canale mussolini, romanzo

“… e maledeti i Zorzi Vila!!!”

Questa imprecazione ricorre decine di volte nelle 450 pagine di questo filò (dopo spiegherò, a chi non lo sapesse, cosa significa filò) e ricorda al lettore il nocciolo della storia.

La (numerosissima) famiglia Peruzzi è stata rovinata da un avido latifondista, il conte Zorzi Vila. Per fame, solo per fame, hanno accettato di trasferirsi nell’agro Pontino, a poca distanza da quella che venne fondata col nome di Littoria (oggi nòmasi Latina).

Per la verità, la rovina dei Peruzzi era stata causata indirettamente anche dalla politica economica di Mussolini, dalla famigerata “quota 90”. E il narratore lo dice espressamente (a pag. 15): “il duce l’ha ammazzata l’agricoltura italiana”.

Non è la sola critica che viene rivolta al fascismo (la follia dell’impero africano, l’alleanza con Hitler, la seconda guerra mondiale…). Ma il concetto base è: “i poveracci come noi stavano da schifo già prima… la libertà il fascismo l’ha tolta ai signori, noi non l’abbiamo mai avuta…”

Questo, in sintesi, è tutto. Ma dubito che CANALE MUSSOLINI avrebbe vinto il premio Strega (e non mi stupirei se vincesse anche il Campiello) se non ci fosse la romanzesca descrizione (un po’ MULINO DEL PO un po’ I MALAVOGLIA) dei guai del clan Peruzzi, sballottati dal delta del Po alle zanzare del Lazio, e soprattutto la fiabesca figura di ARMIDA, la moglie del Pericle, che si porta sempre dietro le sue “appi”. Api talmente sapienti (“maiala!” le dicono, a proposito della sua inarrestabile passione per il nipote Paride) da farle attraversare indenne un campo minato nel 1944.

Ne succedono davvero troppe ad Armida e al bel Paride. E, visto che alla fine della storia spariscono entrambi, ci sarà probabilmente un altro filò per sapere cosa è successo in seguito.

Difetti? Certamente ce ne sono, a cominciare dall’eccesso di “didascalismo”: il narratore (ve lo dirò dopo come si chiama, dopo l’immagine) infarcisce il filò di una quantità eccessiva di chiarimenti e precisazioni; si vede che parla a uno straniero, perché lo informa di cose che dovrebbe sapere anche un alunno di quinta elementare (che Matteotti fu ucciso dai fascisti, che una volta nascevano più bambini di adesso, che Mussolini all’inizio era ferocemente anticlericale e antimonarchico, che l’8 settembre successe quel che successe…); e aggiunge interminabili pagine sulla vita delle api, sulla malaria trasmessa dalle zanzare, su come era costruito quel canale, sulle mucche maremmane ecc

Tutte cose utili, non dico di no, ma non indispensabili all’economia del romanzo.

Dopo la copertina, come promesso, rivelerò cosa significa fare filò e l’identità del narratore.


Fare filò, dalle nostre parti, significava raccontare una o più storie nelle lunghe sere invernali finchè il fuoco del caminetto non si spegneva.

Usanze contadine, tempi pretelevisivi.

Quanto al narratore, solo nelle ultime righe dell’ultima pagina si presenta come don Pericle Peruzzi, parroco. E’ il figlio di Armida!

Così i conti “tornano pari” : zio Pericle Peruzzi aveva iniziato la sua (diciamo così) carriera politica uccidendo a Comacchio un prete antifascista.

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41 commentiLascia un commento

  1. […] Prosegue Articolo Originale: canale mussolini, romanzo « un paio di uova fritte […]

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  2. Critica infondata, Marco!
    Questo romanzo si rivolge alle giovani generazioni e loro -tu dovresti saperlo- non sanno un tubo del delitto Matteotti, dell’Otto Settembre e del Fascismo in generale
    Perciò è bene parlare del nostro passato, rivolgendosi ai giovani proprio come se fossero stranieri

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    • ahimé, lilian, non credo proprio che questo romanzo i giovani di cui parli se lo strapperanno dalle mani (a meno che non ne facciano un videogioco);
      quanto a frasi come “A Vittorio Veneto era stata vinta l’ultima battaglia prima dell’armistizio con gli austriaci il 4 novembre 1918…”, secondo me appesantiscono la narrazione

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      • Concordo con lilian sulla necessità di spiegare ai giovani di oggi chi era Matteotti (e pure Mussolini). Magari l’autore non è semplicemente capace di fornire queste informazioni in altro modo che suonando con un libro di scuola.

