la caduta dei giganti, romanzo

Chi mi conosce mi regala libri. Spende poco e mi fa contento.

Anche quest’anno si è accumulata sullo scaffale una dozzina di testi. Una biografia di Leopardi, ben scritta da Pietro Citati (la recensirò), l’ultimo romanzo di Umberto Eco (deludente), poesie di Ligabue, un saggio di Flores d’Arcais, un centone di citazioni cinematografiche ecc.

Ho letto per primo LA CADUTA DEI GIGANTI di K. Follett. Prima ho sorvolato a volo d’uccello le quasi 1000 pagine. Poi (deciso che valeva la pena recensirlo) l’ho riletto con molta attenzione.

Complessivamente è uno sforzo di romanzare la storia del XX secolo (questo volume parte dal 1911 e arriva al primo dopoguerra, seguiranno altri due) che merita rispetto, se non altro per la complessità dell’ordito.

Ma dal punto di vista puramente letterario è da seimenomeno.

Troppi personaggi, molti dei quali assolutamente dimenticabili o comunque di scarso spessore.

E gli succedono TROPPE COSE, decisamente troppe.

Faccio un esempio. Al conte Walter von Ulrich (giovane funzionario del ministero degli esteri tedesco) succede di

  • spiegare nel 1911 al nuovo re di Gran Bretagna che la Germania non ha intenzioni aggressive
  • assistere nel luglio 1914 all’incontro (riservatissimo!) tra il ministro degli esteri britannico e l’ambasciatore tedesco a Londra per scongiurare in extremis lo scoppio della guerra
  • partecipare nell’agosto 1914 (cosa ci fa un diplomatico nello Stato Maggiore del gen Ludendorff?) alla vittoria di Tannenberg
  • comandare un battaglione sul fronte francese; nonostante sia sposato, va personalmente in ricognizione tra i reticolati inglesi di notte (neanche al cinema succedono cose così…)
  • occuparsi in prima persona del viaggio Zurigo-Stoccolma-Pietrograd di Lenin; non solo consegna a Lenin una valigia di soldi, ma in seguito attraverserà più volte le linee del fronte per portare altri rubli (non poteva pensarci un altro?)
  • travestito da caporale va (da solo) nelle trincee russe a fare propaganda pacifista
  • ritorna a guidare un battaglione d’assalto sul fronte francese nel 1918 e ci manca poco che non vinca la guerra
  • fa parte della delegazione tedesca costretta a sottoscrivere la Pace

Chissà cosa gli toccherà nel prossimo volume, dove prevedo si parlerà di un certo Hitler…

Ma non è il solo personaggio che sta sempre al centro della scena.

C’è una giovane cameriera, che di nome fa Ethel Williams. PER CASO si trova al cospetto di GIORGIO V, gli dà (senza esserne richiesta) dei consigli utili su come affrontare una situazione critica, contemporaneamente diventa l’amante del conte Fitzherbert e (dopo altri eventi romanzeschi su cui sorvolo) viene eletta alla Camera dei Comuni.

Da ragazza madre a Membro del Parlamento in meno di sei anni. Un vero record, per quei tempi (adesso è facile, basta conoscere Berlusconi….)

Concludo. Non è il miglior romanzo di Follett (il migliore essendo, secondo me, I PILASTRI DELLA TERRA) ma neanche il peggiore.

Difficile definire il peggiore, ma certamente in ballottaggio c’è L’UOMO DI PIETROBURGO, ambientato (pensa un po’) nello stesso periodo storico, la vigilia della grande guerra.