importa solo riempirsi la pancia e non la mente”.

Published in: on febbraio 10, 2011 at 4:01 pm  Comments (4)  
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