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  3. Concordo nel fatto che il libro non sarà preso d’assalto dalle nuove generazioni, però…
    Il libro mi sembra ben scritto e credo che la rievocazione di fatti che già conosco (sono un appassionate e ricordo tutte le date) servano molto per inserirci le vicende dei Peruzzi. Tra l’altro mi ha fatto conoscere un pezzo di storia (la bonifica) che non conoscevo bene. E lasciatelo dire anche a me ‘maledeti Zorzi Vila’

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    • è un bel romanzo, sì…
      l’ho letto subito dopo ACCIAIO della Avallone (a giorni scriverò cosa ne penso) e tra i due NON C’E’ GARA
      torno a dire che mi aspetto il sequel: cosa è successo a Paride, partito per il nord con la GNR, e ad Armida????

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      • E perché devi saperlo? come hai efficacemente descritto il libro (filò), il fuoco del camino si è spento e la narrazione è finita… e come dicono più in alto: la storia del fascismo in italia col cavolo che la conosciamo. A scuola si studia poco e male: preferiamo stare per anni sugli antichi romani e pochissimo sull’età contemporanea (come si faceva nel ventennio).
        Chiudo dicendo che secondo me è un gran bel libro e che ogni divagazione ha un senso, compresa la distinzione tra le vacche. Il paragone con Acciaio si può fare solo per il fatto che fossero finalisti allo strega, per il resto non c’è alcun confronto. Finalmente uno strega che vale, dopo anni di romanzucoli da due lire premiati solo per compiacere l’editore.

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  4. Forse i miei nonni ne sapevano qualcosa delle vicende narrate nel libro, dato che hanno lavorato alla bonifica della mia cittadina, dopo esserci arrivati in zattera, poverissimi, e forse con dei problemi più grandi.
    Io del fascismo ricordo solo qualche parola, alla fine delle medie e delle superiori, quando a giugno ci si prepara per gli esami: “e finite gli ultimi capitoli del libro di storia!”.
    Nel bene e nel male ho capito cos’era quella dittatura, anche tramite i film, come Il federale ad esempio.

    Off topic: Caro Bibliofilo, grazie per le nomination al Torneo dei film, ma c’è ancora un conto in sospeso per lo scorso Torneo degli Oscar: hai vinto il dvd di Mission, e non so come effettivamente fartelo avere. Ho già sperimentato la ricarica su Carta Postepay, ma ci possiamo mettere lo stesso d’accordo in altro modo. Contattami alla mail di questo commento, o lasciane uno tu nel mio blog.

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    • caro Gegio, ti ringrazio ancora
      ti raggiungerò nel tuo blog

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  5. Concordo con il fatto che i cenni storici siano importantissimi anche per chi li conosce già, alcuni sono addirittura necessari per ricostruire il contesto storico.

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  6. L’ho divorato e devo dire che non mi ha dato alcun fastidio la parte che tu chiami didascalica, anzi, serviva per tenere il filo tra la Storia e la storia, assolutamente funzionale al romanzo.

    http://wordwrite.wordpress.com/2010/08/18/canale-mussolini-il-luogo-della-memoria-che-mancava-tra-pavese-e-vittorini/

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    • grazie per il commento
      e complimenti per il tuo blog

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  7. Grazie a te e scusa l’intrusione notturna. 🙂

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  8. Debbo dire che Canale Mussolini è un racconto che narra l’epopea italiana dagli occhi degli italiani,senza adesioni incondizionate a regimi,antiregimi e soprattutto lasciando intravedere le debolezze umane di tutti i protagonisti dal Rossoni al Mussolini,da Pericle a Bissolata ecc. È quasi neoverista il Pennacchi!Bravo.all’autore del Blog volevo rettificare un errore grave:Matteotti era democristiano e non socialista!

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    • Chiedo scusa all’autore! Era Indubbiamente Socialista!:-)) i’m sorry

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      • indubbiamente socialista
        e comunque Pennacchi lo cita come tale a pag.106

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  9. … per i giovani, ma per tutti anche, spero presto che questo bellissimo romanzo possa diventare anche un bel film, senza “purghe” politiche e senza demagogia.
    A me personalmente è piaciuto molto.
    Mi piacciono e rispetto tutti i vostri commenti e poi,”ognuno gha la su rason…”
    Grazie ad Antonio Pennacchi per le didascalie storiche, senza le quali questo libro sarebbe un altra storia.

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  10. Il libro è bellissimo e finalmente viene raccontato quel periodo visto da uno come noi e coinvolto come tanti di noi che non hanno potuto parlare (magari perchè raccontano solo a voce e non scrivono un libro) Il film tratto da questo libro, come sempre, non potrebbe mai essere altrettanto bello e giusto

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  11. Qualsiasi libro scritto merita di essere letto.

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    • e questo merita di essere letto da tutti; torno a dirlo, NON è un’apologia del fascismo… è la narrazione epica di una storia vera

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      • e chi lo hai mai visto come apologia del fascismo? solo uno stolto (o un politico contemporaneo, che è la stessa cosa) potrebbe leggerlo come tale.

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  12. ho appena iniziato a leggere Canale Mussolini e sono entusiasta. non so perchè ma mi ricorda per il momento “un cappello pieno di ciliegie” della Fallaci…..

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    • molte analogie tra il romanzo della FALLACI e questo: la storia vista dalla gente semplice, l’attenzione all’evolversi della mentalità e dei valori, i personaggi che non sono mai né troppo buoni né troppo cattivi…

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      • A me il libro è piaciuto moltissimo. Mi è piaciuta la ricostruzione storica; la caratterizzazione dei personaggi; il dialetto maccheronico usato; ecc. ecc.
        Devo dire che amo i romanzi a sfondo storico e questo l’ho letto in due giorni.

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  13. Ho letto il libro in poco tempo,mi ha dato emozioni
    vere proiettandomi verso una civiltà contadina e un modo di affrontare traversie oramai inimmaginabili.
    Non sarò originale ma il romanzo è paragonabile al Mulino del Pò e al verismo.Grande intuizione la figura
    di Armida e l’eroe senza paura ma con qualche macchia Pericle. Penso che non si possa parlare di fascismo e antifascismo se non si è letto anche questo libro.

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  14. Giovedì 11 novembre Pennacchi interverrà alla presentazione del suo libro presso il Museo Crocetti via Cassia 492 Roma.ore 18.Presenterà il giornalista Pierangelo Buttafuoco.
    Sarà interessante essere presenti e partecipare agli
    interventi di Buttafuoco e del”assessore alla cultura Croppi.

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  15. […] canale mussolini, romanzo – molti tra i visitatori avranno creduto di trovare materiale per nostalgici? se è così sono rimasti delusi! TOTALE VISITE 3831 – TOTALE COMMENTI 28 https://ilbibliofilo.wordpress.com/2010/07/24/canale-mussolini-romanzo […]

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  16. Condivido molti dei commenti espressi sul Canale Mussolini. L’ho letto anch’io con passione e grande partecipazione alle vicende umane e storiche narrate.Mi ha divertito ed intrigato quel modo particolare del Pennacchi di raccontare eventi anche drammatici sempre con aria disincantata, apparente distacco e leggerezza,con punte di divertita ironia, quasi alla maniera del Pascarella della Scoperta dell’America, e di trarre morali con massime lapidarie – spesso in dialetto o in latino – che sembrano attinte alla sapienza popolare, ma meglio non potrebbero esprimere il punto di vista dell’autore. Ed il racconto, così terribilmente vero nel contesto storico evocato e fortemente realistico nella vicenda dei Peruzzi, per questo stile narrativo dell’autore e la magica ricorrenza nel testo di sogni e fatti premonitori ( il manto nero nei sogni della nonna e le api di Armida in frenetici voli d’amore )assume l’andamento di una storia antica e leggendaria, in cui fatti e dicerie popolari sono destinati a rimanere indistinti.

    Sono anch’io dell’avviso dell’autore del Blog che le varie dissertazioni tecniche ed erudite con le quali lo scrittore ci indottrina su aspetti dell’agricoltura, della botanica,della zoologia, delle scienze delle costruzioni stradali ecc. appesantiscono il racconto, facendoci talvolta dimenticare lo spunto da cui son partite.

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  17. Io sono di Latina, e devo dire che leggere questo libro che parla della mia terra, delle storie che ho sentito raccontare dalle mie nonne, è qualcosa di incredibile.
    Penso che l’effetto sia diverso tra chi lo legge in maniera distaccata e chi invece in tante storie ci si riconosce, anche se io non essendo di origine veneta dovrei essere dalla parte dei “marocchini”, ma destino ha voluto che la mia compagna ha sia madre che padre veneto.

    Quello che ha raccontato Pennacchi si avvicina molto alla realtà, e questo lo può sapere solo chi qui ci è nato o c’è venuto per la bonifica.
    La sua intelligenza è stata quella di carpire tutte le storie e alcune leggende raccontate in questi luoghi e ricondurli tutti ad una sola famiglia, i Peruzzi.
    Ci sono questioni ancora aperte così vere, come la polemica mai risolta sull’assegnazione dei poderi ai veneti e non agli abitanti dei paesi limitrofi alla palude, quella su un’integrazione avvenuta a freddo e mai del tutto compiuta e potrei andare avanti all’infinito.

    Penso ci vorranno ancora alcune generazioni per amalgamare bene un popolo composto da veneti, friulani, romani, napoletani e abitanti dei monti lepini/ausoni.

    Questo libro è il romanzo che serviva a Pennacchi per scrivere la storia della sua famiglia, e forse servirà a noi per colmare quel vuoto storico che non ci ha mai permesso di avere un’identità.
    Forse è arrivato il momento di costruirla.

    Grazie Antonio.

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  18. a me è piaciuto veramente tantissimo…. l’ho divorato!! un insieme di storia e fatti quotidiani tra fratelli/sorelle/nipoti/nonni… insomma di una vera e propria famiglia che affronta tutti i problemi con coraggio e forza !!!!

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  19. Finalmente un libro che mi fa ritirare le lagnanze sui giochi artificiosi dei premi letterari. “Canale Mussolini” meritava il premio che ha vinto. E’ stato un libro che mi chiamava, che non mi dava pace finchè non sono giunta alla fine. Pochi libri hanno questo pregio. I richiami storici non l’hanno affatto appesantito, ma hanno fatto rispolverare la Storia da una prospettiva più autentica, meno cattedratica. Questo per chi la Storia la conosceva già avendola studiata, magari di malavoglia, sui libri del liceo ( Se solo avessi potuto leggerlo prima degli esami di Stato, magari avrei interiorizzato meglio date ed eventi e sarei stata anche più brillante!). Chi la Storia ancora non la sa e/o non gliene importa un gran che, “Canale Mussolini” offre l’occasione per far entrare in un periodo storico recenti quelle nuove generazioni che brancolano nel nulla di prima e nel nulla di poi. Perciò nessun appesantimento, anzi piacevolissimi i riferimenti fatti anche con equilibrata ironia. E poi a me le saghe familiari piacciono tantissimo. Perchè? Non ve lo dico, altrimenti dovrei farmi pubblicità.
    Mi è piaciuto molto anche questo forum, al quale sono approdata per i mari del web, ed il garbo con cui si snodano i vari commenti positivi e non.
    A presto.

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    • lo meritava sì (direi che meritava anche il Campiello, ma alcuni giurati hanno voluto incoraggiare la Murgia, alquanto più giovane di Pennacchi)
      grazie per la visita, Tosca, e complimenti per il tuo sito

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  20. Io sono nato a Formia nel 1930. Conosco bene località, avvenimenti,personaggi dell’epoca anche perchè ho vissuto a Vicenza, Bologna e altre città. Il libro mi è piaciuto moltissimo, è come me lo avrebbe raccontato un trapiantato dal Polesine. Ringrazio l’Autore per avermi fatto rivivere momenti che un ragazzo non dimentica. Forse l’unica cosa che guasta è la rivelazione nelle ultime due righe del narratore, forse una forzatura nn felice. Comunque bellissimo tutto.

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  21. “Matteotti era democristiano e non socialista!
    On agosto 22, 2010 at 5:23 pm Alessandro said:
    Chiedo scusa all’autore! Era Indubbiamente Socialista!:-)) i’m sorry
    On agosto 22, 2010 at 6:55 pm marco1946 said:
    indubbiamente socialista e comunque Pennacchi lo cita come tale a
    pag.106..”

    Mi permetto di dire che non basterebbe che Pennacchi citasse Matteotti come socialista per far di Matteotti un socialista; intendo con questo che Pennacchi (come chiunque altro) potrebbe sbagliare.
    Matteotti era socialista perché lo era (e perché la Democrazia Cristiana nemmeno esisteva, allora e per altri anni ancora).
    Tutto sommato, quindi, le informazioni storiche (che anch’io a volte ho trovato un po’ pedanti) ci volevano, eccome. Anche perché, come si dice sopra, hanno fatto rispolverare la Storia da un’altra prospettiva.
    Sono, però, contenta di aver già letto il libro: la rivelazione finale è stata una mossa simpatica e una piacevole sorpresa: se lo avessi saputo prima non me la sarei goduta come invece è successo (si sente che preferisco non conoscere l’andamento e il finale di un libro? :-P)

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  22. sto leggendolo e finora devo dire che mi piace peccato che questi commenti mi abbiano anticipato il finale.questo mi secca un po’ ma pazienza, continuerò a leggere con curiosità e gusto perchè amo lo stile realistico e popolare di pennacchi.le descrizioni di carattere tecnico o storico le approvo in pieno per chè oltre ad essre una caratteristica del racconto mi ampliano la comprensione dell’evento e spesso istruiscono proprio (non si vuole ammettere che tante cose non si sapevano del tutto o da quel dato punto di vista,eh?).il libro mi fa anche capire finalmente l’importanza di quella bonifica,la capacità di quei tecnici che l’hanno progettata e condotta: un’opera fatta totalmente a beneficio di un popolo e di un territorio e fatta “bene” (come le varie descrizioni ci illustrano) anche da certe persone che non passano per filantropi,anzi… I protagonisti be’ finalmente non fanno parte del solito mondo di benestanti -ricchi o professionisti di arti liberali alle prese con problemi di autoaffermazione ma non certo economici. pieni di cotradizioni, ma chi non ne ha? tuto sommato mi piace,leggerò anche altro di pennacchi ciao

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  23. Ho letto un bellissimo e realistico romanzo, che mi ha, al contempo, commosso e fatto ridere di gusto.

    Veramente bravo, Antonio Pennacchi.

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  24. Rivelare l’identità del narratore lo trovo sacrilego, è come uccidere la narrazione. Meno male che mi mancano solo 5 pagine!

    Tutte quelle parti, considerate una zavorra da alcuni, sono secondo me la ragione stessa dell’opera. La trama semmai è un preteso per racconare proprio quelle storie, di maremmane, malaria, etc. etc.

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  25. Grandissimo racconto, emozionante e coinvolgente. Chi racconta è il figlio di Armida e Paride ,divenuto prete. Si capisce anche che i Peruzzi non potevano essere che fascisti (e l’autore lo ribadisce spesso) data la loro condizione. E chi racconta dice anche che i partigiani al nord fuggivano in montagna per sfuggire alla coscrizione di Graziani….Vabbè che “ognuno ha la sua rasòn”, ma liquidare così la resistenza….. Chi gliela faceva fare, non era più comodo intrupparsi, avere pasti sicuri, dormire nelle caserme invece che nelle stalle o all’addiaccio… Ma sappiamo che Pennacchi entrò nel MSI. Ne fu cacciato. Entrò nel PCI. Ne fu cacciato. In fondo però………forse il MSI gli stava meglio. Ognuno ha la sua rasòn

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  26. Trovo la critica al didascalismo fuori luogo, soprattutto perchè lo si trova nel libro davvero in quantità minima rispetto all’azione vera e propria. E poi, quale grande libro non ne contiene? Tolstoj non utilizza pagine e pagine per descrivere il luogo di una battaglia? Che dire di Manzoni, che per rendere veramente storico il suo libro (come è il caso di Canale Mussolini) riporta fatti su fatti che fanno da contorno alla storia d’amore? Per arrivare a Melville nel quale un buon 70% è dedicato alla tecnica della navigazione e della caccia alla balena e solamente la restante parte al romanzo vero e proprio.
    E chiudo dicendole che, proprio per questo didascalismo, una mia amica russa l’ha definito il miglior libro che abbia mai letto. Se l’intenzione dell’autore fosse stata di rivolgersi solo a chi già conosce gran parte dell’ambiente socio-culturale in cui è calata la storia, penso l’avrebbe scritto interamente in dialetto.

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    • Appena vedo Pennacchi gli dico che è stato paragonato a Tolstoj e a Melville
      Apprezzerà certamente
      Grazie per il commento!!

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